LA LAUREA IN SCIENZE AMBIENTALI

di Elio Sindoni

( professore ordinario di fisica generale all’Università di Milano e
direttore dell’International School of Plasma Physics)

FONTE: "TECNOLOGY REVIEW" - NUMERO 105/106 di LUGLIO/AGOSTO 1997

 

Ecologisti, ambientalisti, verdi... tutti medici che ormai da vari decenni si avvicendano al capezzale del grande ammalato di quest’ultimo scorcio di millennio: l’ambiente.

Il loro lavoro è indubbiamente servito, specialmente per quanto riguarda la salvaguardia di alcune specie animali e di alcuni habitat, ma non è stato sufficiente a guarire il malato, le cui condizioni diventano sempre più precarie, tali da far prevedere, per i primi decenni del prossimo secolo, in molte parti del globo, gravissime conseguenze per le condizioni di abitabilità, a causa di importanti variazioni climatiche.

I problemi connessi al global change, legati soprattutto all’accumulo, per cause antropiche, di biossido di carbonio e clorofluorocarburi negli strati più alti dell’atmosfera, vanno al più presto affrontati ma non soltanto con "buone intenzioni" e dichiarazioni di principio, come mi sembra sia stato sino ad ora, ma realizzando reti di monitoraggio il più possibile diffuse, al fine di poter finalmente essere certi sulla gravità del problema e poter decidere sugli interventi necessari.

Una nuova figura di "medico" è però comparsa da alcuni anni: quella dello scienziato che si occupa di ambiente.

La complessità dei problemi da affrontare per la salvaguardia dell’ambiente richiede competenze in vari campi, dalla geologia alla fisica, alla biologia all’ecologia, alla chimica, all’informatica, alla matematica.

Esperti in queste discipline già si occupano di ambiente, ma la loro visione resta limitata in un ambito specifico e non permette di affrontare i problemi tenendo conto di tutti i fattori e della loro reciproca influenza.

E’ per questi motivi che inizialmente a Venezia e Ravenna e dal 1991 all’Università degli Studi di Milano, è partito il corso di laurea in Scienze Ambientali, attualmente presente in alcune altre università come l’Aquila, Bari (Taranto), Caserta, Genova, Isernia, Napoli, Parma, Pisa, Sassari, Urbino, Venezia, Viterbo.

Il corso, della durata di cinque anni, intende preparare esperti con competenze scientifiche e professionali che, mediante l’apprendimento in forma organica ed integrata delle varie discipline, sappiano pervenire ad una visione sistemica dell’ambiente, considerato come un insieme interattivo caratterizzato da componenti naturali, sociali e tecnologiche e dai rapporti che tra queste di instaurano.

Capacità critica e di analisi e un’ampia cultura di base caratterizzano il laureato in Scienze Ambientali e gli consentono di interagire con competenza con esperti delle diverse aree disciplinari.

La formazione culturale proposta intende dare al laureato in Scienze Ambientali le capacità di coordinare indagini conoscitive e studi di fattibilità, di valutare criticamente, con gli strumenti modellistici e di simulazione, gli interventi progettati o in atto e i risultati di specifiche osservazioni, di valutare la coerenza tra azioni proposte e la legislazione vigente, di produrre parametri specialistici di sintesi a supporto delle scelte degli enti preposti.

Altre potenzialità di questi laureati riguardano l’elaborazione di sintesi non tecniche, destinate alla corretta informazione del pubblico, la gestione della politica ambientale di enti pubblici o aziende private, lo svolgimento di attività di ricerca e di docenza a livello di scuola media inferiore e superiore, l’organizzazione di corsi per la formazione permanente di operatori pubblici (USL, Province, Regioni, Comuni) e privati, l’esercizio di libere attività professionali.

Prospettive di impiego per i laureati in Scienze ambientali sono presenti sia nel settore pubblico che in quello privato.

Nel settore pubblico i Ministeri dell’Ambiente, della Sanità, della Protezione civile, dei LL. PP., dell’Università e Ricerca scientifica e tecnologica e gli enti da essi dipendenti, quali l’ANPA (agenzia nazionale per la protezione ambientale), l’Istituto superiore di Sanità e le Stazioni Sperimentali, richiedono laureati con competenze professionali in materia ambientale che possono essere pienamente soddisfatte da un laureato di questo corso.

Le competenze di questi laureati possono essere di supporto alle Amministrazioni delle Regioni, Province, comuni, Comunità Montane e di altri enti pubblici i cui settori finalizzati all’ambiente pongono quesiti e problemi risolvibili solo con una visione complessiva delle diverse e molteplici componenti ambientali.

Ampi spazi possono anche rendersi disponibili nel settore della ricerca scientifica presso le università, il CNR, l’ENEA, l’ENEL, il Centro Comune di Ricerche di Ispra.

Sono prevedibili inserimenti presso le imprese che dovranno certificare, sotto il profilo ambientale, i propri prodotti e processi.

Nel settore privato, inoltre, le sempre più numerose società e cooperative costituite per la raccolta e l’elaborazione di dati ambientali, per la predisposizione di piani di risanamento, per la valutazione previsionale degli interventi, dovranno prevedere il contributo dei laureati in Scienze Ambientali. [...]

Il corso di laurea, della durata di cinque anni, prevede un triennio a carattere formativo di base e un biennio di indirizzo, con un numero totale di trenta esami.

Nel triennio vengono impartite discipline a carattere propedeutico che, nei primi due anni, comprendono istituzioni matematiche, fisica generale, chimica generale ed inorganica, chimica organica, biologia, litologia e geologia, informatica.

Lo scopo di tali corsi è quello di fornire agli studenti gli strumenti necessari per affrontare, sempre nel triennio, corsi più specificatamente connessi ai problemi ambientali, quali per esempio ecologia, fondamenti di analisi di sistemi ecologici, ecologia applicata, chimica analitica, economia dell’ambiente, diritto dell’ambiente, chimica fisica, microbiologia, fisiologia, genetica, biochimica, fisica terrestre.

Molti di questi corsi prevedono anche la frequentazione di laboratori. [...]

Il biennio di indirizzo prevede insegnamenti (climatologia e meteorologia, idrogeologia, modelli matematici) con contenuti applicativi e professionalizzanti, riguardanti in particolare la valutazione di impatto ambientale. [...]

Il corso di laurea si conclude con un lavoro di tesi, che deve essere a carattere sperimentale, della durata di almeno un anno. [...]

Ciò che caratterizza questa "impresa" è il suo aspetto multidisciplinare.

Essa porterà a risultati interessanti e importanti per la "cura" dell’ambiente se si riuscirà a realizzare una profonda integrazione tra le varie componenti disciplinari impegnate nelle ricerche.

Dobbiamo infatti renderci conto del fatto che lo sviluppo delle varie attività antropiche e della tecnologia ha prodotto dei problemi che, per essere affrontati, richiedono di superare la rigida divisione tra discipline "tradizionali" quali la biologia, la chimica, la fisica, eccetera e anche quella di carattere culturale.

E’ una sfida e il futuro ci dirà se il percorso è stato corretto e in quanto tempo riusciremo ad effettuarlo.