INDICAZIONI PER PREPARARE
I tempi della tesi
La
tesi di laurea di base vale
10 crediti, equivalenti a 250 ore di lavoro. E’ bene contattare il futuro
relatore non oltre il primo semestre del terzo anno: in accordo con lui si
decidono argomento, metodo ed obiettivi del lavoro, fissando scadenze e tappe
nel modo che si ritiene più appropriato.
La
tesi di laurea magistrale si
trova in relativa continuità con gli studi triennali e con la tesi triennale,
della quale deve rappresentare il più maturo sviluppo, sia sul piano critico
sia sul piano dei contenuti prescelti, allo scopo di produrre una dissertazione
elaborata in modo originale sul tema assegnato. La tesi vale 30 crediti
corrispondenti a 750 ore di lavoro. Questo significa che almeno una consistente
parte del lavoro del secondo anno deve essere dedicato alla tesi. Entro il
primo anno del biennio, è opportuno prendere contatti con il futuro relatore e
decidere in accordo con lui argomento, metodo ed obiettivi del lavoro, fissando
scadenze e tappe nel modo che si ritiene più appropriato.
Come prepararsi
Per preparare una tesi, è bene anzitutto avere una certa quantità di conoscenze di base sull’argomento, quale si ottiene da uno o più esami con programmi vertenti su di esso. Poi bisogna focalizzare l'attenzione su un argomento ben delimitato. Mentre si leggono i testi prescelti, conviene annotarsi con precisione e dovizia di particolari i punti di interesse, segnando il riferimento esatto (volume o articolo e pagina), perchè questo risparmierà molto lavoro al momento della stesura della tesi. Per far questo un tempo si usavano delle schede, ora il computer, per poter in seguito riordinare i passi a piacere e trovarli con la ricerca automatica.
Normalmente, una volta fatte letture a sufficienza e quando si comincia ad avere un'idea su quel che si scriverà, è consigliabile farsi anzitutto uno schema di massima, una specie di bozza dell'indice, che si sottoporrà al Relatore (ma che in seguito potrà esser modificata anche in maniera radicale). Non conviene aspettare troppo a far ciò, in quanto poi quando si comincia a stendere i singoli capitoli, e anche quando il Relatore interviene con obiezioni o suggerimenti, emerge ben presto la necessità di nuove letture e approfondimenti per chiarire i punti oscuri.
Quale deve essere il contenuto di una tesi?
Può variare tra due estremi:
I tesi compilativa: esposizione, sintesi e confronto tra quanto esposto sull’argomento in un certo numero di testi
II tesi di ricerca: ha del contenuto originale, in quanto enuclea un problema e su quel problema, passate in rassegna alcune soluzioni date da altri e criticatele, espone una soluzione propria e la sostiene con argomentazioni.
Naturalmente il secondo tipo di lavoro è il punto d’arrivo a cui deve mirare una formazione scientifica completa, ma lo studente della laurea di base è ancora troppo agli inizi per poterlo fare, dunque è consigliabile che faccia un lavoro più simile alla tesi compilativa. Proseguendo negli studi si avvicinerà al secondo tipo. In genere quel che succede è che si fa un mix: ad esempio, tanto per dire, per esser prudenti,
Laurea di base: 9/10 di contenuto compilativo e 1/10 di contenuto originale (un minimo di originalità ci deve pur essere!)
Laurea magistrale: 6-7/10 di contenuto compilativi e 3-4/10 di contenuto originale
Dottorato: 3-4/10 di contenuto compilativo e 6-7/10 di contenuto originale
Ovviamente, dipende molto dall’argomento. Per certi argomenti anche la tesi di dottorato può essere largamente compilativi. Ecc.
In linea di principio, in una tesi ci sarà un mix in diverse proporzioni dei seguenti:
focalizzazione di uno o più problemi; esposizione, sintesi, confronto di quanto esposto in alcuni testi sul problema(i) in questione; possibili nuovi problemi emergenti dal confronto; osservazioni critiche del candidato sulle posizioni degli autori esaminati; qualche indicazione su come si potrebbe sviluppare la ricerca; una o più idee del candidato in merito alla soluzione, o proposte come ipotesi di lavoro (tesi più di tipo compilativo) oppure anche analizzate e sostenute con argomenti (tesi più di ricerca, in cui questa parte diventa preponderante)
Il Ministero
dell’Università ha
introdotto l’obbligo di precisare
per ogni laureando la tipologia di tesi elaborata. Solo una
tipologia può essere indicata, fra le seguenti:
1)
Compilativa/descrittiva
2)
di ricerca/sperimentale
3)
con soggiorno all’estero
La classificazione è
convenzionale e a fini statistici: probabilmente la
tesi si può già definire di ricerca se contiene un 2-3/10 di contenuto
originale.
Ricerca bibliografica
La ricerca bibliografica si fa partendo dai cataloghi ondine (OPAC): l'OPAC dell’ateneo di Urbino è http://opac.bib.uniurb.it/SebinaOpac/Opac. Quello di tutte le biblioteche italiane è
http://opac.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/base.jsp
quello di tutte le biblioteche del mondo è: http://www.ubka.uni-karlsruhe.de/hylib/en/kvk.html
I libri non presenti a Urbino possono esser chiesti in prestito interbibliotecario tramite la biblioteca di cui normalmente ci si serve
Redazione e consegna della tesi
Una parte della valutazione di una tesi concerne la correttezza e la precisione dello stile redazionale (note, citazioni, bibliografia, parole straniere, capitoli e paragrafi, segni di punteggiatura, ecc., ecc.) Si può scegliere tra diversi possibili stili redazionali, l'importante è seguire una regola di stile uniforme. Un buon consiglio è seguire le indicazioni redazionali per gli autori sul sito di Isonomia (http://www.uniurb.it/Filosofia/isonomia/informazioni.htm), oppure prendere un libro di una casa editrice seria, meglio se nello stesso settore disciplinare, e seguirne i parametri in ogni aspetto. Per la tesi specialistica o magistrale sono disponibili Norme redazionali basate essenzialmente su quelle di Isonomia.
Non sono richieste particolari modalità di stampa e rilegatura: lo studente può quindi organizzarle come meglio crede. Non conviene (anche da un punto di vista economico!) tenere il corpo dei caratteri, l’interlinea e i margini del foglio troppo grandi: corpo 12 e interlinea 2 bastano!
I laureandi devono provvedere a stampare complessivamente n. 4 copie della tesi: di queste due devono essere firmate dal docente Relatore. Le copie della tesi vanno consegnate alla Segreteria di Lettere, di norma un mese prima della discussione.
Lunghezza
Non ci sono norme
universali vincolanti. Indicativamente,
Laurea di base: grosso
modo da
Laurea specialistica o magistrale: da circa 60.000 caratteri (spazi inclusi) in su, per tesi molto analitiche, o con formalismi, ecc., e da circa 120.000 caratteri (spazi inclusi) in su, per tesi di soggetto storico. Non è comunque auspicabile superare le 180.000 /200.000 battute (spazi inclusi), anche se sono ammissibili eccezioni motivate.
In generale, a parità di contenuto sostanziale, più breve è meglio è.
Requisiti di scientificità del lavoro e
criteri di valutazione
(a)
requisiti formali
- utilizzo di criteri redazionali uniformi e
riconosciuti;
- elaborazione d’un indice generale (se
indispensabile, anche d’un indice dei nomi), e redazione d’una bibliografia
delle opere impiegate, redatta secondo criteri uniformi e riconosciuti;
- assenza di refusi;
- proprietà lessicale e correttezza grammaticale e
sintattica;
(b) requisiti sostanziali:
- conoscenza diretta e uso proprio dei principali
testi citati (preferibilmente in lingua originale ed in ogni caso
in edizioni e traduzioni appropriate);
- conoscenza diretta e uso proprio della letteratura
secondaria fondamentale.
- chiarezza e correttezza di esposizione e di analisi
- originalità delle tesi proposte
- congruenza e cogenza delle argomentazioni
Relatore e correlatore
Il
relatore approva il progetto di lavoro, e ne segue lo svolgimento suggerendo e
consigliando nel metodo e nel merito ciò che può contribuire alla migliore
esecuzione possibile, con particolare riferimento ai requisiti minimi di
scientificità.
Il correlatore, nominato dal presidente del consiglio
del corso di studio in base alle competenze richieste dall’elaborato, fornisce
una lettura critica della tesi, valutandone l’originalità e i risultati
rispetto allo stato degli studi. Se possibile, è bene far leggere una bozza
abbastanza avanzata della tesi anche al correlatore, che così potrà dare utili
consigli per migliorarla. I suoi consigli sono particolarmente utili, dato che
poi il suo parere sarà di grande peso per la valutazione finale.
Discussione e valutazione della tesi
In sede di discussione il presidente della commissione
di laurea dirige i lavori, e dà e toglie la parola. I membri della commissione
e il candidato, prendendo la parola, si rivolgono a lui. Il presidente invita a parlare nell’ordine: il
relatore, il candidato, il correlatore, eventuali altri membri della
commissione.
In sede di discussione il relatore informa la
commissione circa la genesi e la natura del lavoro. E tratteggia il profilo del
candidato, soffermandosi sulle principali competenze di esso. Il correlatore
espone le proprie considerazioni critiche (se necessario con richiami
testuali), e se lo reputa opportuno propone uno o più quesiti al candidato. Il
candidato, su richiesta del presidente, riferisce circa scopi, metodi e risultati
del lavoro.
Su richiesta del presidente, il correlatore propone il
voto. Il voto massimo è 110/110. La menzione di lode viene aggiunta qualora, in
modo unanime, la commissione riconosca alla tesi, oltre al pieno possesso dei
vari requisiti di scientificità, caratteristiche di originalità tali da
costituire un nuovo, anche se limitato, apporto alla disciplina, rispetto allo
stato degli studi. In ogni caso, non si può attribuire la menzione di lode, se
la tesi non soddisfa tutti i requisiti minimi di scientificità.
I punti che si possono assegnare all’elaborato vanno
da zero a sei. Non si possono assegnare sei punti, qualora la tesi non presenti
una certa originalità, e ad un tempo non soddisfi tutti i requisiti minimi di
scientificità. Quando la tesi non risponda nemmeno in minima parte ai requisiti
di scientificità, la commissione deve valutare se il candidato non meriti di
essere respinto. In ogni caso, il numero dei punti attribuiti alla tesi è del
tutto indipendente dalla media riportata dal candidato negli esami di profitto,
e dal voto finale che ne risulta. Il voto finale di laurea è dato dalla somma
della media dei voti d’esame con il punteggio attribuito per la tesi.
COME SCRIVERE
Se la tesi non è puramente compilativa, ma implica una riflessione autonoma e originale del candidato, conterrà idee sue proprie. Il processo con cui emergono e si sviluppano può esser schematizzato come segue:
I Mi viene
un'idea interessante, un'intuizione: me la appunto: occupa dalle 2 alle 6-7
righe.
II Prima di trascriverla
nella tesi, la valuto attentamente, cerco di capire se è a prova
di obiezioni: metà delle intuizioni che si hanno vengono scartate a questo
stadio, perché ci si accorge che sono confuse, errate, ecc.
III Visto che resiste alle obiezioni, mi sforzo di spiegarla in modo
del tutto esplicito e chiaro, in modo che a un ipotetico lettore, magari poco
addentro all'argomento, non rimangano dubbi. A questo punto l’idea occupa dalle
6-7 alle 25-30 righe. Anche qui, di solito una metà delle intuizioni rimaste
dopo lo stadio II viene scartata, perché il rendere l’idea esplicita ci fa
comprendere errori che a prima vista non ci erano venuti in mente.
IV Se mi pare ancora valida, espongo anche le possibili obiezioni e le
risposte a tali obiezioni. A questo punto l’idea può occupare anche più di una
pagina.
Il difetto più comune e naturale delle tesi triennali, cioè della prima volta in cui si scrive un testo argomentativo, specie da parte delle persone intelligenti e appassionate, è di scrivere di slancio, fermandosi allo stadio I o II, per poi procedere oltre. Ma questo è un errore grave: a questo stadio anche la miglior intuizione non vale quasi nulla, inoltre i ¾ di queste intuizioni risulterebbero esser da scartare. Bisogna procedere agli stadi successivi, scartare i ¾ delle idee che non potano a nulla, e sviluppare bene il ¼ che invece vale molto.
Evitare i periodi lunghi e
involuti: una frase non dovrebbe durare mai più di due o tre righe. In ogni
ragionamento preferibilmente
esporre prima le premesse, intervallate da punti e virgola o
punti, e da ultima la conclusione. Evitare di interrompere il filo del
ragionamento con troppi incisi tra parentesi o tra virgolette (al
massimo una, e breve; il resto lo si espone in seguito, dopo il punto). Le virgole,
i punti e virgola, i due punti e i punti hanno ciascuno un ruolo
specifico, e vanno tutti usati, a seconda della necessità, per far emergere la
struttura logica del discorso. A questo fine sono esenziali anche i capoversi:
essi isolano i principali blocchi logici di un discorso, di solito ci sono
almeno due o tre capoversi per una pagina. Dopo aver scritto, rileggere
attentamente per rendere i ragionamenti meno contorti, posizionare le frasi in
un ordine logico più naturale, eliminare le ripetizioni, i pleonasmi, ecc. Dopo
di ciò rileggere ancora una volta, e migliorare ancora il testo.
Suggerimenti a cura
di Claudio Giusti
(quelli in blu sono più utili per la scrittura giornalistica che per quella filosofica)
I
"La libertà d'opinione ha come presupposto quello
di averne una" (H. Heine, 1797-1856)
Non siete obbligati a occuparvi di ....
Consideratevi perciò esentati dal dovere di scriverne. Se però, nonostante
tutto, vi ostinate a farlo, dovete rispettare alcune regole:
Competenza. Non scrivete di cose che conoscete per sentito dire (c’è già tanta gente che lo fa), ma, se lo dovete proprio fare, tenetevi sulle generali e ricordate che una domanda può essere più utile di una affermazione.
Cautela. Occuparsi di … non è come parlare di calcio al bar e può incidere sulla vita di altre persone. Niente affermazioni perentorie, a meno che non abbiate solide basi per farlo.
Tempismo. Quello che va bene oggi può essere dannoso fra una
settimana.
Aggiornamento. E’ triste leggere notizie vecchie e superate.
In ogni caso tenete sempre la testa fredda e il cuore caldo.
II
“But let your communication be, Yea, yea; Nay, nay: for whatsoever is more than these cometh of evil.” Matthew: 5, 37, KJV
“E il vostro dire sia, si, si e no, no, perché tutto quello che è in più viene dal demonio” Matteo 5, 37.
Scrivere è bello: chiarisce le idee, fa ragionare, fa scoprire le contraddizioni e consente la diffusione del pensiero.
Leggete molto, pensate molto, scrivete molto. Girate sempre con carta e penna. Le idee arrivano nei momenti e nei posti più impensati.
A chi state scrivendo? Se scrivete per il cassetto non ci sono problemi, ma se lo fate per essere letti dovete decidere chi sono i vostri lettori. Gli abolizionisti, i pensionati al minimo, i marinai della Flotta del Baltico e i ragazzini di Terza Media hanno conoscenze e linguaggi diversi e non hanno letto Teague vs Lane.
La sindrome del foglio bianco colpisce tutti. Per superarla alcuni scrivono direttamente sul computer, altri usano il retro di vecchi volantini e un mozzicone di matita, altri ancora scrivono con la stilografica su carta di qualità.
Io consiglio di iniziare con una scaletta degli argomenti che intendete trattare. Scaletta che amplierete e modificherete intanto che la stesura procede. Le idee vengono scrivendo.
W5 + H1: Chi, cosa, come, dove, quando e perché. Who, what, how, where,
when, why. La prima frase di un comunicato
stampa deve rispondere a tutte queste domande.
Ragionate per blocchi di pensiero. Scrivete i vostri paragrafi su fogli di carta separati in modo da poterne cambiare la successione.
Non è indispensabile scrivere iniziando dal principio. A volte è meglio partire dalla frase di chiusura.
Solo se scrivete con entusiasmo sarete letti con attenzione.
L’attacco deve essere forte; deve spingere il lettore a continuare. Prendete ad esempio gli incipit di Peter Pan e The Hobbit.
La chiusura deve essere forte come l’attacco.
Frasi brevi. Attenzione agli incisi troppo lunghi.
Non dilungatevi. Nella revisione tagliate fino a raggiungere all’essenziale.
Evitate i luoghi comuni e le frasi fatte.
Togliete parole, aggettivi e paragrafi superflui.
Brevità, brevità, brevità. Meno scrivete, meno errori farete.
Più che cattivi dovete essere perfidi. La bontà lasciatela a
chi ha la coda di paglia.
L’ira è una cattiva consigliera, oltre che un pessimo
editor.
La vendetta è un piatto che si mangia freddo.
Niente retorica, please. Il vostro stile deve essere asciutto e sintetico.
Chiamate le cose con il loro nome, ma non dite che Tizio è un cretino anche se è vero.
Attenzione alle battute di spirito: potreste essere gli unici a riderne.
Non a tutti piace la cucina cinese! Se avete già in mente
chi vi pubblicherà dovete adattare il vostro stile ai gusti del suo pubblico.
Un buon testo è quello che “fila” senza intoppi quando è letto ad alta voce.
L’unica cosa bella del computer è che permette il riciclaggio delle cose vecchie, ma state attenti perché il controllore automatico di Word ama colpire alle spalle.
C’è un solo modo per imparare a scrivere: scrivere. Più spesso scrivete più facile sarà farlo.
III
“and ye
shall know the truth, and the truth shall make you free” John, 8, 32, KJV
“e tu conoscerai la verità, e la verità ti renderà libero” Giovanni, 8, 32
Non potete inventare i fatti e nemmeno potete deformarli a
vostro piacere, ma siete autorizzati a “colorirli” un poco.
Non potete gonfiare le cifre come fanno tutti. Al
massimo potete parlare di un migliaio invece che di 980.
Citate sempre le vostre fonti (sono autorevoli?). Mettete note e links.
Attenti alle leggende metropolitane, alle notizie false e
alle cifre volutamente esagerate.
Controllate nei siti di AI, HRW, BBC, CNN.
Conoscete la storia della gamba di legno di Gambadilegno? Le vostre fonti potrebbero ripetere pedissequamente le sciocchezze scritte da altri.
Non fidatevi delle traduzioni e leggete gli originali.
Non copiate! Potete citare (o parafrasare) mettendo fra virgolette e segnalando l’autore.
Sbagliare è facilissimo e ancor più facile è dimenticare qualcosa d’importante (io lo faccio sempre).
Dopo aver letto e riletto il vostro testo lo conoscete a memoria e a un certo punto è impossibile trovarne i difetti. Lasciate raffreddare per 48 ore.
Sottoponete la vostra creatura a una lettura competente (fatela leggere a chi conosce la materia) e a una lettura mirata (fatta da un rappresentante del pubblico cui vi rivolgete).
“Accuracy is a duty, not a virtue” “l’accuratezza è un dovere, non una virtù” (A. E. Housman, cit. in E. H. Carr “What is History?”)
Letture consigliate
- Per chi legge l’inglese, i vari manuali dedicati allo analytic writing (anche online)
- http://www.mestierediscrivere.com/index.htm
- Umberto Eco, “Come si fa una tesi di laurea”, Bompiani
- Maria Teresa Serafini, “Come si scrive”, Bompiani
- Stephen
King, “On Writing”, Sperling
- Kate Turabian, “A Manual for Writers”,
(Claudio Giusti ha partecipato al primo congresso della
sezione italiana di Amnesty International ed è stato uno dei fondatori della
World Coalition Against The Death Penalty).