IDEOLOGIA E VERITÀ, VERITÀ E POLITICA

SEMINARIO

 

1. A differenza di ciò che accade per il rapporto tra ideologia e politica, non vi è alcuna ovvietà nella relazione tra ideologia e verità, e tra verità e politica. Formulata non a caso all’inizio del Novecento (Weber, Croce), la relazione tra ideologia e politica, se vista da una parte, dava libero campo alle pratiche e alle relazioni di potere, sganciandole dalla tutela di qualsiasi tipo di “ordine”, ma vista dall’altro lato serviva con efficienza a tenere la politica separata dalla verità. Chi, come Sorel, ha rovesciato l’ordine dei fattori di questa complessa operazione, conservandone però il punto di vista, ha reso il rovesciamento dei rapporti di dominio un fatto inspiegabile, estraneo cioè all’alternativa di vero e falso. D’altra parte, ogni volta che nella struttura sociale-politica post-liberale (cioè successiva alla crisi dei regimi costituzionali liberali dopo la prima guerra mondiale) si è posta la questione di “verità e politica”, il rischio è stato quello dell’ancoraggio del progetto di trasformazione a strutture mitiche e regressive, di cui lo stalinismo e lo hitlerismo sono due forme preminenti. Tra queste due polarità (la difesa a oltranza e il superamento del liberalismo), si dispone una serie di variabili piú o meno significative, ma tutte potenzialmente riconducibili a una di queste due posizioni opposte.

La vera rottura con questa alternativa consiste nella messa in questione (nel senso di una ridiscussione) precisamente della nozione di “verità”, ciò che può condurre a una diversa presa di possesso anche dell’altra nozione, quella di “politica”. Da questo punto di vista è vero che la teoria dell’ideologia svolge un ruolo decisivo (occorre dunque partire da Marx), ma ciò non vuole dire limitare cronologicamente lo sguardo. Se è vero, come è stato scritto, che in Spinoza troviamo una vera e propria “teoria dell’ideologia” (E. Giancotti), è vero piú in generale che i problemi che un Croce o un Weber si trovano ad affrontare nel Novecento – sopratutto il rapporto “massa e potere” e quello “potere e istituzioni” – trovano la propria delineazione pratica e teorica alle soglie di ciò che si è autodefinito il mondo moderno: tra l’Italia di Machiavelli, l’Inghilterra di Hobbes e l’Olanda di Spinoza. In tutti questi casi, in forme e con esiti differenti, si pone con urgenza lo stesso problema, delimitato a monte dall’indebolimento o addirittura dalla scomparsa degli “ordini” e quindi dell’Ordine, cioè della struttura dell’ideologia feudale (univocità in verbis e disomogeneità in rebus), a valle dal fatto che le nuove forme di subordinazione e neutralizzazione hanno un carattere fluttuante, che trova espressione in metafisiche, che alla completa unificazione del campo della realtà accoppiano una strutturale plurivocità del linguaggio, che di volta in volta andrà o arbitrariamente ridotta dentro lo spazio di un ordinamento radicalmente “politico”, o messa a profitto nella ricerca aperta di sempre nuovi “ordini”.

Se dunque, contrastata con quella di ideologia, la nozione di verità rinvia a un’idea di corrispondenza parola/cosa e all’universalità ordinatrice dell’idea (secondo l’opposizione relativo/assoluto), se contrastata con la politica indica invece la corrispondenza o non corrispondenza dell’ordinamento reale a un Ordine metafisico comunque definito. D’altra parte, una volta poste le due coppie in questo modo la ricerca è solo al suo inizio, dato che l’ideologia può essere anche intesa come non l’opposto della verità, ma suo momento interno e dinamizzante; e la verità cosí ridefinita essere vista come non precedente la politica, ma ad essa interna, nel senso che da una parte nello spazio della politica si definiscono e si progettano le strategie della verità (vi è dunque una politica della verità), dall’altra che la politica è uno scontro il cui presupposto e la cui posta in gioco è la verità, intesa come articolazione espansiva o al contrario repressiva, ma sempre contingente, dei rapporti delle forze (vi è dunque una verità della politica).

Al di qua dei termini, occorre dunque esplorare le dinamiche reali che a quei termini hanno infine condotto. La dicotomia “Riforma e Rinascimento”, nella sua tensione irrisolta ma anche nella sua complementarità, può essere (ed è stata infatti) da questo punto di vista utile per intendere le vicende complesse, bivalenti del processo moderno, come costretto tra l’espansione continua delle istanze teorico-pratiche di universalità ed emancipazione, e la crescita di una strumentazione repressiva che via via di quelle istanze ha saputo sempre piú farsi interprete ed espressione, fino alle forme politico-sociali attuali di governo dei bisogni attraverso il sondaggio generalizzato.

La modernità, proprio nella sua struttura dicotomica, ha dunque funzionato per alcuni secoli come fucina di tutta una serie di sguardi rivolti a esplorare ed eventualmente a denunciare l’intreccio tra le pretese di universalità delle teorie e delle forme della cultura, e la loro funzione di volta in volta politicamente contingente e decisiva, dando luogo a considerazioni che hanno fortemente relativizzato l’assolutezza della nozione di verità, ancorandola a precise forme storico-culturali o addirittura a precise forme “ideologiche”, cioè politiche; ma per altro verso gettando in modo diverso le basi per un ripensamento globale, non solo per via di togliere, di questa nozione fino a giungere in alcuni casi a collocare la questione della verità precisamente al centro della politica come antidoto a qualsiasi sua deriva mitica e regressiva.

Se l’arco dei problemi storici e politici è dunque quello che va dalla genesi del capitalismo e della moderna statualità nazionale, fino alla crisi dello Stato nazione e alla relativizzazione dell’alternativa tra sviluppo e stagnazione, la mappa delle teorie con cui confrontarci comprende le varie e anche opposte modalità con le quali questa dinamica è stata colta, analizzata, criticata, rimodellata, ecc., tenendo sempre bene in vista la duplice possibile relazione tra ideologia e verità, e tra verità e politica.

 

Fabio Frosini