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Il meraviglioso mondo di Gondry La
musica ha la particolarità di bastare già a se stessa. Il momento
dell'ascolto è un'esperienza passionale in cui i ritmi,
le melodie, i testi
completano l'essere sollevandolo da terra, inglobandolo nel mondo delle
sensazioni, strappandolo fuori dai ritmi martellanti e ripetitivi di una
straziante quotidianetà. L'aggiunta di un videoclip ad un contenuto che è già di per se completo, non svilisce la percezione della musica, anzi ne rinvigorisce i significati, evidenziando evocazioni, immagini, ritmi. Si produce così una sinfonia visiva in cui tutto il corpo sperimenta l'emozione della visione e dell'ascolto. Momento a dir poco totalizzante. Questa avvincente funzione del videoclip deve però fare i conti con le restrizioni di natura commerciale che caratterizzano il mezzo sin dalla sua nascita. Infatti la sua diffusione è legata notoriamente alla promozione del tal cantante o gruppo che hanno a disposizione un ulteriore canale espressivo per valorizzare la loro arte. Il più delle volte quindi il video pone sotto i riflettori il corpo della cantante, del gruppo in esibizione, costruendo frame montati secondo i ritmi musicali ma che non aggiungono nulla nella loro individualità all'effetto shock che lo spettatore sarebbe felice di provare; una miscela di genialità, innovazione è spregiudicatezza; questo porterebbe il mezzo a configurarsi come realtà indipendente dalla musica anche se da essa è inevitabilmente ispirata, costruendo così un'opera che si profila ricca di trovate fuori dalla norma. Michel Gondry è tutto questo fuorchè un artista comune che lavora sulla scia del già visto. La sua poetica prende forma dal mondo onirico, dalla realtà immaginifica nelle sue pieghe più eccentriche, dalla fiaba e dal surrealismo più meditato. Il regista richiama all'attenzione l'utilizzo dei sensi; si sente investito del compito di impiegarli secondo un uso insolito volto ad evidenziare l'attività creatrice dell'uomo. I suoi lavori mescolano giocosità, follie e deliri; e gli oggetti perdono la loro anima e il loro uso per diventare qualcos'altro; lo scopo e la funzione di quest'ultimi viene tradita per costruire scale che non devono essere più salite ma solo replicate ( Come into my world di Kylie Minogue), batterie e bassi che si moltiplicano dando vita ad una danza musicale ( The Hardest Button to Button dei White Stripes). A detta di Alberto Soragni" i sensi deviati/cuciti/uccisi/rimediati sono un simbolo della rappresentazione per Gondry. Il modo d'uso degli oggetti che fanno a gara per essere ricordati in un altro modo". Il regista gioca, non solo con gli oggetti, ma anche con le tecniche filmiche sperimentando montaggi inaspettati tali da coinvolgere lo spettatore a sperimentare il proprio coinvolgimento sinistetico, piuttosto che a ricomporre i singoli frammenti audiovisivi secondo una forma chiusa, dettata da una forte razionalità narrativa. Ed è il ritmo che catalizza le immagini, le rende fruibili secondo una cadenza determinata dalla musica. Infatti i punti di sincresi tra immagine e musica predispongono l'animo dello spettatore ad una percezione "sollevata" in cui non esistono deviazioni dalla regola ritmica. Questo però non vuol dire che la visione del video sia distratta e incurante; ciò accade per quei video in cui non si da adito ad un'idea originale, in cui non si lavora con le immagini ma solo con il corpo del musicista. Gondry invece ha sempre l'idea giusta per sconvolgere lo spettatore. La sua mente bizzarra lo porta a costruire paesaggi ripresi dal treno in cui ponti, edifici anonimi e tralicci della luce si scandiscono nel tempo sulla stessa base ritmica della musica creando inevitabilmente ripetitività di visione che si lega alla stessa ripetitività musicale (Star Guitar dei Chemical Brothers); oppure gruppi di ballerini mascherati che danzano su un palcoscenico circolare, ciascuno seguendo un singolo strumento (gli atleti seguono le linee del basso, gli scheletri la chitarra, le disco girl il sintetizzatore, i robot la voce e le mummie la drum machine ), una sorta di “messa in movimento” orchestrale tanto elementare quanto efficace. I pregi dei suoi lavori sono molti e mai scontati; la sua poetica è riconoscibilissima e mai ripetitiva perchè sfrutta il potere sconfinato dell'immaginazione alla quale non si può mai dire di ottenere sempre la solita storia. La vena creativa del regista non si ferma ai videoclip; di sua firma sono numerosi spot pubblicitari e due importanti lungometraggi che hanno inaugurato la sua prolifica attività nel cinema; infatti il nostro Gondry non sembra darsi pace avendo già consegnato al pubblico un nuovo film La scienza del sogno (2006) e avendone annunciati 2 di prossima uscita per il 2007.
a cura di Roberta D'Angelo Fonti: Il videoclip, Paolo Peverini, Roma, Meltemi Editore s.r.l, 2004 Clip-20 anni di musica in video (1981-2001), Bruno Di Marino, Castelvecchi, 2001
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