ARNOLD GEHLEN

 

 

 

 

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di Simone Malpocher

Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino

 

 

         

 

 

 

«L’uomo è in quanto essere naturale irrimediabilmente inadeguato. Egli è di una sprovvedutezza biologica unica»

 

«Non è possibile che l’uomo affermi qualcosa di sé indipendentemente da una precisa impronta culturale. Ciò ha una ragione profonda: l’uomo non può, in effetti affermare nulla di sé in modo diretto, ma si concepisce solo a partire dal non umano, nel confronto e nella contemporanea distinzione di sé da quello»

 

«la cultura è improbabile, (…) in quanto l’uomo stesso è un essere improbabile, esposto al rischio»

 

«Di fronte all’apertura del mondo ed allo svincolamento dell’uomo dagli istinti  nulla può assicurare con certezza che si produca un agire comune o che, una volta prodottosi, esso non venga meno l’indomani»  

 

«Dal punto di vista morfologico - a differenza di tutti i mammiferi superiori - l'uomo è determinato in linea fondamentale da una serie di "carenze", le quali di volta in volta vanno definite nel senso biologico di inadattamenti, non specializzazioni, primitivismi, cioè di carenze di sviluppo: e dunque in senso essenzialmente negativo.»  (L'Uomo, la sua natura e il suo posto nel mondo)

 

«Tutte le funzioni superiori dell'uomo in ogni campo della vita intellettuale e morale, ma anche in quello dell'affinamento motorio e operativo, sono pertanto sviluppate grazie al fatto che il costituirsi di stabili e basilari abitudini di fondo esonera l'energia in esse originariamente impiegata per le motivazioni, i tentativi, il controllo, liberandola per prestazioni di specie superiore. (L'Uomo, la sua natura e il suo posto nel mondo)

 

«Nell'uomo si da un progetto globale della natura, un progetto affatto unico, mai altrimenti tentato.»  (L'Uomo, la sua natura e il suo posto nel mondo)

 

«Proprio nel luogo in cui per l'animale c'è l'"ambiente" sorge, nel caso dell'uomo, il mondo culturale, cioè quella parte della natura da lui dominata e trasformata in un complesso di ausilii per la vita.» (L'Uomo, la sua natura e il suo posto nel mondo)

 

 

«Per questo bisogna collocare al centro di tutti gli ulteriori problemi l'azione e bisogna definire l'uomo come un essere in grado di prevedere e creare cultura, il che vuol dire la stessa cosa.» (Per la storia dell'antropologia, in Antropologia filosofica e teoria dell'azione)

 

«Si consideri l'insufficiente dotazione dell'uomo e sarà facile avvedersi che egli deve riconoscere per essere attivo e deve essere attivo per poter vivere l'indomani» (L'Uomo, la sua natura e il suo posto nel mondo)

 

«L'uomo è un essere che prende posizione verso se stesso e perciò contro se stesso, e si impone un comportamento specifico verso l'esterno in luogo di un altro parimenti possibile.» (L'Uomo, la sua natura e il suo posto nel mondo)

 

«L'uomo è l'essere che agisce. [...] egli non è "definito, è cioè ancora compito a se medesimo; è, come si può anche dire, l'essere che prende posizione.» (Primo concetto dell'uomo, in L'Uomo, la sua natura e il suo posto nel mondo)

 

«E in quanto l'uomo, che non ha altro fondamento che se stesso, può anche mancare a tale compito tanto necessario alla vita, ne viene che egli è l'essere precario, "soggetto al rischio", con una possibilità costitutiva di fallire.» (Primo concetto dell'uomo, in L'Uomo, la sua natura e il suo posto nel mondo)

 

«Intendiamo per cultura: l'insieme delle condizioni naturali padroneggiate, modificate e utilizzate dall'uomo con la sua attività, il suo lavoro, incluse le abilità e le arti più condizionate, esonerate, che divengono possibili solo su quella base.» (Primo concetto dell'uomo, in L'Uomo, la sua natura e il suo posto nel mondo)

 

«Possiamo pertanto fissare un primo punto nella formulzione del principio dell'esonero: con l'azione su se stesso l'uomo trasforma gli oneri elementari da cui è gravato in chances per conservare la propria vita [...].» (La legge dell'esonero, in L'Uomo, la sua natura e il suo posto nel mondo)

 

«Come altrimenti spiegare la passione immensa con la quale tutte le culture primitive sviluppano strutture artificiosissime, quali ad esempio i rituali magici, nonostante gli esiti empirici palesemente assai dubbi? Se a tali strutture si tien fermo con tanta tenacia è indubbiamente perchè esse possiedono un valore di appagamento altissimo di ingenti quanti pulsionali, i quali, esonerati in virtù del fatto che la copertura dei bisogni elementari è divenuta abituale e indifferente, ora impongono a se stessi un'elaborazione appunto nelle funzioni intellettuali e motorie così affrancate» (La legge dell'esonero, in L'Uomo, la sua natura e il suo posto nel mondo)

 

«Queste mancanze vengono però compensate dalla capacità che corrisponde alla più urgente necessità: il trasformare questa natura selvaggia - e cioè una qualche natura, in qualunque modo sia fatta - in modo che divenga utile alla sua vita.» (Uomo e azione, Per la storia dell'antropologia, in Antropologia filosofica e teoria dell'azione)