ESTERNO

       L’ingresso a sud con portale a cuspide a doppia strombatura, presenta archetti lavorati in laterizio, a destra e a sinistra vi sono due monofore ad arco; quella di destra ha archetti sorretti da colonnine e in quello centrale presenta una scultura a bassorilievo raffigurante San Giovanni Battista: il Santo regge con una mano la chiesa di S. Agostino e, con l’indice della mano destra, indica la chiesa a lui dedicata nella piazza poco distante.

       La facciata ovest è a capanna e al centro di essa si apre un portale gotico cuspidato e con doppia strombatura; sopra il portale un rosone con motivi a zig-zag.

       La facciata est, quella del presbiterio, presenta due monofore trilobate, una delle quali fu chiusa perché non permetteva una buona visibilità del polittico di Vittore Crivelli che qui è pala d’altare; sulla sommità delle monofore, disposti in forma di croce  decorare la facciata, vi sono dei bacini ceramici con stemmi locali e decorazioni.

 

 INTERNO

 L’edificio è a pianta rettangolare e a navata unica; la copertura è sorretta da soffitto a capriate riscoperto soltanto con i restauri eseguiti nel 1939, poiché prima, con dei lavori secenteschi, i volumi interni erano stati notevolmente alterati e compromessi dall’inserimento di un contro-soffitto a cassettoni lignei, che occultava l’austero splendore delle capriate. Con gli stessi restauri furono rimossi due altari laterali ottocenteschi realizzati in stile barocco e collocati rispettivamente sotto l’edicola della Santa Croce e sotto quella della Madonna del Rosario.

Il presbiterio è sopraelevato rispetto alla navata: l’altare è un sarcofago longobardo del VII secolo e proviene dalla chiesa di Santa Maria di Loreto, una volta sita a Fermo, in Piazza del Popolo, e oggi distrutta.

Nella parete destra del presbiterio vi è un’edicola reliquiario che fu commissionata da un Veneziano, Antonio Grana, che si ritenne miracolato dal legno della Santa Croce e dalla Madonna di Loreto; esso fu decorato, secondo i canoni rinascimentali, nel dicembre del 1522, come si ricava dalla iscrizione dedicataria impressa sulla pietra.

Nella parete sinistra, invece, sempre riferibili alla stessa committenza per le iscrizioni presenti e per affinità di materiali e di gusto, vi sono un portale monumentale, che dà accesso in sagrestia, e un tabernacolo sul quale è impresso il nome dell’autore-scultore: “Dominicus de Sancto Elopidio”. Sulle paraste del portale e nella cornice del tabernacolo compaiono i primi stemmi di Torre di Palme.

Descrizione Architettonica

 

Editor       mattetti massimo