INTRODUZIONE

Papa “conservatore” o “reazionario”. No, Paolo VI non è stato tale. E’ stato invece un Papa fedele, che ha saputo interpretare la modernità, ha saputo scorgere già negli anni Sessanta i segni della profonda cristianizzazione in atto, ha voluto dialogare con tutti e farsi missionario.

Quando si parla di Papa Paolo VI è necessario che si metta subito in rilievo la sua forte e grande personalità, di uomo, sacerdote, pastore, diplomatico, intellettuale e di Papa.

Una figura la sua raramente ricordata dai media e dalla stampa. Il “Papa del silenzio”, come fu chiamato, infatti è stato dalla storia letteralmente “schiacciato” tra l’affabilità del predecessore, Giovanni XXIII, e il carisma del successore, Giovanni Paolo II.

Il suo pontificato, della durata di quindici anni, dal 1963 al 1978, è stato estremamente controverso, sia all’interno che all’esterno della Chiesa Cattolica. Indubbiamente è stato un pontificato difficile, in un frangente storico molto complesso: gli anni Sessanta e Settanta furono anni di novità e di polemica, in un’Italia ancora ferita del secondo Conflitto Mondiale, caratterizzata dal nuovo varco nella cattolicità avviato dal Concilio Ecumenico Vaticano II, dalla rivolta sociale, dal terrorismo delle Brigate Rosse e dal fanatismo politico e ideologico.

Con Paolo VI, per la prima volta, le pecore si rivoltarono contro il pastore. Infatti la Chiesa subì forti fratture e il Papa non poté esserne insensibile. Le controversie maggiori, anche da parte degli Ecclesiatici stessi, Papa Montini le dovette affrontare con l’Enciclica del 1968 “Humana Vitae”, che dava una normativa estremamente ferrea riguardo alle pratiche contraccettive.

Paolo VI basò i dettami di questa Enciclica sul valore della vita e l’azione divina nel concepimento, opponendosi dunque ad ogni sorta di mezzo non naturale che andasse a controllare le nascite. Ma non si comprese la sua riflessione. Le accuse che furono rivolte al Papa furono molte, tanto che questa del 1968 fu l’ultima Enciclica di Paolo VI, che morirà esattamente dieci anni più tardi.

Per comprendere la sua eccezionale figura è necessario affondare nei suoi scritti, nei suoi discorsi. Paolo VI è un Papa che “deve essere letto” per essere compreso. Di carattere fondamentalmente timido e introverso, anche per questo subì numerose critiche.

Papa Montini fu un “Papa intellettuale”, come si comprende benissimo da ciò che ci ha lasciato, capace di una sensibilità umana eccezionale, nella comprensione del dramma della vita terrena, fu in grado di penetrare in profondità il tempo in cui visse.

Di certo Papa Paolo VI deve essere rivalutato e riconsiderato, perché la storia non gli ha reso giustizia.

GDB

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