Il pensiero filosofico
La "Filosofia del denaro" (1900) è stata spesso considerata l'opera migliore di Simmel: essa pone il denaro come simbolo dell'epoca moderna , epoca caratterizzata dall'impersonalità dei rapporti umani, sempre più freddi e distaccati, per analizzare poi, nell'ultima parte dell'opera, le conseguenze negative derivanti dalla sempre maggiore diffusione di questa organizzazione monetaria della società, e riconosce nella più grave, la riduzione dei valori qualitativi a valori quantitativi (tutte tematiche già in qualche misura toccate da Marx stesso), dato che la vita diventa un continuo calcolo matematico, che porta alla prevaricazione da parte dell'attività intellettuale delle attività spirituali, in particolar modo di quelle affettive ed emotive. L'ambiente perfetto per questa società è la grande città : gli effetti che suscita nell'individuo vengono studiati ne "La metropoli e la vita mentale". L'uomo diventa un piccolo ingranaggio rispetto all'enormità di tutto il sistema, ed è costretto ad aumentare la sua attività nervosa per adattarsi ai veloci cambiamenti tra sensazioni esterne ed interne. Il tema principale della "Filosofia del denaro", è però il predominio dello spirito oggettivo su quello soggettivo , che porta sino all'alienazione totale dell'individuo: causa principale di questa situazione è la divisione del lavoro dopo l'invenzione delle macchine; l'uomo diventa parte di un processo di produzione, non si riconosce più come autore del lavoro. Per Simmel l'individuo moderno è mobile, fluido, plasmabile ma nel senso di un intreccio variabile di realtà date e di possibilità costruite. L'uomo moderno è simile a una cifra da cassaforte, formata da elementi comuni a tutti gli altri, mescolati però in modo da produrre una precisa e inconfondibile combinazione. Nel passato l'uomo era incapsulato dentro una molteplicità di sfere tendenzialmente concentriche (famiglia, stirpe, corporazione, Stato, Chiesa). Abbandonando tale ordine e ponendo il singolo all'intersezione di circoli sociali eccentrici, la società contemporanea avanza invece verso una accentuata differenziazione. L'individuo diventa così tanto più se stesso, quanto più ingloba tratti di universalità condivisi con altri e quanto più allarga il ventaglio delle combinazioni possibili (la tematica della massificazione è sullo sfondo). Oscillando tra processi di socializzazione e di personalizzazione, ciascuno ha ora l'opportunità, non sempre colta, di realizzarsi. Dare senso alla propria vita quando la centralità dell'individuo non è più garantita dalle istituzioni, è tuttavia un'impresa ardua. A ogni accrescimento del ruolo della soggettività si produce infatti, come contraccolpo, una dilatazione dell'ambito dell'oggettività (e viceversa), nel senso, ad esempio, in cui la razionalità inserita in una semplice macchina da cucire (oggettività priva di coscienza, progettata però consapevolmente da uno o più uomini) prende il posto della coscienza, dell'abilità, della capacità, dell'attenzione della donna che con l'ago e il filo eseguiva a mano le medesime operazioni. Simili movimenti risultano ora inglobati nella razionalità interna della macchina , in cui lo spirito è - per così dire - trapassato. La diffusione delle macchine esonera dalle mansioni più pesanti o che richiedono maggior tempo, ma la prestazione si paga, persino nel campo dei lavori domestici. Alla donna di determinati ceti si spalanca infatti, all'improvviso, un inatteso spazio di virtualità, di tempo libero, di cui essa però non ha ancora appreso a godere. La nuova condizione la mette anzi in conflitto con il proprio ruolo tradizionale, giacché il matrimonio in quanto istituzione non ha progredito con la stessa velocità dello "spirito soggettivo" dei coniugi e delle innovazioni tecniche. La liberazione dalle fatiche non si traduce così in una maggiore soddisfazione personale, in un aumento sensato del tempo di una vita sensata : moltissime donne della classe borghese hanno visto sfuggire il contenuto attivo della vita senza che con altrettanta rapidità altre attività o altre mete siano subentrate nel posto rimasto vuoto. La frequente insoddisfazione delle donne moderne, l'inutilizzabilità delle loro forze che retroagendo provocano tutta una serie di turbamenti e di distruzioni, la loro ricerca, in parte sana e in parte morbosa, di conferme in un ambito esterno alla casa, è il risultato del fatto che la tecnica nella sua oggettività ha preso un cammino proprio, più rapido della possibilità di sviluppo delle persone. Quanto più la razionalità emigra dalla coscienza soggettiva e si insedia in automatismi e supporti materiali (come il denaro), tanto più il singolo rischia dunque di venire svuotato delle sue precedenti prerogative. La razionalità tende a diventare priva di senso e il senso privo di razionalità. Il trasferimento della spiritualità entro automatismi oggettivi lascia tuttavia agli individui uno spazio sempre più ampio di libertà e di indeterminatezza. Essi non si devono ora preoccupare tanto di sopravvivere, quanto di non "sottovivere", ossia di non restare al di sotto delle proprie possibilità inespresse. La pienezza e il significato della vita si ritrovano però in tempi e spazi virtuali. Ad essi giungiamo in un movimento che solo apparentemente va verso le cose future, e in direzione di paesi esotici. Li scopriamo invece nel presente e dentro di noi. Ciò che si dimostra dapprima estraneo o straniero è già in noi, è anzi noi. Attraverso un falso movimento, Simmel scopre l'essenziale nell'inessenziale , fissando il centro dei nostri interessi nella periferia della vita consueta: nel marginale, nell'eccentrico, nelle possibilità non saturate che ci vengono incontro come un dono o come il risultato di un'attività non interamente nostra, non interamente voluta (l'avventura, i sogni, le opere d'arte). Attraversando spazi logicamente intransitabili, si varca con il desiderio la parete dello specchio che separa il reale dall'immaginario, si penetra in un mondo senza spessore che appare più significativo di quello in cui tridimensionalmente ed effettivamente viviamo. Si stabilisce un gioco di vicinanza e di lontananza. Siamo sospinti verso una zona di irrealtà che soddisfa, verso un'illusione più vera di ogni realtà che ci circonda. Si aprono così impreviste e improbabili finestre di senso, mondi extraterritoriali alla realtà e al tempo cronologico, che alludono a un'altra esistenza più degna di essere vissuta, a una gemma incastonata nella banalità del quotidiano
Dalla filosofia alla psicologia. La filosofia non può, secondo Simmel, essere disgiunta dalla psicologia. Ogni visione del mondo si lega alla vita degli individui e muta con il mutare di questa. La stessa filosofia non è oggettiva, ma esprime un tipo di reazione dell'individuo ai problemi della comunità di cui fa parte: è un "tipo", cioè un modello né individuale né universale, ma dotato di universalità personalizzata, tradottasi nella specificità della persona di un filosofo. Non esiste, quindi, una verità assoluta: ad esempio, la proposizione "tutto cambia", "tutto evolve", si evolve essa stessa. Occorre quindi abbandonare ogni pretesa di trovare un fondamento ultimo della scienza, la conoscenza scientifica è relativa, non assoluta. Il relativismo (quello affacciatosi sulla storia della filosofia con Protagora) investe in pieno la storia e la società, nonché le scienze che le studiano: ogni formazione storica e sociale costituisce un mondo a sé, regolato dai propri principi e valori e non commisurabile ad altri. La storia è una specie di psicologia applicata , perché il suo contenuto umano presuppone che gli eventi siano analizzabili anche come eventi psichici. Lo storico non può pervenire a una conoscenza oggettiva del passato ma deve mirare a una "penetrazione psicologica" che gli consenta di rivivere i caratteri dell'epoca che sta indagando. La comprensione storica rivela allora una molteplicità di mondi (religione, filosofia, arte, scienza) che coesistono, fondandosi ognuno su un proprio principio organizzativo. Nell'individuo tali mondi si trovano l'uno accanto all'altro, senza richiedere mai una conciliazione definitiva. La pluralità dei mondi e il loro sviluppo vengono studiati alla luce di una concezione biologica della vita spirituale : in ogni sfera si afferma progressivamente una tendenza organica che è espressione dell'autopotenziarsi della vita, la quale seleziona quelle verità che la favoriscono, mentre accantona come falso ciò che le è dannoso. Esiste quindi un'identificazione tra verità e utilità vitale.
Sociologia.Simmel ha formulato interessanti riflessioni di carattere sociologico in virtù delle quali viene considerato uno dei padri della sociologia. In particolare nel breve saggio "Metropoli e personalità", egli individua alcuni caratteri essenziali della metropoli del proprio tempo fornendo chiavi interpretative che tuttora, trascorso parecchio tempo e cambiate radicalmente le condizioni di vita dell'uomo, risultano di estremo interesse ed attualità. Simmel guarda, con un certo distacco, la metropoli, gli uomini che la popolano, le interazioni sociali che in essa si verificano e confronta quanto osservato con i corrispondenti fenomeni che avvengono in una piccola città. Dal confronto emergono due osservazioni, due differenze sostanziali fra metropoli e piccole città o ambienti rurali dalle quali Simmel trae due categorie interpretative che, utilizzate congiuntamente, permettono di spiegare alcuni fenomeni metropolitani:1) osservazione di carattere neuro-psicologico: nella metropoli gli abitanti ricevono un ricco insieme di stimoli che evolvono e cambiano rapidamente, un susseguirsi di impressioni ed immagini che affollano la loro mente. Spostandosi in ambiente rurale da tale ritmo veloce, conseguente alle intense stimolazioni nervose, si passa ad un ritmo lento. Il ritmo della vita e delle immagini sensorie mentali scorre più lentamente, più abitudinariamente e con maggior uniformità.2) osservazione di carattere economico: la città è sede dell'economia monetaria. Qui tutti gli scambi sono regolati con il denaro. Per dirla con Simmel, "l'economia del denaro domina la metropoli". Il baratto, lo scambio diretto di beni, spariscono e chi produce lavora per il mercato, per un consumatore che non conosce e che non incontra mai direttamente, un consumatore che effettua i propri acquisti presso vari commercianti, intermediari che grazie all'esistenza del denaro possono più facilmente speculare sugli acquisti e sulle vendite ricavando un guadagno personale senza aver realizzato alcun prodotto. In realtà all'origine dello sviluppo dell'economia del denaro e della divisione del lavoro sta la rivoluzione industriale, il mutamento delle modalità di produzione e del sistema di scambi. Ma a Simmel non interessa indagare tale circostanza; egli intende soprattutto esaminare le peculiarità psicologiche del carattere degli individui che abitano in un'area urbana e le conseguenti interazioni sociali.