LE ACHEROPITE NELL'ARTE MEDIOVALE
La tradizione delle immagini acheropite, cioè
non dipinte da mano, sembra aver avuto origine nell'oriente cristiano,
dove la vicinanza con l'elemento ebraico rese, probabilmente,
necessaria una più decisa affermazione dell'uso, derivato al
cristianesimo dalle religioni pagane, di rappresentare il divino.
Durante l'epoca iconoclasta molte leggende relative ad immagini
miracolose vennero rifunzionalizzate ed inserite nella difesa del culto
delle icone, divenuto estremamente forte a Costantinopli e nella maggior
parte dei centri dell'impero d'oriente. La madre di queste narrazioni
era quella relativa all'impronta del Volto di Cristo lasciata su un
tovagliolo da parte del Salvatore al re Abgar di Edessa, in Siria,
oggetto che perverrà nel X secolo secolo a Bisanzio e che
sarà, poi, meglio conosciuto come Mandylion.
Intanto, anche a Roma, governata nella prima metà dell'VIII
secolo da pontefici orientali, si affermava il culto per un'immagine
definita acheropita,
l'icona del Cristo in trono conservata al Laterano, opera del V/VI
secolo. Nella capitale della cristianità occidentale, questa
tradizione culminò nel XIII secolo con la "creazione", da parte
di Papa Innocenzo III, di una reliquia simile al Volto Edesseno di
Cristo, traslato a Bisanzio nel 944, la Veronica, che era
conservata nella cappella di Giovanni VII in San Pietro e condotta ogni
anno in processione nella seconda domenica dopo l'Epifania.
Abgar riceve il Mandylion, icona, X secolo, Sinai, Monastero di Santa Caterina.
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Links utili
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L'immagine presente proviene da: T. M. di Blasio, Veronica: il mistero del volto: itinerari iconografici, memoria e rappresentazione, Roma, Città nuova, 2000.
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