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La vera faccia del rock italiano. Melodia e rumore, cut-up nei testi, sperimentazione pop e ironia: è questa la ricetta con cui gli Afterhours hanno sprovincializzato la discografia del Belpaese. Se la inventa un ragazzo dell'hinterland di Milano, Emanuele Agnelli da Corbetta, per essere precisi: e dal 1987, anno di manifestazione degli Afterhours, la musica italiana non sarà più la stessa. Il nome della band nasce per contrasto: Afterhours, come la canzone dei Velvet Underground, scelta proprio perché la sua tranquillità fa a pugni con le radici hardcore dell'After-filosofia. E all'inizio non è facile: perché i primi Afterhours cantano in inglese, e perché l'etichetta rock è troppo generica per questo progetto che parte da sonorità punk-crossover.
Agnelli (nelle liner notes: Stratocaster e voce) si fa accompagnare da Lorenzo Olgiati al basso, Paolo Cantù all'altra sei-corde e Alessandro Pellizzari dietro ai tamburi. Con questa line-up, dopo il singolo "My Bit Boy" registrano il minidisco di debutto "All The Good Children Go To Hell" (1990): profetiche polaroid di un'ondata rock italiana cresciuta a suon di Husker Du, Replacements e Pixies. Come molti gruppi di quegli anni, gli Afterhours ignorano il cantautorato, guardano all'America, vengono da Milano, come i Ritmo Tribale e i La Crus, altri nomi che si stanno facendo strada.
Il mensile Mucchio Selvaggio sbatte "All The Good Children Go To Hell" nella Top Ten dei 10 migliori dischi italiani degli anni '80, tempo due anni ed esce il primo ellepì come si deve: "During Christine's Sleep", eletto disco del mese dalla rivista Usa "Alternative Press". Sembra l'inizio di una prestigiosa carriera internazionale: gli Afterhours rappresentano l'Italia al New Music Seminar di New York, suonano ai Berlin Independence Days e flirtano con l'A&R man della Geffen, quel Gary Garsh che poi scoprirà i Nirvana. Intanto Alternative Press continua a seguirli e nel 1991 il mini LP "Cocaine Head" fa capolino tra i migliori dischi del mese, mentre l'album successivo ("Pop Kills Your Soul", 1993) prepara il decollo del gruppo anche dalle nostre parti. Ma nello stesso tempo gli Afterhours stanno lentamente maturando la decisione più importante della loro carriera: cantare in italiano. I primi assaggi arrivano all'inizio dei '90: "Mio Fratello È Figlio Unico" è la prima traccia ufficiale cantata in italiano dagli Afterhours e compare nel tribute-album per Rino Gaetano legato ad Arezzo Wave ("E Cantava Le Canzoni", 1993). Sempre nello stesso anno, Agnelli & Co registrano una cover per un altro disco-tributo: l'autore omaggiato è Ivano Fossati, e il brano è "La Canzone Popolare", splendidamente riletta con stile dolente e incazzato.
I semi sono stati gettati, ora ci vuole il disco. Che appropriatamente si chiama "Germi" (1995) e che segna l'Anno Zero del nuovo rock italiano. Con "Germi" gli After consolidano la formazione: sono entrati il batterista Giorgio Prette e il chitarrista Xabier Iriondo, mentre Agnelli comincia a farsi chiamare Manuel e fa le prove generali per diventare il nuovo uomo-ovunque della discografia italiana. "Germi" lotta ad armi pari con la musica straniera e rifonda la tradizione musicale italiana: i testi scritti con il celebre, esasperato cut up alla Burroughs, estremi, lucidi sono lontani millenni-luce dalla melassa dei cantautori. Parlano delle cose vere e semplici, senza intellettualismi e forzature. Diretti e chiari come le cose vissute da Manuel. "Germi" travasa questa alchimia sfornando almeno tre hit ("Ossigeno", "Strategie" e "Dentro Marilyn", che rilegge in italiano la vecchia "Inside Marilyn Three Times") e lasciandosi incoronare dai critici fra i migliori esempi di rock mai fatto in Italia. Il passaparola cresce, il pubblico ai concerti triplica in pochi mesi e l'Italia non smetterà più di amare gli Afterhours. Rotto il ghiaccio, è più facile preparare il secondo disco all-italian: anche perché gli After, lasciata la Vox Pop, firmano per la Mescal; anche perché Mina reinterpreta "Dentro Marilyn" (la reintitola "Tre Volte Dentro Me", cercatela sul disco "Leggera"); anche perché in preproduzione possono scartare ben 20 brani (per esempio "Baby Fiducia", recuperata 2 anni dopo); e soprattutto perché per arrivare qui ci hanno messo 10 anni. Nel 1997 esce il doppio "Hai Paura Del Buio?", 19 tracce con la produzione artistica di Manuel Agnelli che sviluppano completamente il teorema After regalando ballate rock ("Pelle"), urla hardcore ("Dea" e "Lasciami Leccare L'Adrenalina"), esperienze Lo-Fi ("Senza Finestra" e "Mi Trovo Nuovo"), sperimentazioni psichedeliche ("Simbiosi") e ironiche invettive contro i finti alternativi ("1.9.9.6"). Difficile scegliere qualche hit, ma d'ora in poi i concerti non rinunceranno più ai 2 superclassici "Male Di Miele" e "Voglio Una Pelle Splendida". Per Mucchio Selvaggio "Hai Paura Del Buio?" è il miglior disco rock italiano di sempre e per gli Afterhours decolla una stagione intensa e gratificante: arrivano i megaconcerti (il 1° maggio a Roma suonano davanti a 600.000 persone), i video e le produzioni che contano. Nel giro di 3 anni tutta la nuova musica italiana porta il marchio di Manuel Agnelli: Cristina Donà, Pitch, Cesare Basile, Scisma, La Crus, Massimo Volume, Marco Parente e Verdena, ma gli Afterhours non perdono la rotta e lo dimostrano il 13 Maggio 1999 pubblicando "Non È Per Sempre", la svolta pop del gruppo. Questo platter oscuro, farcito di elettronica vintage e psichedelia, dà lezioni di melodia schiaffando 4 singoli ("Baby Fiducia", "La Verità Che Ricordavo", "Bianca" e la title-track) sotto il naso dei canzonettari italioti. A due anni da "Male Di Miele", Agnelli butta fuori l'altro inno generazionale "Non Si Esce Vivi Dagli Anni Ottanta", critica alla nostalgia dello yuppismo menefreghista, qualunquista, e arrogante.
Gli Afterhours sono ormai i nuovi guru, a Bologna aprono il live dei REM (Michael Stipe ringrazierà i nostri dedicandogli "Gardening At Night") e il momento magico è fotografato nel doppio live del 2001, "Siam Tre Piccoli Porcellin". Arrivati così in alto, gli After hanno un piano ancora più ambizioso: attaccare le radici della discografia italiana lanciando nell'estate del 2001 il primo rock-festival itinerante d'Italia: il 'Tora! Tora!'. Dagli Africa Unite ai Bluvertigo, dai Marlene Kuntz ai Subsonica, tutta la new wave italiana degli anni '90 partecipa al Lollapalooza nostrano, incoronando quella scena tricolore che aveva convinto Manuel a spingere l'evento. Vinta anche la sfida-festival, è ora di prendersi una pausa. Un ciclo s'è chiuso, hanno già qualche pezzo in cantiere per il nuovo disco ma la seconda svolta importante nella carriera della band è segnata da un abbandono: lo storico chitarrista Xabier Iriondo Gemmi lascia, probabilmente per seguire a tempo pieno il progetto Six Minute War Madness. Un colpo durissimo, che però offre l'occasione per rinascere un'altra volta: gli Afterhours non rimpiazzano Xabier, ma anzi riempiono il vuoto imparando a suonare e comporre in maniera nuova. È in questo clima che nel 2002 nasce il nuovo disco "Quello Che Non C'È": i nove brani più scuri, dilatati e politici nell'intera vicenda Afterhours.
Ma non sono tutte rose e fiori. Le prime uscite live non convincono tutti i fans della vecchia guardia: c'è chi parla di svogliatezza, di disorientamento. Ma il disco guadagna posizioni e i live, che si susseguono senza tregua lungo tutta la penisola, ritornano ancora una volta a dare ragione alle scelte della band, prima con i Mercury Rev, poi con i Twilight Singers, capeggiati da Greg Dulli, già leader degli Afghan Whigs che nel 2004 raggiunge la band a Catania, dove Agnelli & Co sono impegnati nella registrazione del nuovo album. Ma prima dell'uscita di "Ballate Per Piccole Iene" (primavera del 2005, anticipato dal singolo "Ballata Per La Mia Piccola Iena") c'è spazio per altre due magiche esperienze, quella con il progetto "Songs With Other Strangers" che riunisce sullo stesso palco John Parish, Hugo Race, Cesare Basile, Marta Collica, Roberta Castoldi e Giorgia Poli, e quella per il film di Guido Chiesa "Lavorare Con Lentezza" in cui gli Afterhours interpretano la parte degli Area, la band guidata da Demetrio Stratos. Il 2 dicembre 2005 Andrea Viti lascia la band per ragioni professionali, artistiche e umane. Viene sostituito da Roberto Dell'Era. Tutto questo proprio quando gli Afterhours tentano la carta internazionale con la release (prima in UK, poi negli USA) della versione inglese dell'album più recente, che diventa "Ballads For Little Hyenas". La buona reazione viene seguita da un tour europeo e da alcune date oltreoceano con la benedizione di Mr Dulli.
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