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.:Vita di San Bartolomeo:.


Sulle singole figure di alcuni grandi apostoli, come ad esempio Pietro e Giovanni, possediamo informazioni relativamente ampie grazie ai libri del Nuovo Testamento. Su altri invece le notizie sono piuttosto scarne. Tra questi vi è la figura di San Bartolomeo. Il suo nome infatti ricorre soltanto negli elenchi dei Vangeli Sinottici ( Mt., 10,3 ; Mc., 3,18 ; Lc., 6,14 ), in cui è associato a Filippo, ed in quello degli Atti degli Apostoli ( Act., 1,13 ). Diversamente nel Vangelo di Giovanni troviamo, sempre associato a Filippo quale amico ed apostolo, un certo Natanaele, chiamato da Cristo dopo Andrea, Simone e Filippo ( Io., 1,45-50 ). Egli è nominato dopo Pietro e Tommaso e prima dei “ figli di Zebedeo “ ( Io., 21,2 ), mentre il nome di Bartolomeo non compare affatto. Probabilmente si tratta della stessa persona che, come era usanza in quei tempi, aveva un nome doppio. Natanaele quindi doveva essere il nome personale, mentre Bartolomeo era il cognome. Quest’ultimo è un patronimico, il cui doppio elemento è aramaico: Bar – Talmai, ovvero “ figlio di Talmai “. Come si evince dal Vangelo di Giovanni ( Io., 21,2 ; cf. 2,1 ) Bartolomeo era di Cana di Galilea, dove oggi gli è dedicata una chiesa. La storia della sua vocazione viene narrata nel Vangelo di Giovanni : Gesù, terminato il suo digiuno di quaranta giorni, era tornato sulla riva del Giordano vicino al Battista. In quel luogo Andrea ed un altro innominato, probabilmente Giovanni Evangelista, erano scesi dalla Galilea. Essi videro Giovanni additare Gesù dicendo: “ Ecco l’agnello di Dio! “, dopodiché i due seguirono Gesù. Il giorno seguente il Signore chiamò al suo seguito Filippo, il quale accettò con entusiasmo l’invito. Egli parlò di Gesù all’amico Natanaele, ovvero Bar – Talmai. Gli disse di aver finalmente trovato colui di cui parlavano Mosè ed i Profeti: costui era Gesù di Nazaret, figlio di Giuseppe. Poiché Natanaele era di Cana, un piccolo paese vicino a Nazaret, sentendo che il Salvatore proveniva da quell’ammasso di tuguri rispose con la frase che lo rese celebre: “ Da Nazaret può venir fuori qualcosa di buono? “. Filippo gli rispose semplicemente di andare con lui a vedere con i propri occhi. Dal racconto evangelico appare subito l’indole riservata e pensosa di Bartolomeo che, una volta condotto a Gesù, ne riceve una lode: “ Ecco veramente un israelita in cui non vi è falsità “ ( Io., 1,47 ). In questo modo Gesù gli si rivela come conoscitore dei suoi pensieri più intimi e dei suoi affetti e Bartolomeo entusiasticamente pronuncia la sua professione di fede: “ Tu sei il figlio di Dio, tu sei il re d’Israele “ ( Io., 1,49 ). La lode di Gesù nei confronti di Bartolomeo era meritata e l’iniziale diffidenza dell’apostolo nei confronti del Messia ne è certo una prova. Infatti tra tanti ciarlatani che andavano in giro additando in sé o in altri il Salvatore, un israelita sincero aveva tutto il diritto di diffidare. Probabilmente dopo la Pentecoste l’apostolato di Bartolomeo è stato attivissimo, poiché la tradizione gli attribuisce lunghi viaggi di evangelizzazione, ma nonostante ciò non è possibile stabilire nulla di preciso. Nella sua Historia Ecclesiastica Eusebio narra che verso l’anno 200 Panteno trovò in India il Vangelo di Matteo scritto in aramaico e si sentì dire che vi era stato portato da Bartolomeo. Lo Pseudo Crisostomo narra che Bartolomeo convertì i Licaoni. Altri parlano di una sua missione in Asia Minore, a Gerapoli, luogo in cui avrebbe sofferto con San Filippo. Da qui poi avrebbe percorso la Mesopotamia e la Partia. Arrivato in Armenia convertì re Polimnio dopo averne esorcizzato la figlia e nella città di Albanopoli ( o Urbanopoli ) subì infine il martirio per ordine di re Astiage, fratello di Polimnio. Sul martirio patito da Bartolomeo esistono diverse versioni. Secondo la tradizione diffusa in Oriente l’apostolo sarebbe stato crocifisso, mentre secondo i martirologi di Rabano Mauro, Adone ed Usuardo egli sarebbe stato decapitato. Isidoro di Siviglia e il Martirologio di Beda parlano invece dello scuoiamento, martirio, questo, comunemente ammesso presso i Latini dalla fine del medioevo.
La storia delle spoglie di Bartolomeo seguì un percorso piuttosto intricato e complesso. Esse furono trasportate a Martyropolis e Maiafarqin dal vescovo Maruta intorno al 410, dopodiché l’imperatore Anastasio I verso il 507 le portò a Darae in Mesopotamia. Nel codice Fuldense Vittore di Capua le dice in Frigia verso il 546. In seguito esse appaiono a Lipari intorno al 580 e a Benevento nell’838. Oggi le spoglie dell’apostolo sono venerate a Roma nella chiesa di San Bartolomeo all’Isola Tiberina. Esse vi sarebbero state portate nel 983 da Ottone III. Su quest’isola si trovava nell’antichità un santuario dedicato ad Asclepio ( Esculapio ), dio della medicina, la cui funzione Bartolomeo ha in parte ripreso nel mondo cristiano quale protettore dei malati. Ad ogni modo a Benevento si afferma che il corpo consegnato per ordine dell’imperatore Ottone III non fu quello del Santo, che si troverebbe invece nell’omonima chiesa beneventana. La traslazione miracolosa del corpo di Bartolomeo a Lipari è narrata da San Gregorio di Tours nel De gloria martyrum. Teodoro Studita e Niceta Paflagone parlano invece della traslazione delle spoglie del Santo dall’Armenia a Lipari e a Benevento. Nella Leggenda Aurea Jacopo da Varagine afferma che i saraceni, nel 331, dopo aver invaso l’isola di Lipari dove si trovava il corpo di Bartolomeo, ne violarono la tomba e ne dispersero i resti. A Lipari il corpo del Santo era arrivato in maniera prodigiosa. Infatti i pagani, infuriati per i continui miracoli che avvenivano sulla tomba dell’apostolo, chiusero le reliquie in una cassetta di piombo che venne buttata in mare. Ma l’urna per volere divino arrivò appunto a Lipari. Quando i saraceni se ne furono andati il Santo apparve ad un monaco e gli ordinò di andare a raccogliere i suoi resti. Ma il monaco non voleva farlo poiché Bartolomeo aveva permesso che l’isola venisse distrutta. Alla fine il monaco acconsentì alla richiesta del Santo ed eseguì l’ordine. Dopo aver raccolto le ossa di Bartolomeo si imbarcò diretto a Benevento, dove gli abitanti affermano di possederne ancora le reliquie.

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