Alcesti: Fu
probabilmente rappresentata nel 438. La trama è questa: Admeto,re di Fere,in
Tessaglia,per destino deve morire giovane. Apollo che lo ha caro, è riuscito a
fare in modo che egli riesca a sfuggire al suo destino,purchè qualcuno offra la
propria vita in cambio della sua.
L’unica persona che accetta di sacrificarsi è
sua moglie Alcesti,mentre nessuno dei due genitori di Admeto,sebbene molto
anziani,abbia il coraggio di sostituirsi al figlio. Mentre si celebrano i
funerali di Alcesti, capita che Eracle, si rechi in Tracia,per portare a termine una delle fatiche
comandategli da Euristeo: togliere a Diomede,re di quella regione,le cavalle
prodigiose che egli nutriva con della carne umana. Admeto lo ospita,nascondendogli
il suo lutto.
Mentre banchetta Eracle viene
informato da un servo della morte di Alcesti,dunque decide di affrontare
Thanatos per poter riprendere la donna e dopo aver messo alla prova la fedeltà
di Admeto,gli restituisce la sua sposa.
L’interesse della
tragedia è tutto concentrato su Medea, la quale nonostante sia dilaniata fra l’amore
per i suoi figli e la vendetta verso Giasone,decide, alla fine, di reprimere i
suoi sentimenti e lo punisce,uccidendo i suoi bambini.
L’Ippolito
portatore di corona fu rappresentato nel 428. Il poeta ottenne allora il
primo premio. La scena è ambientata a Trezene . Il prologo è
recitato da Afrodite,la quale afferma di sentirsi offesa da Ippolito,figlio di
Teseo,perché questi, devoto ad Artemide ,rifiuta i doni dell’amore e si dedica
soltanto alla caccia. Per vendicarsi Afrodite ha infuso nella matrigna di
Ippolito,Fedra,attuale moglie di Teseo,un amore appassionato e colpevole verso il suo
figliastro. Fedra pur di non disonorare se stessa e lo sposo,decide di
lasciarsi morire,senza proferire parola circa la sua passione per Ippolito. La
nutrice però riesce a farsi rivelare la ragione di tanta sofferenza,e convinta
di agire per il meglio,rivela ad Ippolito tutto ciò che Fedra le ha confidato.
Egli reagisce con sdegno.
Temendo che possa rivelare il suo segreto a Teseo,Fedra si uccide. In quel
momento entra in scena Teseo,che trova fra le mani della moglie morta,una
lettera,nella quale Fedra racconta di essersi uccisa dopo aver subito la
violenza di Ippolito.
Malgrado le proteste di innocenza di Ippolito,Teseo lo
maledice e lo bandisce da Trezene,pregando Poseidone di punire suo figlio. Poco
dopo un messaggero narra come i cavalli di Ippolito si siano imbizzarriti alla
vista di un mostro marino inviato da Poseidone,e abbiano fatto balzare via il
giovane dal carro,trascinandone il corpo sugli scogli. Ippolito viene condotto
in scena ormai in fin di vita,e a questo punto giunge anche Artemide,che appare ex machina,e chiarisce definitivamente l’accaduto e la posizione di
Ippolito,che può così morire in pace.
La data di composizione degli Eraclidi è
fissata tra il 429 e il 427. La tragedia, verte sul rifugio dei figli di
Eracle,condotti da Iolao in Attica,presso Demofonte,figlio di Teseo. Essi
dunque, presso l'altare consacrato a Zeus, hanno trovato rifugio dalla
persecuzione del re Euristeo. Demofonte,re della città li accoglie, e si fa
carico di difenderli contro la prepotenza del persecutore, dichiarandosi
disposto anche alla guerra pur di non abbandonare chi gli ha chiesto
protezione. Un oracolo impone,in cambio della vittoria, il sacrificio di una
nobile vergine. Demofonte a questo punto è incerto sul da farsi, ma Macaria,
una delle figlie di Eracle, offre spontaneamente la propria vita per salvare
quella dei fratelli e per permettere la vittoria di Atene. Euristeo viene
sconfitto e portato prigioniero in Atene, grazie al miracoloso ringiovanimento
di Iolao,che in battaglia recupera tutto il suo antico vigore.Alcmena ottiene
che Euristeo sia punito con la morte, nonostante l'opposizione degli Ateniesi.
Prima di morire Euristeo, per ricambiare l'intervento degli Ateniesi in suo
favore, promette protezione alla futura città di Atene,che ha tentao di
difendere i suoi diritti da prigioniero.
L’ Ecuba
viene rappresentata nel
Pur essendo ancora
all’oscuro dei fatti, Ecuba presagisce in sogno le sofferenze dei suoi figli,
come racconta lei stessa; ed è il coro dalle prigioniere troiane a confermare
le sue sensazioni, annunciando alla regina il sacrificio di Polissena
deliberato dai Greci. Il sacrificio di Polissena viene narrato da Taltibio:la
fanciulla ha affrontato con eroica rassegnazione il suo destino. Proprio mentre
si prepara a dare sepoltura a Polissena, la regina viene a sapere della morte
di Polidoro. La nuova sciagura spinge oltre il limite il dolore della madre.
Con il consenso di Agamennone, Ecuba attira Polimestore nella tenda, con il
pretesto di dargli in custodia altro oro; poi, aiutata dalle prigioniere
troiane, lo acceca e uccide i suoi figli.
Nell’Andromaca,rappresentata
tra il 424 e il
Peleo impedisce la morte dei due. Intanto anche
Oreste,a cui Ermione era stata promessa in passato, giunge a Ftia. Egli ha teso
un’insidia a Neottolemo e lo ha ucciso. Ermione fugge insieme a lui. L’opera
termina con l’ingresso di un messaggero che narra la morte di Neottolemo,caduto
sotto i colpi dei sicari di Oreste, e con l’ingresso di Teti ex machina che
consola Peleo per la morte del nipote e gli predice l’immortalità. Andromaca
invece sposerà l’indovino troiano Eleno e porterà con sé in Epiro il figlio,da
cui avrà origine la stirpe dei Molossi.
Tra il 422 e il 423 sono poste Le Supplici. Le madri argive dei caduti a Tebe,che
formano il coro,si recano da Etra,madre di Teseo,ad implorare il suo appoggio
affinché il figlio porti aiuti nel riscattare i corpi dei morti,negati dai
Tebani.
Teseo si lascia convincere e affronta l’araldo tebano in un dibattito
che immediatamente assume dei contenuti politici: una difesa della
democrazia,del diritto, della libertà e della sovranità popolare di Atene in
contrapposizione alla tirannide di Tebe. Alla battaglia oratoria segue quella
militare,che si conclude con la vittoria ateniese: Teseo ritorna, portando in
delle urne le ceneri dei principali condottieri. La tragedia che si chiude con
l’apparizione di Pallade,la quale consiglia a Teseo di far giurare agli Argivi
che mai combatteranno contro Atene,si risolve in un appassionato elogio del poeta
alla sua patria.
L' Eracle viene rappresentato intorno al 423-
Mentre Eracle è sceso negli inferi per
portare a termine una delle sue imprese, a Tebe il tiranno Lico si è
impadronito del potere,e minaccia di uccidere la famiglia dell’eroe,che per
tentare di salvarsi,si è rifugiata presso l’altare di Zeus. Quando sembra che
la sorte del padre dell’eroe,Anfitrione,della moglie Megara e dei suoi tre
figli sia stata decisa,entra in scena
Eracle:egli salva la sua famiglia,uccidendo Lico. La vicenda sembra essersi
chiusa: in realtà non è che l’inizio. La messaggera degli dei Iride e
Lyssa,demone della Follia compaiono sul palazzo. A Lyssa viene ordinato di
sconvolgere la mente dell’ eroe. La dea con esitazione ubbidisce all’ordine di
Era: Eracle,in preda alla follia, uccide dunque la moglie e i suoi figli.
Quando
Eracle rinsavisce e si rende conto dell’accaduto,tenta di suicidarsi,ma
l’intervento di Teseo lo convince che il vero eroismo consiste
nell’accettazione del dolore e dei capricci della sorte. Eracle dunque
,consolato da Teseo,lo segue ad Atene,dove trova rifugio ed ospitalità.
Le Troiane,rappresentate
alle Grandi Dionisie del
L’Elettra va
collocata tra il 416 e il
L’Elena è
del
L’Ifigenia in
Tauride,dovrebbe essere stata rappresentata verso il
La data di rappresentazione dello Ione è incerta. La trama si svolge in questo modo: Creusa,moglie
del re Xuto ha avuto un
figlio da Apollo. Creusa ha esposto il bambino subito dopo la nascita;
egli per ordine di Apollo viene condotto all’oracolo di Delfi.
Egli cresce
dunque presso il tempio. Anni dopo, Creusa e Xuto si recano a Delfi per
sapere
come mai non riescono ad avere figli. L'oracolo predice a Xuto che il
primo che
incontrerà uscendo dal tempio sarà suo figlio. Appena
usciti dal tempio, Xuto
si imbatte in Ione e, credendolo il frutto di una storia passata, lo
convince a
seguirli. Creusa gelosa,e desiderando che il trono sia occupato da un
suo
figlio legittimo, pensa di uccidere Ione. Il piano fallisce e solo
l'intervento
della Pizia permette di chiarire i fatti. Infine, Atena,ex machina ,chiude il dramma, predicendo un futuro
radioso per tutti: a Xuto rimarrà l’illusione che Ione sia suo figlio,da Ione
trarranno origine gli Ioni, e dai due figli che Xuto e Creusa avranno
successivamente,nasceranno le stirpi Doriche e Achee.
Secondo la
maggioranza dei critici, Le Fenicie furono
composte tra il 410 e il
In battaglia Eteocle e
Polinice si affrontano in duello e muoiono. Giocasta ,disperata si uccide sui
loro cadaveri. Creonte,nuovo sovrano di Tebe,emette un bando di esilio contro
Edipo ed Antigone,la quale prima di seguire il padre,promette che riuscirà a
seppellire il fratello Polinice,nonostante il divieto imposto da Creonte.
L'Oreste, rappresentato nel 408, è
una tragedia interessantissima che riprende con caratteri romanzeschi la
vicenda delle “Eumenidi” eschilee. Oreste è in Argo,malato,dopo aver ucciso
Clitemnestra,assistito soltanto da Elettra. Il popolo lo giudicherà per il suo
delitto .Egli spera di trovare un alleato in Menelao,appena tornato da Troia.
Tuttavia la determinazione di Tindaro,
padre di Clitemnestra a far lapidare Oreste ed Elettra dal popolo,dissuade
Menelao dall’aiutarli. Mentre l’assemblea argiva decreta la loro condanna a
morte,i due fratelli,delusi dalla viltà di Menelao,decidono di uccidere Elena
per vendetta,ma la donna dopo essere stata fatta prigioniera,scompare
misteriosamente. Essi allora concentrano tutta la loro rabbia su Ermione,e
minacciano di ucciderla e di dare fuoco alla città. L'apparizione di Apollo ex
machina risolve la situazione: Elena è salva,assunta in cielo insieme ai
Dioscuri,Menelao avrà una nuova moglie ,mentre Oreste processato ed assolto in
Atene prenderà in sposa Ermione. Elettra sposerà Pilade.
L’Ifigenia in Aulide, rappresentata nel 405,è una
chiara composizione che porta sulla scena il sacrificio di questa figlia di
Agamennone. La scena si svolge in Aulide; il coro è costituito dalle donne calcidesi. Si
assiste all’esitazione di Agamennone per il sacrificio della figlia,ad una
contesa fra lui e Menealao e all’arrivo di Ifigenia,che crede di venire per
essere data come sposa ad Achille; e poi alle varie vicende di indugi e
dubbi,fino a quando Ifigenia si convince che la cosa migliore per tutti è che
lei si sacrifichi spontaneamente. Quando il sacerdote sta per ucciderla con un
colpo alla gola,la dea Artemide la rapisce e
la sostituisce con una cerva.
Le Baccanti, rappresentate lo stesso nel
Da questo momento in poi,una serie di
fenomeni sconvolgono la mente del re. Infine Dioniso,liberatosi da ogni
laccio,inizia a burlarsi di Penteo,giocando ambiguamente sul suo aspetto umano,
e sulla sua natura divina. Intanto un servo giunge dal Citerone e racconta a
Penteo come le Menadi, che se ne stavano lassù quiete e serene, sentendosi
braccate si siano trasformate in furie, assalendo coloro che davano loro la
caccia, compiendo strage di armenti, devastando villaggi. Penteo decide di
mandare truppe contro le donne invasate.
Dioniso lo distoglie dal proposito e gli suggerisce di andare a spiare
le Menadi tra i boschi, travestito per prudenza da donna: lo
guiderà lui stesso.
Sul Citerone, come riferirà un messo, Penteo verrà fatto
a pezzi da sua madre
Agave (convinta di uccidere una fiera, sorda alle suppliche del figlio)
e
dalle altre Baccanti.
Ostentando la testa di Penteo su una picca, Agave rientra a Tebe, e vuole che
tutti accorrano a vedere la sua splendida preda. E ricondotta alla ragione da
Cadmo, i due iniziano a piangere il loro atroce destino e tentano di ricomporre
il corpo smembrato di Penteo.
Il Reso,la cui paternità euripidea è
dubbia,si risolve in una trasposizione drammatica del X libro dell’”Iliade”. Durante la guerra di Troia,una notte i troiani
riescono ad irrompere nel campo Greco, con l'intento di uccidere più soldati
possibile. Ulisse, avvisato dagli dei, sveglia i compagni e riesce ad arginare
l’attacco nemico. Scampato il pericolo,Ulisse, aiutato da Atena, entra in città.
Penetrato tra le linee nemiche, raggiunge il re Tracio Reso, alleato dei troiani,
appena giunto in città, e dopo averlo ucciso,ruba anche le sue cavalle.
Il Ciclope è l’unico dramma satiresco che ci sia giunto per intero. La sua data di composizione è incerta. La vicenda è tratta dal famoso episodio del canto IX dell’Odissea,con l’inserimento nella trama di un coro di Satiri,sotto la guida del vecchio padre Sileno. Ulisse,capitato per caso nell’antro del Ciclope,trova presso costui come schiavi,Sileno e i Satiri,che comicamente si uniscono a lui nella vicenda dell’accecamento e poi scappano insieme al re di Itaca.
Lo stile di Euripide si modella perfettamente alla necessità del suo
teatro; è una lingua duttile,spesso colloquiale,ma in realtà raffinata,molto
colta,che lascia spazio al linguaggio tecnico. Troviamo diversi registri
linguistici: vi sono dei momenti comici,altri caratterizzati da un linguaggio
realistico,ma anche tanti slanci lirici,specialmente nelle parti corali. Come i
tragici precedenti, Euripide intende
convincere ed istruire il suo pubblico, anche per questa ragione utilizza uno
stile piano e una lingua più vicina al parlato. Fondamentali le parti in cui i
personaggi si sfidano in gare di eloquenza,e la presenza di araldi che
raccontano al pubblico le loro vicende con un’affascinantissima capacità
narrativa.

Come viene ribadito precedentemente, secondo le notizie antiche,la tragedia di Euripide non fu sempre bene
accetta ai contemporanei,che ne rimasero turbati,sebbene ne fossero affascinati.
Contro Sofocle,Euripide portò un’innovazione tecnica: restituì alla
tragedia larghi brani musicati,ma non corali,come in Eschilo,bensì monodici.
Euripide cioè mantenne più o meno intatta la misura sofoclea delle parti del
coro,ma affidò agli attori lunghi brani cantati e talvolta veri e propri duetti
lirici.
La tragedia di Euripide influenzerà tutto il teatro successivo,sia comico
che tragico. La sua più grande innovazione è data dal fatto che egli porta
sulla scena l’uomo in tutte le sue sfaccettature. I suoi personaggi sono i classici
personaggi del mito,ma anche il mito non è più rappresentato nella dimensione
eroico-religiosa di Eschilo e Sofocle. Al contrario quella del mito è una rappresentazione
concreta,quotidiana,è una vicenda umana che può essere rappresentata da rabbia, gelosia, follia.
Allora il mito diventa una vera e propria narrazione di vita quotidiana,in cui
i personaggi sono uomini e donne,con motivazioni umane,che si lasciano guidare
da passioni e sentimenti,con una psicologia individuale: non hanno una
personalità statica ma sono delle persone,con una psicologia spesso oscillante e
frantumata.
Euripide rappresenta i dolori e gli sbagli che caratterizzano ogni uomo.
Le sue tragedie hanno per argomento il destino dei protagonisti: si riscontra
una grandissima attenzione verso il personaggio,verso i suoi sentimenti e le
sue emozioni. Predomina dunque l’aspetto individuale e soggettivo. Allora, la
caratteristica più evidente di Euripide è la sua capacità di penetrare nei
labirinti delle emozioni e delle angosce dei suoi eroi. I suoi personaggi,sono
mossi da impulsi profondi che non riescono a controllare,sono dunque guidati da
delle forze irrazionali che si agitano dentro di loro e li spingono ad agire. Così
il teatro di Euripide esprime attraverso i suoi eroi la grandezza e la crisi
della ragione umana.
L’apparizione della divinità nei prologhi, la frequente comparsa come deus ex machina alla fine dei drammi,non hanno la funzione di inserire le storie in un
disegno provvidenziale: al contrario è frequente l’impressione che per Euripide
le vicende degli uomini siano esposte all’arbitrio del caso. La stessa religione a
volte, è una proiezione di pensieri e impulsi degli uomini. Allora,se in Omero
l’intervento degli dei spiegava il corso degli eventi umani,ora,in Euripide
questo non accade più. Nella tragedia euripidea, il destino si gioca fra individui,in
un rapporto interpersonale,che imprigiona il singolo nell’ambito privato della
famiglia,delle amicizie e delle conoscenze: in questo ambito troviamo anche la
rivalutazione della donna.
Il ruolo della donna,predominante nella vita familiare e privata, è
invece completamente subalterno nella vita sociale. Attraverso la tragedia di
Euripide,le donne acquistano dignità: esse si attengono alla stessa scala di
valori a cui si attengono gli uomini e combattono per ciò che amano e per
quello in cui credono.
La tragedia di Euripide è dunque più realistica di quella di Eschilo e di
Sofocle: la trama è più articolata e complessa,l’azione contiene più colpi di
scena e più soluzioni inattese. Il teatro successivo,come già ribadito
precedentemente,non potrebbe esistere senza Euripide. Appunto la schietta
aderenza alla vita,la maggiore tragicità e il maggior sperimentalismo resero
fortunato il teatro di Euripide dal IV secolo in poi.
pagina HTML a cura di MARIA LETIZIA DI FRANCESCO