Nel XIV secolo, mentre in alcuni paesi quali la Francia, la Germania, la Spagna e l'Inghilterra si utilizzava una scrittura libraria gotica molto acuta, in Italia si preferivano le forme più rotondeggianti della gotica rotunda.
La gotica aveva poi assunto forme proprie anche nell'ambito documentario ( in Italia era diffusa la minuscola cancelleresca italiana e oltr'alpe la bastarda) e per i testi volgari e le scritture usuali dei mercanti, la mercantesca.
Agli inizi del Trecento, il clima culturale stava mutando, piccoli gruppi di intellettuali, letterati, giuristi, notai, uomini ecclesiastici rifiutando il sapere imposto dalle università ( che esclude totalmente lo studio della cutura e della produzione letteraria classica ) decidono di riscoprire gli antichi manoscritti del mondo classico che erano stati ricopiati all'epoca di Carlo Magno in carolina ( tarda, del X-XI secolo) e di riprodurre quello stesso stile di scrittura ariosa, elegante, facile da leggere, da contrapporre alla gotica, pesante, pittorica e incomprensibile.
L'imitazione si estende anche alla produzione del manoscritto, non più con il sistema delle pecie con il quale si rischiava la corruzione del testo, non più con le rigature a penna, ma addirittura erano gli stessi autori a produrre il manoscritto, per quella cerchia ristretta di amici, discepoli, uomini di cultura.
Il primo ad esporre queste tesi fu il Petrarca (e a seguire il Boccaccio) che elaborò per le sue glosse una scrittura elegante di imitazione della minuscola carolina detta s e m i g o t i c a ( o pre-umanistica) e per il testo una semigotica molto simile alla gotica rotunda.
Dall'esperienza del Petrarca, la semigotica continuò il suo corso a Padova, grazie a Lombardo della Seta e a Firenze grazie a Boccaccio.
Altri personaggi di spicco nella società fiorentina apportarono innovazioni alla semigotica petrarchesca, nel 1375 il cancelliere della repubblica fiorentina Coluccio Salutati elabora una sua scrittura detta p r e - a n t i q u a ( o pre-umanistica) che apre la strada alla scrittura umanistica.
Ad ereditare la sua esperienza è Poggio Bracciolini, cancelliere della Repubblica di Firenze, che elabora agli inizi del Quattrocento una vera e propria a n t i q u a ( o umanistica) imitazione della carolina (dal 1425 con un proprio stile) e riscopre l'alfabeto capitale maiuscolo.
Successivamente si fa notare Niccolò Niccoli, banchiere fiorentino e anch'egli cancelliere, che sviluppa una scrittura più corsiva che deriva dalla tradizione notarile e mercantesca con influenze della umanistica libraria.
Poi è la volta di Antonio di Mario, Giacomo Curlo, Gerardo del Ciriaco e Antonio Sinibaldi.
Nel XV secolo la scrittura dei documenti è la semigotica, evoluta dalla minuscola cancelleresca ma già dal secondo decennio ( 1412-1440 ) nelle cancellerie di Firenze, Milano e Roma, muta i suoi tratti, arrotondandosi, inclinandosi verso destra e prendendo il nome di u m a n i s t i c a c o r s i v a.
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