La peste del 1348

Pur senza sottovalutare le cattive condizioni climatiche che a più riprese influirono sui raccolti nella prima metà del '300 è opportuno ricordare lo squilibrio derivato dal fatto che all'evoluzione demografica dei secoli precedenti non aveva fatto riscontro un'adeguata crescita delle risorse. Tale questione è all'origine di una consistente emigrazione verso i centri cittadini, dove molti si trasferirono per avere maggiore protezione e migliori prospettive di guadagno, ma dove spesso incontrarono forti disagi economici e sociali. In questo quadro di precarietà comparve la peste, proveniente dalle zone asiatiche e portata nel Mediterraneo da navi genovesi. Tra il 1346 e il 1352 il morbo investì a ondate successive l'intera Europa da sud a nord, decimando le popolazioni, disseminando panico e sgomento, modificando in maniera sensibile condizioni di vita, strutture, mentalità. Anche dopo l'esaurirsi della marea mortifera di quegli anni, altre epidemie di peste, più o meno gravi e diffuse percorsero l'Europa fino alla fine del quattrocento determinando una situazione di instabilità. Nelle città, dove il sovraffollamento e l'assenza di norme igieniche favorirono il contagio, ma anche nelle campagne, dove gli uomini si trovarono spesso isolati, si aprirono grandi vuoti nella popolazione. Il fenomeno dell'abbandono dei villaggi assunse ampie dimensioni e in un breve periodo i riflessi sull'economia furono pesanti: la diminuzione della manodopera fece aumentare i salari e, quindi, i costi di produzione; a causa del calo demografico diminuì la domanda dei prodotti con un conseguente rallentamento dei commerci.

La peste

La peste, codice Sercambi, Lucca, Archivio di stato

Da un punto di vista sociale la peste ebbe varie ripercussioni non solo economiche e sociali, ma anche nell'immaginario collettivo e nella cultura. Diverse le cause che le genti  colpite ritenevano di individuare: la parte colta della popolazione attribuiva il fenomeno ad una corruzione dell'aria determinata a sua volta da fenomeni celesti o da emanazioni putride; quella popolare lo faceva risalire, invece, a propagatori di contagio che dovevano essere individuati e colpiti; quella ecclesiastica lo considerava frutto dell'ira divina di fronte ai peccati degli uomini, per cui occorreva fare penitenza.

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Introduzione

La peste nel Decameron

dal Decameron

La vita di Boccaccio

Nota bibliografica