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Lo Zen e Thomas Merton

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 Meglio vedere la faccia che udire il nome”

Proverbio zen

Dov’è una carogna in putrefazione gli uccelli da preda volteggiano e calano al suolo. Vita e morte sono abbinate. I vivi attaccano i morti, a loro profitto. I morti non ci rimettono nulla. Anzi guadagnano, in quanto vengono venduti. O sembra che guadagnino, se si ragiona in termini di guadagno e di perdita. Tu dunque intraprendi lo studio dello zen con l’idea che ci sia da guadagnare?  Questa domanda non vuol  essere  implicitamente un’accusa.

È però una domanda importante. Quando si fa molto chiasso intorno alla “spiritualità”, all’ illuminazione , o magari all’ “accensione”, il più delle volte è perché ci sono delle poiane che si librano sopra un cadavere.

Questo librarsi, questo volteggiare, questo calare, questa celebrazione di vittoria, non sono ciò che si intende per studio dello zen — anche se possono costituire un esercizio utilissimo in altri contesti.

E arricchiscono gli uccelli rapaci.
Lo zen non arricchisce nessuno. Non c’è alcun cadavere da trovare. Sul luogo in cui si crede che vi sia, gli uccelli vengono per un po’ a volteggiare. Ma presto volano altrove. Quando se ne sono andati, il “nulla”, il “nessun corpo” che era lì, tutt’a un tratto appare. È lo zen, Era stato sempre lì, ma gl’insetti non l’avevano toccato perché non era il loro genere di preda.
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(Thomas Merton. Lo zen e gli uccelli rapaci.  Ed. Garzanti - anno 1999 )