IL PROGETTO "AMON DIN"
LE "TORRI FARO" DEL MONTEFELTRO
Il sistema di segnalazione dello scacchiere difensivo bassomedievale feretrano
Tra XII e XIII secolo esistevano già, nelle medie-alti valli dei fiumi Conca, Marecchia, Foglia e dei torrenti Apsa e Mutino punti di eccellenza per il presidio e la difesa del territorio. I centri maggiori di quest'area, tra XII e XIII secolo, si trovavano stretti nelle mani di due famiglie comitali di parte imperiale unite da vincoli di alleanza: i Carpegna ed i Montefeltro.
Queste famiglie, pure risiedendo i Carpegna nella rocca situata presso l'omonimo monte ed i Montefeltro, con probabilità, nel castello di Monte Copiolo nell'alta Valconca, possedevano alcuni beni nella vicina Valmarecchia e avevano il necessario bisogno di mantenere controllata la vallata del Torrente Mutino dove i pontefici romani amministravano un vasto patrimonio fondiario, una provincia ecclesiastica posta sotto il loro diretto controllo denominata "Massa Trabaria".
Un tale, articolato reticolo di castelli avvertiva il necessario bisogno di un sistema di comunicazione agevole che, di sito in sito potesse tenere allertato l'intero scacchiere difensivo feretrano.
Segnali di fumo, luminosi o acustici venivano lanciati dal culmine di alcune precise fortificazioni permettendo, in un relativo breve tempo, la circolazione di notizie, ma anche di veri e propri ordini tramite codici segreti.
I principali luoghi amministrativi e di presidio del territorio non potevano però sopravvivere senza altri punti fortificati definibili, più semplicemente, di "congiunzione", edificati non per amministrare delle curtes, ma soltanto per scrutare il territorio e segnalare in caso di pericolo. Tra questi luoghi è possibile collocare, ad esempio, i siti di Pietrafagnana, di Faggiola di Montecerignone, di Monte Acuto di Monte Copiolo.
Tra XII e XIII secolo, quando i conti di Carpegna e quelli di Montefeltro si trovarono alleati nello scacchiere politico del Montefeltro, i castelli in loro possesso concedevano un ampio margine di scelta sul percorso da lasciare intraprendere alle segnalazioni.
L'armonia che legava le due famiglie e gli stessi rami dei Montefeltro si ruppe però verso la metà del XIII secolo, quando il conte Taddeo di Montefeltro, signore di Pietrarubbia, dette vita ad un ramo autonomo del casato, abbracciando la fazione guelfa. Con la scissione nei due rami, antagonisti, il sistema di segnalazione dovette, irrimediabilmente, prendere altre strade, frazionandosi.
La perdita di alcuni castelli, la loro spartizione e divisione nei due rami rivali, dette origine a nuovi punti di avvistamento ed il sistema di segnalazione mutò radicalmente e così accadde nuovamente tra XIV e XV secolo quando le lotte tra Montefeltro e Malatesti, per il predominio sul Montefeltro, si fecero terribilmente aspre.
Nel Montefeltro esistevano però anche altre famiglie comitali (come i conti di Piagnano, i conti della Faggiola di Casteldelci, per esempio), seppur minori, che detenevano comunque il controllo di diversi castelli e il cui gioco di alleanze permetteva alle famiglie maggiori di amministrare, indirettamente, territori satellite. I castelli, le torri in mano a queste famiglie giocavano un ruolo altrettanto importante nel sistema di avvistamento e segnalazione.
Il Progetto "Amon Din" si pone così l'obiettivo di indagare il reticolo di "colli faro" del Montefeltro per ricostruire gli antichi tracciati delle segnalazioni ed indagare/definire il ruolo di alcune fortificazioni nello scacchiere difensivo bassomedievale feretrano.
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