Scheda della Mostra

Il Cinquecentenario dell’Università offre l'occasione per esporre alcuni degli antichi volumi conservati presso la biblioteca universitaria, quali testimonianze di un importante patrimonio culturale. Una scelta ristrettissima rispetto al patrimonio complessivo della biblioteca che conserva nel suo fondo antico 162 incunaboli, 3.958 edizioni del '500 e 5.280 edizioni del '600 per un complesso di oltre 30.000 volumi.

Per questa occasione, essenzialmente celebrativa, ci è sembrato opportuno esporre esclusivamente le edizioni più antiche, selezionate in base alla loro rarità, pregio tipografico e per la bellezza delle incisioni che le illustrano: ci auguriamo che le sapienti impostazioni delle pagine, il raffinato disegno del carattere, l'inchiostrazione attenta e particolarmente complessa nei testi in rosso e nero, le eleganti incisioni, spesso opera di grandi artisti e sempre perfettamente equilibrate nella pagina scritta parlino da sole al visitatore testimoniando l'opera di tanti famosi tipografi.

Ma nella biblioteca fondata da Clemente XI nella sua amata Urbino per la sua Università ad usum et commoditatem studiosorum ad Universitatem Studii generalis in eadem civitate erectam confluentium, il libro è soprattutto strumento di lavoro, di insegnamento e di studio; un veicolo di idee e di conoscenze; l'oggetto che conserva e fissa le scoperte e i progressi del sapere e della civiltà.

Proprio per questo motivo si è cercato di ricostruire un percorso che rispecchi quanto più possibile l'attuale ordinamento scientifico e didattico dell'Università e di porre in risalto l’importanza scientifica delle varie opere, affidandone la presentazione a brevissime note redatte dagli attuali docenti, per sottolineare ciò che ciascuna di esse ha rappresentato o rappresenta ancora nell'ambito delle diverse discipline. Tale scelta comporta necessariamente delle forzature perché molte delle attuali discipline hanno raggiunto la loro definizione nell'Ottocento e oltre; ed anche il metodo di studio era profondamente diverso, ben lontano dalla attuale specializzazione della ricerca scientifica. Ciò nonostante, ci è sembrato opportuno porre in evidenza come nelle antiche pagine esposte siano spesso espresse scoperte scientifiche oggi acquisite come basilari, teorie o pensieri innovativi che ormai rappresentano valori fondamentali della nostra stessa civiltà.

Nel corso dei secoli si sono allineati ordinatamente sugli scaffali della biblioteca le opere dei maestri studiati e venerati da generazioni di discepoli, quelle di autori 'proibiti' dalla Controriforma, che pure occorreva studiare per controbattere o per apprendere; le opere che assicurarono gloria e fama ai loro autori e quelle che invece ne provocarono la condanna.

Non a caso il luogo in cui è stata allestita la mostra è proprio la sala fatta costruire da Federico da Montefeltro, per conservare la sua famosa biblioteca di codici 'belli in superlativo grado', i codices Urbinates trasferiti nel 1657 alla biblioteca Apostolica Vaticana per desideri di Alessandro VII. Per sottolineare questa felice circostanza, una piccola sezione della mostra è stata dedicata proprio ad Urbino, esponendo volumi espressamente composti e dedicati ai signori urbinati che sempre si distinsero per il loro generoso mecenatismo: i Montefeltro prima, poi i della Rovere ed infine gli Albani.

Ma nel corso della mostra si incontrano molte altre opere, scientificamente importanti, nate in Urbino sotto la protezione dei duchi, ed in particolare di Francesco Maria II della Rovere grande protettore delle scienze, cui si rivolsero anche studiosi di livello 'internazionale', come Ulisse Aldrovandi. Vorremmo segnalare la grande scuola urbinate di matematica, che, iniziata da Federico Commandino con la traduzione e l'interpretazione dei classici, si sviluppa nelle applicazioni pratiche con Muzio Oddi, la scuola giuridica con Biagio Michelori, e Federico Bonaventura, importante studioso di politica, cui si dovrebbero aggiungere tanti altri nomi rimasti sugli scaffali della biblioteca.