Nome:
Teresa
Cognome: Ferri
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email:
t.ferri@uniurb.it
Ruolo:
Ricercatore Confermato
Curriculum
Vitae
È ricercatrice
confermata nel settore scientifico-disciplinare L-FIL-LET/14 (Critica
letteraria e letterature comparate) presso la Facoltà di
Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di
Urbino “Carlo Bo”. Dopo aver insegnato (nel biennio
accademico 1991-1993), sempre nella Facoltà di Lettere e
Filosofia, Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea
e Teoria della letteratura (ininterrottamente dall’anno accademico
1993-1994 al 2002-2003), nell’a.a. in corso è docente
di Teoria e pratica del testo letterario, discipline mutuate dalla
Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dello stesso Ateneo.
Dal 1981 al 1998 ha insegnato Letteratura italiana nell’ambito
del Corso Superiore afferente ai Corsi Estivi di Lingua e Cultura
Italiana per Stranieri dell’Università di Urbino.
Ha tenuto diverse conferenze a Corsi di aggiornamento e formazione
per insegnanti, organizzati dal M.I.U.R. e da Associazioni culturali
nazionali.
I suoi interessi critici si sono indirizzati all’analisi di
testi prevalentemente otto-novecenteschi e allo studio delle complesse
problematiche della rappresentazione letteraria nell’ottica
di una costante attenzione rivolta al coniugarsi di teoria e prassi
letteraria all’interno di testi e generi anche molto distanti
tra loro.
Area
di interesse e ricerca
Il
rapporto tradizione-innovazione, le relazioni intertestuali e i
relativi problemi di ri-uso, le complesse questioni inerenti all’atto
della lettura, l’articolarsi della risposta letteraria a partire
dal binomio lettura-scrittura, le modalità idiolettali della rappresentazione
letteraria costituiscono un ulteriore argomento di approfondimento
e di indagine, anche didattica. Teresa Ferri ha al suo attivo numerose
monografie, curatele, contributi in volumi collettanei, saggi pubblicati
su riviste specialistiche, quali “Bloc notes” (Bellinzona), “Il
lettore di provincia”, “L’Albero”, “Memorie e Rendiconti dell’Istituto
Marchigiano, Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Ancona”, “Merope”,
“Nuova Corrente”, “Quaderni Urbinati di Cultura Classica”, “Rassegna
Lucchese”, “Rivista Abruzzese”, “Rivista di letteratura italiana”,
“Studi Urbinati”. Ha partecipato con contributi a diversi Convegni
nazionali e internazionali.
Pubblicazioni
L’attività di
ricerca di Teresa Ferri, dalla tesi di laurea al momento attuale,
si è sempre rivolta alle molteplici e complesse problematiche sollevate
dalla natura, dalle funzioni e dalla specificità della scrittura
letteraria (poetica, narrativa e teatrale), nelle sue diverse manifestazioni
e nel suo farsi. Dettagliate analisi testuali non hanno così potuto
prescindere da rigorose schedature dei vari corpora letterari via
via esaminati, attraverso le quali si sono progressivamente evidenziati
i procedimenti lessico-semantici, stilistici e retorici costitutivi
delle diverse scritture. Teresa Ferri ha scritto due monografie
sulla produzione poetica di Giovanni Pascoli:
Pascoli. Il labirinto del segno. Per una semantica del linguaggio
poetico delle “Myricae”, Roma, Bulzoni, 1976, pp. 206.
Poetica e stile di Umberto Saba, Urbino, QuattroVenti,
1984, pp. 106.
Dino Campana. L’infinito del sogno, introd. di N. Bonifazi,
Roma, Bulzoni, 1985, pp. 132.
Riti e percorsi della poesia pascoliana, Roma, Bulzoni,
1988, pp. 216.
Le parole di Narciso. Forme e processi della scrittura autobiografica,
Roma, Bulzoni, 2003, pp. 287.
Il primo studio rivolge la sua attenzione critica soprattutto al
lessico e alle costellazioni semantiche delle Myricae, al ruolo
delle figure retoriche, all’uso dei deittici pronominali, al discorso
veicolato dall’accorto impiego del cromatismo in tale raccolta poetica.
Il volume è corredato dal un’Appendice dove viene condotta una lettura
ravvicinata delle coeve Elegie romane dannunziane. Il secondo è
indirizzato a ravvisare nella produzione poetica pascoliana i percorsi
e i meandri dell’articolazione del senso, l’oculata interferenza
dei generi letterari in diversi testi, la rielaborazione di determinati
modelli della classicità, l’inclinazione della parola alla teatralizzazione
della rappresentazione poetica. Una direzione specifica della ricerca
scientifica prende in considerazione la produzione di Umberto Saba,
sia in versi (Il Canzoniere) che in prosa (Storia e cronistoria
del Canzoniere). Tale indagine, interessata a questa scrittura anche
nel rapporto dialogico instaurato dal poeta all’interno delle proprie
opere e ai rimandi continui attivati da questa parola costantemente
tesa alla propria auscultazione, nonché ai possibili effetti di
lettura, abbraccia un arco di tempo che va dal 1982 ad oggi. Si
veda: Poetica e stile di Umberto Saba, Urbino, QuattroVenti, 1984,
pp. 106. Un altro versante di lettura critica si è avvalso largamente
della produttività dell’approccio linguistico-retorico, orientando
la sua attenzione sul proliferare dell’immaginazione e del poiêin
nell’architettura comunque ferrea dei Canti orfici di Dino
Campana, studiati soprattutto negli anni Ottanta. L’orfismo e la
sua rifrazione in prosa e in versi, la mirabolante avventura del
farsi di una parola spesso doppia, e per sua natura predisposta
alla specularità, sono stati i tragitti portanti dell’indagine,
che tuttavia non ha trascurato l’assetto testuale del discorso campaniano.
Si veda: Dino Campana. L’infinito del sogno, introd. di
N. Bonifazi, Roma, Bulzoni, 1985, pp. 132. Risultato di una ricerca
più recente è infine la monografia dedicata alle scritture autobiografiche
di Benvenuto Cellini, di Gerolamo Cardano, di Giambattista Vico,
di Vittorio Alfieri e di Umberto Saba, scritture che assurgono a
vere e proprie opere letterarie, grazie a quella intertestualità
interna ed esterna che, con varie funzioni, le percorre. L’esame
di queste testimonianze esemplari dell’operazione scrittoria autoreferenziale
ha rivelato significative costanti e altrettanto eloquenti differenze
tra i differenti universi testuali afferenti al genere autobiografico
e, nello stesso tempo, ha consentito di evidenziare l’assetto argomentativo
che sostiene ogni discorso autocelebrativo, a volte teso alla spettacolarizzazione.
Si veda: Le parole di Narciso. Forme e processi della scrittura
autobiografica, Roma, Bulzoni, 2003, pp. 287.
SAGGI, ARTICOLI, CONTRIBUTI VARI
Alcuni risultati critici sulle complesse problematiche testuali,
intertestuali e metapoetiche riguardanti le opere letterarie oggetto
delle monografie sono apparsi anche nelle seguenti sedi:
Pascoli/Esiodo: Tre versi dell’Ascreo, in “Quaderni Urbinati
di Cultura Classica”, 33 , 4 (n.s.), 1980, pp. 131-143.
Saba legge Saba: forme, dinamiche e funzioni dell’intertestualità,
in G. Bogliolo (a cura di), Percorsi intertestuali, Fasano, Schena,
1997, pp. 277-303. Allusività e reticenza nella poesia pascoliana,
in G. Cerboni Baiardi, A. Oldcorn e T. Mattioli (a cura di),
Lettura Pascoliana Urbinate, Atti del Convegno di Studi (Urbino,
21-22 settembre 1996), Ancona, il lavoro editoriale, 1998, pp. 73-96.
“ In così appannato specchio mirandomi”: la Vita di Vittorio
Alfieri e la messinscena dell’identità, in P. Toffano (a cura
di),
La scrittura autobiografica fino all’epoca di Rousseau,
Fasano, Schena, 1998, pp. 199-221.
Particolarmente studiata è stata la poesia di Salvatore Quasimodo,
investigata nelle sue soluzioni retoriche, nelle diverse rappresentazioni
ottenute dall’io poetante e nelle funzioni assolte dallo stesso,
nelle sue figurazioni simboliche e nell’ottica della dialogicità
che intercorre tra i vari testi, a prescindere dal genere di appartenenza.
Giuoco del riflesso, la scrittura quasimodiana viene così a configurarsi
come un mosaico le cui tessere, in versi o in prosa, ordiscono una
tela di rimandi continui tra classicità e modernità, privato e sociale,
emotività e razionalità. A questo riguardo, risultati critici sono
stati presentati in Convegni nazionali e internazionali e in miscellanee:
La poesia di Salvatore Quasimodo dalla sinestesia all’ossimoro,
ovvero dal mito all’armonia della dissonanza, in G. Finzi (a
cura di), Salvatore Quasimodo la poesia nel mito e oltre,
Atti del Convegno Nazionale di Studi (Messina, 10-12 aprile 1985),
Roma-Bari, Laterza, 1986, pp. 61-78.
Sulle tracce dell’“io” poetico in “Acque e terre” e “Òboe sommerso”
di Salvatore Quasimodo, in G. Arbizzoni e M. Bruscia (a cura
di), Studi per Eliana Cardone, Urbino, Università degli
Studi di Urbino, 1989, pp. 245-263.
La Sicilia di Salvatore Quasimodo: figurazioni, pretesti e alibi,
in “Bloc notes” (Bellinzona), 28-29, 1993, pp. 67-80.
I “Discorsi sulla poesia” di Salvatore Quasimodo: l’isola come
poetica, in G. Rizzo (a cura di), L’identità nazionale
nella cultura letteraria italiana, Atti del 3° Congresso Nazionale
dell’ADI (Lecce-Otranto, 20-22 settembre 1999), tomo II, Galatina,
Mario Congedo Editore, 2001, pp. 265-279.
I Discorsi sulla poesia e la lirica di S. Quasimodo: un dialogo
tra testi, in “Rivista di letteratura italiana”, XXI, 1-2,
2003, pp. 263-267 [Atti del Convegno Internazionale di Studi Nell’antico
linguaggio altri segni. Salvatore Quasimodo poeta e critico, a cura
di G. Baroni (Milano, 18-19 febbraio 2002)].
La poesia quasimodiana, “questo peso di parlarmi tacito”,
in “Merope”, in corso di stampa.
La scrittura teatrale dannunziana, sensibile agli echi e alle influenze
del teatro greco classico, e alcuni significativi processi ed accorgimenti
narrativi quali, per esempio, lo statuto dell’interdizione linguistica
nei Promessi Sposi e altri espedienti retorici e argomentativi presenti
nella produzione letteraria in prosa otto-novecentesca più e meno
nota (Alessandro Manzoni, Antonio Conti, Isabella Bossi Fedrigotti,
Antonio Tabucchi, Francesca Duranti), sono stati analizzati in studi
pubblicati in riviste e in volumi collettanei:
“ La città morta” di G. D’Annunzio. Il mito come metafora,
in N. Bonifazi (a cura di),
La tentazione teatrale, Ancona, Bagaloni, 1982, pp. 80-97.
I “Promessi Sposi” e la parola interdetta, in “Studi Urbinati”,
LVIII, serie B3, 1985, pp. 137-150.
Note di lettura: “Di buona famiglia” di Isabella Bossi Fedrigotti,
in “Bloc notes” (Bellinzona), 24, 1992, pp. 135-142.
Antonio Conti: progetto per una raccolta inedita di novelle
e suggestioni teatrali, in A.T. Ossani (a cura di), Quella
maschera. Antonio Conti per il teatro, Atti del Convegno di
Studi (Acqualagna-Pesaro, 5-6 giugno 1998), Fossombrone, Metauro
Edizioni, 2000, pp. 87-118.
Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, ovvero storia di una delega,
in H. Felten e D. Nelting (Hrsg.), ...una veritade ascosa sotto
bella menzogna... Zur italienischen Erzählliteratur der Gegenwart,
Frankfurt am Main, Peter Lang, 2000, pp. 1-16.
La narrativa di Francesca Duranti e la tentazione autobiografica,
comunicazione tenuta nell’ambito del III Convegno Internazionale
Grafie del sé. Letterature comparate al femminile (Bari, 3-5 novembre
2000), in corso di stampa.
La produzione letteraria dello scrittore marchigiano Raul Lunardi
è stata esaminata pressoché interamente in molti contributi e al
2000 risale la cura, da parte di Teresa Ferri, della stampa dell’ultimo
romanzo Un eroe qualunque, di cui la stessa ha redatto
il saggio introduttivo. Si veda: “ Far grosso e la corporeità”:
proposte critiche di Raul Lunardi, in “Memorie e Rendiconti”,
Istituto Marchigiano, Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Ancona,
XXV, 3, Memorie (1986-87), 1987, pp. 13-25.
Raul Lunardi, una lunga ‘fedeltà’: la vicenda editoriale di
“Jane” e il carteggio Lunardi-Calvino-Vittorini, in “Memorie”
dell’Accademia Marchigiana di Scienze, Lettere ed Arti di Ancona,
XXXIV, 1995-96, pp. 309-331.
Un eroe senza nome, ovvero il fare letterario come identità
e Nota biografica, in Raul Lunardi, Un eroe qualunque,
a cura e introd. di T. Ferri, Ancona, il lavoro editoriale,
2000, pp. 5-22 e pp. 23-26.
Le “Poesie” di Raul Lunardi tra miele e assenzio, Scrivere per
la vita, in “ Studi Urbinati”, pp. 491-511, in corso di stampa
[Giornata di Studio in onore di Raul Lunardi (Urbino, 3 maggi0 2000)].
Fin dagli anni Ottanta, l’attenzione critica di Teresa Ferri si
è inoltre indirizzata ad esplorare, attraverso operazioni di recupero,
l’ambiente letterario abruzzese tra Otto e Novecento, restituendo
interesse a voci che, sebbene poco note nel panorama italiano, si
costituiscono come attendibili testimonianze della vivacità intellettuale
di circoli e cenacoli culturali dell’epoca, quale per esempio il
cenacolo di Francesco Paolo Michetti a Francavilla al Mare, frequentato
anche dal D’Annunzio insieme ad illustri rappresentanti del contesto
artistico e musicale abruzzese-partenopeo. Sulla produzione narrativa
di Domenico Ciàmpoli, Teresa Ferri ha curato la ristampa della raccolta
di novelle Fra le selve, ha pubblicato il volume Antologia ciampoliana
insieme a due contributi, uno negli Atti del noto Convegno nazionale
aquilano, l’altro in “Rivista Abruzzese”:
Introduzione e cura della ristampa di Domenico Ciàmpoli, Fra
le selve. Novelle abruzzesi, Sala Bolognese, Forni, 1981, pp.
386 (pp. 5-41).
Antologia ciampoliana, prefaz. di T. De Mauro, Lanciano,
Rocco Carabba, 1983, pp. 212.
L’Abruzzo di Domenico Ciàmpoli, in C. Felice e L. Ponziani
(a cura di), Intellettuali e società in Abruzzo tra le due guerre.
Analisi di una mediazione, Atti del Convegno di Studi (L’Aquila,
17-19 ottobre 1985), vol. II, Roma, Bulzoni, 1989, pp. 656-664.
Recuperi ciampoliani: “Faville”, in “Rivista Abruzzese”,
XLIV, 2, 1991, pp. 93-96.
La scrittura memorialistica dell’abruzzese Ettore Janni è stata
oggetto di uno specifico intervento congressuale: L’operazione
autobiografica, in AA.VV., Ettore Janni, Atti del Convegno
Nazionale di Studi (Atessa, 20-21 aprile 1985), Chieti, Trimestre
Editrice, 1990, pp. 113-122.
Teresa Ferri ha inoltre curato una raccolta antologica di poesie,
edite e inedite di Evandro Marcolongo, che costituisce un’ulteriore
tappa all’interno di questo percorso di ricerca, teso a far conoscere
o a riproporre all’attenzione presenze che, seppur considerate ‘minori’,
si fanno segno e documento sia della cultura letteraria abruzzese
tra i due secoli sia dei profondi legami che vennero a stabilirsi
tra musicisti, pittori, scultori, studiosi e letterati dell’epoca.
Frutto di un impegnativo lavoro di selezione dell’ingente materiale
lirico prodotto dal Marcolongo, la sìlloge cerca di mettere in luce
l’avventura letteraria del poeta abruzzese che, pur compiutasi nel
segno della tradizione più accreditata (si va dai Lirici Greci a
Orazio, da Dante a Foscolo, Leopardi, D’Annunzio, Montale, ecc.),
si rivela di notevole interesse per l’ansia innovativa che l’ha
animata in quel coniugare sapientemente antico e moderno, letteratura
colta e letteratura popolare, italiano e dialetto all’interno della
sua rapita affabulazione poetica. Cura e saggi introduttivi del
volume: Evandro Marcolongo, A chiuse ciglia, Pescara, Tracce,
1997, pp. 374 (di Teresa Ferri: pp. 13-54, 59-63, 75-79, 91-96,
115-120, 139-143, 157-162, 183-192, 209-215, 233-240, 257-264, 287-293,
311-319, 337-344, 363-366). Evandro Marcolongo: cultura e poesia
testimonianze di una vita, in “ Associazione Ortonese di Storia
Patria”, Quaderno di ricerca, 2, 2001, pp. 5-14