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I dati a confronto in due studi
Diffamazione: magistrati campioni di querele
Il Gip del tribunale di Roma: “Il magistrato non dispone di altri strumenti di replica per rispondere agli attacchi della stampa”

Record di querele dalla magistratura ai giornalisti. Secondo i giudici però, la stampa non usa correttamente lo strumento della rettifica. Che gli eviterebbe molti guai giudiziari. Ma dopo magistrati e politici, gli stessi giornalisti si querelano tra loro.

Un quarto delle sentenze emesse dal tribunale penale di Milano sono a favore di magistrati. Un quarto delle cause penali e civili pendenti nei vari tribunali italiani sono intentate da magistrati contro i giornali. Mentre il Parlamento discute come riformare il reato di diffamazione a mezzo stampa (la legge, approvata alla Camera è ora al Senato), due studi, uno commissionato dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia, l’altro richiesto dall’Ordine nazionale, aggiungono dati e cifre al reato commesso con più frequenza dai giornalisti.


In classifica i magistrati sono preceduti solo dai “privati cittadini”, persone che muovono causa ai giornali perché colpiti nell’interesse privato e non nella loro funzione pubblica. Seguono i politici, gli imprenditori e, a sorpresa, gli stessi giornalisti.
L’altro dato interessante evidenziato dalle due inchieste riguarda l’incidenza delle condanne. Per lo studio di Galbiati e Peron, gli avvocati che hanno realizzato la ricerca per conto dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, le domande di risarcimento danni in sede civile sono accolte con più facilità (56 per cento), mentre si rileva un equilibrio tra sentenze penali di assoluzione e condanna (48 per cento contro 52 per cento). La sanzione più utilizzata rimane quella della multa sia in sede civile sia in quella penale.


Lo studio Peron-Galbiati. A Milano, tra il 2001 e il 2002, nei giudizi civili di primo grado, il 18 per cento di chi sporge denuncia è rappresentato da magistrati. Si arriva al 44 per cento quando si analizzano le sentenze di appello. Anche in sede penale le cose non cambiano: il 23 per cento in primo grado e il 27 per cento dei querelanti in appello sono magistrati. Per quanto riguarda le altre categorie, nelle sentenze del tribunale civile i politici rappresentano il 12 per cento, gli imprenditori l’8 e i giornalisti il 4 per cento. In sede penale i politici sono il 16 per cento, gli imprenditori il 15 e i giornalisti il 3 per cento. Lo studio si riferisce a 203 sentenze civili emesse dal tribunale e a 194 dalla Corte di appello di Milano negli anni 2001/2002.


Lo studio di Roberto Martinelli. Un dato simile arriva anche dal monitoraggio su scala nazionale delle citazioni civili e delle querele presentate contro quotidiani e settimanali che Roberto Martinelli, consulente giuridico dell’Ordine nazionale dei giornalisti, ha realizzato dal 1997 al 2004 testando diversi tribunali del territorio italiano. Su un totale di 657 cause civili pendenti, 133 sono proposte da magistrati, mentre su 402 penali sono 91 i magistrati che querelano i giornalisti. Più alta per Martinelli la percentuale dei giornalisti che sporgono querela contro i colleghi: 7,48 per cento nelle cause civili e 5,51 nelle cause penali.

La ricerca, condotta sulle maggiori testate a stampa nazionali, rappresenta però un campione parziale. Come dice lo stesso Martinelli infatti, “non tutti i giornali hanno comunicato le proprie cause pendenti. Abbiamo per esempio molti dati che riguardano Il Messaggero, Il Mattino e Il Giornale. Più reticente Repubblica”. Il fenomeno può essere interpretato in modi diversi. “Le domande di risarcimento – dice Martinelli - trovano una buona accoglienza nelle aule dei tribunali, i magistrati decidono di altri magistrati e spesso emanano sentenze in favore dei loro colleghi. Siamo di fronte ad una giustizia domestica.”


Più cauto il giudizio di Emilio Galbiati: “Il periodo preso in considerazione dal nostro studio – dice l’avvocato - riguarda un arco di tempo, il 2001/2002, delicato per i magistrati perché esposti a molte critiche a mezzo stampa”. In sede penale poi, nonostante l’alto numero di querele presentato dai magistrati, la percentuale di assoluzioni e condanne (circa il 50 per cento) è la stessa rispetto alle querele presentate da altre categorie, come quella dei politici. Il dato sembra smentire perciò la presunta parzialità dei giudici che si trovano a decidere cause riguardanti i colleghi.

La parola al giudice. Il Gip del tribunale di Roma, Marco Mancinetti, mette in guardia dalla lettura di questi dati come un accanimento della magistratura contro i giornalisti. Sottolinea però che quando un magistrato viene attaccato dalla stampa, non ha le stesse possibilità di replica che ha, per esempio, un politico. “Il riserbo e il ruolo istituzionale che competono a un magistrato – dice Mancinetti – non gli permettono di difendersi attraverso dichiarazioni forti. Diverso sarebbe se i giornali imparassero ad usare lo strumento della rettifica in maniera corretta. Se la stampa vuol essere funzionale alla democrazia deve farlo in entrambi i sensi: grande spazio al diritto di critica e stesso spazio al diritto di rettifica. Probabilmente in questo modo il numero delle querele diminuirebbe”.

Disegno di legge licenziato in prima lettura alla Camera: www.associazionedeicostituzionalisti.it/cronache/attivita_organi/diffamazione/ddl.pdf

Iter della legge in discussione al Senato: www.senato.it/leg/14/BGT/Schede/Ddliter/22138.htm

Cause civili Corte di appello di Milano:www.odg.mi.it/diffa_crtcivil.htm
Cause civili Tribunale di Milano:www.odg.mi.it/diffama_tribciv.htm
Cause penali Corte di appello di Milano:www.odg.mi.it/diffama_corte_app.htm
Cause penali Tribunale di Milano: www.odg.mi.it/diffama_trbpen.htm

Articolo di Roberto Martinelli sullo stato della diffamazione: http://www.odg.mi.it/convegno.htm

Il giudizio del Presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia sulla riforma: http://www.francoabruzzo.it/