Nuove regole
per il giornalismo economico. Le introduce una Carta dei doveri
dell’Ordine nazionale. Rivolta a questo delicato settore dell’informazione,
affianca nuovi principi a quelli del 1993. Allora la Carta dei Doveri,
punto di riferimento per tutti i giornalisti, affrontava già
i reati di manipolazione di notizie. Dopo i crack finanziari di
Cirio e Parmalat, è nato il bisogno di precisare meglio i
doveri del giornalista economico e finanziario. Per impedire la
diffusione di notizie false e fuorvianti che turbino i mercati o
nascondano situazioni di crisi finanziaria (aggiotaggio) o che procurino
profitti ai giornalisti (insider trading). In linea con le indicazioni
dell’Unione europea.
I nuovi doveri del giornalista
Restano valide le regole del 1993. Il giornalista economico non
può servirsi di informazioni su titoli finanziari per influenzare
l’andamento del mercato o per ottenere guadagni. Quindi non
può giocare in borsa su titoli di cui scrive. Inoltre non
può ricevere pagamenti, regali, vacanze dalle aziende di
cui si occupa. L’autonomia della sua professione è
un altro punto cardine. Questo gli impedisce ad esempio di diventare
consulente delle società di cui si occupa nei suoi articoli.
Non può comparire in pubblicità a meno che non lo
faccia gratis per iniziative sociali, culturali o umanitarie.
Ma adesso c’è dell’altro per chi fa informazione
economica. Se parla di vicende in cui il suo editore ha interessi,
il giornalista deve farlo sapere al lettore. Questo dovere di trasparenza
riguarda in particolar modo il direttore. Quando analizza le prestazioni
finanziarie di una società, chi informa deve sempre rivelare
la sua fonte. Queste sono le principali novità del documento.
Lo spiega Claudio Alò, uno degli autori della Carta e consigliere
nazionale dell’Odg. “Nei media, soprattutto in tv e
in particolare in Rai - dice - c’è l’abitudine
di dare notizie parziali. L’etica se la stanno un po’
scordando. Vogliamo tutelarla. Lo ricordiamo soprattutto ai direttori".
Questo è uno degli scopi del documento. L'altro è
adeguarsi alle indicazioni della Ue. La direttiva sugli abusi di
mercato infatti chiede al giornalista finanziario più chiarezza.
Deve indicare la fonte e il ragionamento che lo spinge a fare una
valutazione su un titolo. Per evitare indicazioni approssimative
che possano influenzare il mercato e dietro cui possano celarsi
interessi di gruppi editoriali. “Non chiediamo al giornalista
di fare inchieste sul suo editore- continua Alò - ma di dare
al lettore la notizia che lo riguarda, senza manipolarla. Questo
vale soprattutto da noi dove non ci sono editori puri.”
Il ruolo della Consob
Gli indirizzi della Ue li attua un’unica autorità
in ogni stato membro. Nel nostro caso, la Consob (Commissione nazionale
per le Società e la Borsa). Lo prevede il disegno di legge
di attuazione in parlamento. Ma allo stesso tempo l’Ue riconosce
il ruolo di autoregolamentazione degli Ordini professionali. A condizione
che i codici soddisfino le indicazioni europee. Ecco allora la necessità
di una nuova Carta. “La normativa in discussione è
tutta da vedere. Nell’attesa, ci tuteliamo con questo documento
di indirizzo”, precisa Alò. È la speranza anche
di Riccardo Sabbatini, de Il Sole24ore che ha collaborato alla stesura
della Carta. “La legge italiana sta seguendo quella europea
quando dice che le notizie false e tendenziose vanno valutate in
base alle regole deontologiche. Ma come va interpretata questa norma?
Vedremo”.
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(18 febbraio 2005)
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