| Storie
confezionate con un kit multimediale
Gli ultimi scenari di guerra e la sciagura dello
tsunami in Asia lo scorso dicembre hanno reso questi telereporter
i veri protagonisti. Rainews24, a poche ore dalla
tragedia, disponeva di servizi inconcepibili con una troupe tradizionale,
ottenuti tramite uno dei giornalisti della testata. Equipaggiato
con un kit di ripresa digitale e adeguatamente addestrato, il reporter
è accorso a Banda Aceh, in Indonesia, con i mezzi di fortuna
che hanno raggiunto l’isola devastata dal maremoto.
Maurizio Torrealta,
giornalista Rai e attuale caporedattore di Rainews24, ha potuto realizzare
servizi in diversi paesi del Medio Oriente: in Libano, Siria e Israele,
senza passare per i canali di riversamento tradizionali che spesso
comportano censure. Ha girato nella striscia di Gaza con una telecamerina
Sony ad alta risoluzione trasmettendo i servizi già montati
in un Internet point del posto. Si è poi recato in Iran e ha
catturato lo sfilare di donne velate nel cortile della moschea di
Isfahan. Immagini proibite, rubate ad un mondo lontano grazie alle
tecnologie più avanzate. Come
suggerisce Martino Seniga, vice caporedattore di
Rainews24: “Il reporter fai-da-te s’insinua
nella screpolatura tra il grande evento programmato e l’imprevisto,
creando un linguaggio nuovo e un particolare utilizzo dei mezzi
di produzione e distribuzione. Il nostro canale, che è l’unico
ad avere accordi con l’Usigrai per la sperimentazione dei
kit di ripresa digitale, ha superato i limiti di una rete nata solo
per la postproduzione proprio grazie a questo strumento. Il 50-60%
dei nostri magazine sono confezionati da giornalisti multifunzionali
che riescono a muoversi con estrema agilità e a costi ridotti”.
Edoardo Fleischner, esperto multimediale,
è uno degli ideatori del canale all news della Rai. “Il
nostro ideale era un one-man-station in grado di riassumere
in sé le qualità di giornalista, teleoperatore e montatore.
Rainews24 è l’unico canale della Rai predisposto per
la sperimentazione tecnologica e dunque l’ambito di naturale
applicazione delle innovazioni al mestiere giornalistico”.
Non appena la qualità audio-video delle riprese
è parsa accettabile anche ai tecnici, la rivoluzione ha avuto
avvio, anche se in Italia sono ancora in pochi ad entusiasmarsi.
Frontiere del teledigitale portabile
La miniaturizzazione degli strumenti di ripresa
e la progressiva
riduzione dei costi da parte delle redazioni
giocano un ruolo di primo piano. Nel giornalismo anglosassone sono
tanti i professionisti che imbracciano le armi del mestiere, trasformandosi
in one-man-band. Telecamera ultraleggera, laptop Wi-fi
e telefono satellitare gli strumenti essenziali di un mestiere in
evoluzione che in molti definiscono no-where technology per
le opportunità che apre in contesti ambientali ostili al
giornalismo tradizionale. Il giornalista riduce così la propria
distanza da fatti e persone coinvolte. Le interviste divengono colloqui,
i testimoni si sentono meno a disagio grazie alle tecniche di ripresa
meno invasive.
Resta il timore che la qualità del prodotto
finale risulti meno garantita a livello audiovisivo. Le difficoltà
riscontrate sul campo dai giornalisti che lavorano nei grandi apparati
di produzione
riguardano la necessità di maggiore coordinamento
del telereporter con la line redazionale e l’individuazione
del canale
migliore per il riversamento del materiale. Non
si tratta di una generica assistenza tecnica, ma di una vera e propria
assistenza editoriale adeguata ai nuovi media, che permetta la trasmissione
a piattaforme diversificate.
Ostacoli accettabili, considerati i vantaggi sul
campo che la tecnologia apporta al mestiere giornalistico in termini
di maggior tempestività e agilità dell’informazione
televisiva. E’ così che il giornalismo professionale
risponde alla sfida lanciata dalla marea di filmati amatoriali che
quotidianamente si riversa nei circuiti internazionali e su Internet.
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