Venire incontro
alla sete di cultura dei cristiani nei paesi a maggioranza mussulmana,
favorire gli scambi culturali fra i cristiani d’Europa, Nord-africa
e Medio oriente, stimolare il dialogo con l’islam: sono gli
obiettivi di una nuova rivista plurilingue, Oasis. Una pubblicazione
con una forte impronta religiosa, in cui trovano spazio molti elementi
di stampo giornalistico.
La rivista è stata presentata ieri durante una conferenza
stampa all’Unesco: la conferenza è stata animata da
George Malbrunot, uno dei due giornalisti francesi rapiti in Iraq,
e ha visto presenti il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia
e patrocinatore della rivista, mons. Francesco Follo, osservatore
permanente della Santa Sede presso l’Unesco e Hans-Heinrich
Wrede, presidente del consiglio esecutivo.
Oasis (al-Waha in arabo, Nakhlistan in urdu) è la pubblicazione
semestrale del Centro Internazionale Studi e Ricerche Oasis (Cisro),
promosso da Angelo Scola, ed è la rivista ufficiale dello
Studium Generale Marcianum, il polo pedagogico-accademico voluto
nella città lagunare dallo stesso patriarca.
Attorno ad Oasis si sono raccolte una cinquantina di importanti
personalità del mondo ecclesiastico, culturale e giornalistico.
Per citare qualche nome, fanno parte del comitato promotore il cardinale
Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, e l’arcivescovo
Crescenzio Sepe, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione
dei popoli. Entrambi sono nomi che, assieme a quello di Scola, circolano
nei pronostici sul dopo-Wojtyla.
La rivista è organizzata in sette sezioni: ospita riflessioni
e analisi (il primo numero è dedicato a una definizione dei
concetti di maggioranza e minoranza), documenti, interviste, reportage,
contributi di vario genere e recensioni di libri e film.
Nel primo numero, uscito a gennaio, la componente strettamente
giornalistica trova la sua espressione in un reportage di Camille
Eid, giornalista libanese dell’Avvenire, che racconta la fuga
verso la Siria delle comunità cristiane irachene dopo la
caduta del regime di Saddam Hussein. Il servizio di Eid è
completato da due interviste sul tema: la prima a Abdelhamid El
Ouali, rappresentante dell’Unhcr (l’Alto commissariato
delle nazioni unite per i rifugiati) a Damasco, la seconda a mons.
Shaba Matoka, arcivescovo siro-cattolico di Baghdad.
Sempre di taglio giornalistico l’intervista del direttore
Roberto Fontolan a padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra
Santa a Gerusalemme. La Custodia di Terra Santa è un’istituzione
fondata nel 1217 da san Francesco e che da allora opera in varie
regioni del Medio oriente, occupandosi della cura di luoghi religiosi
e svolgendo attività sociali e culturali.
Infine, trova spazio nel primo numero un servizio fotografico dedicato
alla comunità copta del Cairo.
Ma qual è il senso di un’attività di tipo giornalistico
nel contesto di una rivista culturale il cui scopo più profondo
è comunque la testimonianza religiosa? “La professione
giornalistica - spiega Roberto Fontolan, direttore di Oasis - è
solo uno degli elementi. Il mio compito è fornire una lente
di ingrandimento su alcuni fatti particolarmente importanti”.
“Oasis – aggiunge Martino Diez, caporedattore della
rivista – vuole essere anche uno sguardo aperto sull’attualità,
pur con i limiti imposti dalla cadenza semestrale. Si parte dai
fatti, dai problemi, per poi individuare delle proposte di soluzione.
Queste troveranno spazio all’interno degli altri contributi,
che sono concepiti piuttosto in un’ottica di analisi e di
ricerca di risposte".
Tenendo conto dei destinatari, Oasis esce in quattro edizioni bilingui:
italiano-arabo, francese-arabo, inglese-arabo, inglese-urdu. L’urdu,
oltre ad essere la lingua ufficiale del Pakistan, è anche
la lingua franca per i mussulmani di tutto il sub-continente indiano.
E per il futuro si pensa anche ad un’edizione in indonesiano.
La tiratura del primo numero è stata di circa 4000 copie,
ma è destinata ad aumentare presto. I canali di distribuzione
sono diversi: la rivista è distribuita in circa 300 librerie
italiane; un secondo sistema è l’abbonamento, per Italia,
Europa e Stati Uniti. Per quanto riguarda, invece, i paesi a maggioranza
mussulmana del Vicino e Medio oriente, dal Nord-africa al Pakistan,
si è pensato a un metodo inedito: vengono inviate delle copie
ai vescovi, che poi si preoccupano di farle circolare all’interno
delle comunità, ma anche a docenti universitari, diplomatici,
centri culturali. Questo sistema offre un ulteriore vantaggio: dà
la possibilità di creare contatti per contributi futuri.
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