“Le stazioni televisive
dovrebbero dire ai telespettatori che cosa stanno guardando”.
Lo ha detto George W. Bush in una conferenza stampa, il 16 marzo.
il giornalista chiedeva al Presidente se produrre servizi televisivi
senza rivelarne apertamente la fonte potesse sollevare questioni
etiche di rilievo. Una domanda dalla risposta quasi scontata nel
tradizionalmente ineccepibile giornalismo americano.
In questo caso però la fonte, il produttore, gli operatori
e il giornalista stesso erano tutti impiegati dell’amministrazione
Bush. In effetti, ammette il Presidente, “sono molti i dipartimenti
dell’amministrazione che hanno prodotto video-news negli ultimi
anni: il dipartimento dell’agricoltura, quello dei trasporti
e anche il dipartimento della difesa”.

(link al video pubblicato sul sito del NYT: registrazione obbligatoria
e gratuita)
NEW YORK TIMES: la
denuncia
La vicenda è stata sollevata il 13 marzo dal New York Times,
che titolava in prima pagina: “Sotto Bush, una nuova era di
servizi televisivi preconfezionati”.
Eccone alcuni esempi, tratti dal NyT: “Grazie Bush, grazie
USA” grida felice un iracheno americano a Kansas City. Un
“altro successo” dell’amministrazione Bush “ha
portato più sicurezza nei trasporti aerei statunitensi”.
Si tratta di brevi segmenti dei servizi preconfezionati dagli uffici
di relazioni pubbliche pagati dal Governo. Il primo prodotto dal
Dipartimento di Stato il secondo da quello dei trasporti.
Ma Bush ricorda che fintanto che le “notizie” riportano
fatti e non opinioni, come stabilisce il dipartimento di Giustizia,
questi prodotti televisivi sono del tutto legali.
Il problema è che queste “news releases” sono
in tutto e per tutto simili a veri servizi giornalistici: c’è
persino il reporter che, col microfono in mano, racconta le notizie
e si guarda bene dal rivelare che lavora per il Governo. A questo
spesso vengono aggiunte circostanziate indicazioni che suggeriscono
al conduttore del telegiornale locale come lanciare il servizio.
LA CATENA DI DISTRIBUZIONE
Secondo il New York Times, un’analisi accurata dei servizi
prodotti dal governo mostra come la tradizionale linea di separazione
tra giornalismo e pubbliche relazioni sia diventata sempre più
sfumata. Nel contesto dell’informazione statunitense, infatti,
circola una notevole mole di materiali governativi che si disperde
all’interno dei portali web, delle trasmissioni satellitari,
delle concessioni locali; materiali che riemergono, solo alla fine,
nelle case dell’utente televisivo, “ripuliti”,
come se fossero il prodotto di giornalismo indipendente. Diversi
network televisivi hanno avuto un ruolo importante in questa catena
di responsabilità. Medialink Worldwide è un’agenzia
che distribuisce circa 1000 video l’anno, la maggior parte
dei quali commissionati da grandi corporations. La Fox ha concluso
con Medialink un accordo per distribuire i servizi video a 130 affiliate
attraverso la sua rete che assicura la fornitura gratuita di prodotti
audiovisivi, Fox News Edge. La Cnn distribuisce lo stesso tipo di
prodotto a 750 stazioni televisive tra Stati Uniti e Canada attraverso
Cnn Newsource; anche Associated Press Television Network si serve,
per i medesimi scopi, della sua Global Video Wire. Quando alle TV
locali americane mancano le risorse per coprire tutte le notizie,
il rischio è che facciano sempre più affidamento su
immagini che circolano sui network internazionali: sono immagini
delle quali il pubblico finisce per ignorare del tutto la fonte,
spesso celata o non dichiarata dalle testate che se ne servono.
Un rischio, questo, che emerge anche nel rapporto "The State
of the News Media" (una serie annuale, sponsorizzata dal Project
for Excellence in Journalism)
QUANTO COSTA
La pratica dei video governativi di fattura giornalistica non riguarda
solo Gorge W. Bush, ma anche le amministrazioni precedenti. Uno
studio del partito democratico del Congresso mostra anche che la
spesa della prima amministrazione Bush (2000-2004) in pubbliche
relazioni è stata di 254 milioni di dollari, esattamente
il doppio di quanto speso dall’amministrazione Clinton.
È proprio la spesa finanziata dai contribuenti a porre il
problema della legalità di questa pratica.
Il Governement Accountability Office (GAO), l’organo di controllo
del Congresso, accusa Bush di aver violato la legge. David M. Walker,
controllore generale e capo del GAO, ha dichiarato: “Anche
se le agenzie dei dipartimenti hanno il diritto di produrre informazioni
sul loro operato amministrativo, non possono utilizzare fondi provenienti
dal gettito fiscale per produrre servizi preconfezionati che devono
essere visti dall’audience televisiva nascondendo o non chiarendo
esplicitamente che la fonte di tale prodotto è l’agenzia
stessa”.
Il dipartimento di Giustizia (di nomina governativa), ha risposto
così al GAO, che chiedeva di pronunciarsi sul tema: il Governo
non è tenuto a rivelare di aver prodotto i servizi televisivi.
La responsabilità della rivelazione finale della fonte pesa
interamente sulla stazione televisiva che manda in onda il servizio.
VOLTI NOTI
Karen Ryan, un tempo giornalista della ABC e del PBS, ora consulente
di pubbliche relazioni per la Casa Bianca, ha prodotto circa una
dozzina di servizi per diverse agenzie federali, sia nel 2003 che
all’inizio del 2004.
Due di questi prodotti sono stati oggetto delle indagini del GAO.
Entrambi portavano la tipica firma dell’ex giornalista: “Sono
Karen Ryan, da Whashington”.
“Il salto dal giornalismo alle pubbliche relazioni non è
stato poi così difficile – dice la Ryan – è
quasi la stessa cosa”.
Buona parte dei media si sono schierati contro di lei accusando
la Ryan di essere un’ipocrita.
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