Perché
una norma sia efficace non basta che sia in vigore: occorre che
ci sia un’autorità che la faccia applicare. Se questa
autorità si trova nell’impossibilità di far
valere pienamente il suo potere di controllo e di sanzione, la legge
rischia di rimanere lettera morta.
E’ il caso delle tre le norme che regolano il pluralismo
nell’informazione televisiva durante la campagna elettorale:
due leggi (la 28/2000 e la 313/2003) e un codice di autoregolamentazione
(decreto Gasparri dell’8 aprile 2004). Tutte e tre sanciscono
l’ormai famosa par condicio: la parità di trattamento
nell’informazione e nella comunicazione politica televisiva
di tutti i soggetti in lizza per le consultazioni elettorali.
Nel 1997 è nata, sulle ceneri del Garante per la stampa e
l’editoria, l’Autorità per la garanzia
nelle comunicazioni, che, tra le numerose competenze, ha
anche quella di monitorare il pluralismo dell’informazione
politica. Anche la Commissione parlamentare di Vigilanza della Rai
è investita di un incarico analogo, ma il suo compito è
limitato al servizio pubblico e il potere di sanzionare le violazioni
resta competenza esclusiva dell’Autorità.
La campagna per le elezioni regionali che si terranno il 3 e il
4 aprile è formalmente cominciata il 17 febbraio: data a
partire dalla quale si applicano le disposizioni della par condicio.
Ma dal 10 marzo l’Autorità per le telecomunicazioni
si è ritrovata senza i suoi due organi supremi: il presidente
e il consiglio, giunti quel giorno a scadenza di mandato.
Da allora il parlamento non è stato in grado di nominare
la nuova reggenza e la mancanza di un accordo tra maggioranza e
opposizione farà quasi certamente slittare le nuove nomine
a dopo le elezioni regionali. Risultato: buona parte di questa campagna
elettorale si terrà senza un’autorità che controlli
il rispetto della par condicio, o almeno con un autorità
decapitata.

“Siamo in un regime di assoluta clandestinità. Questa
campagna elettorale si svolgerà senza controllori –
è questo il commento di Giuseppe Giulietti,
deputato Ds e membro della Commissione di vigilanza Rai –
Tutti sapevano che il mandato di Enzo Cheli (ex presidente dell’Autorità,
ndr) sarebbe scaduto in piena campagna elettorale. Con un’operazione
scientifica la maggioranza ha evitato che la successione avvenisse
in tempi rapidi”.
Gli ribatte a stretto giro di posta Alessio Butti,
deputato di An, suo collega in Commissione di vigilanza: “Un’Autorità
monca è una grave anomalia per la democrazia, visto che il
ruolo di questa istituzione è di garanzia. Ma se si è
arrivati a questa situazione la colpa è da ascrivere al centrosinistra.
Ero alla Camera quando sono stati nominati i nuovi commissari: l’errore
che ha portato alle dimissioni dei due consiglieri indicati dall’Unione
è stato un pasticcio ben costruito per impedire la costituzione
del nuovo consiglio”.
Il 16 marzo infatti i due rami del Parlamento avevano nominato gli
otto nuovi commissari dell’Autorità per le telecomunicazioni:
due di loro però, Nicola D’Angelo e Sebastiano Sortino
si sono subito dimessi perché erano stati eletti a far parte
di due commissioni diverse da quelle che avevano annunciato di preferire.
Una parte del consiglio è quindi di fatto insediata, ma
– come confermano fonti interne all’Autorità
– “il consiglio non si è ancora riunito e comunque
un consiglio senza presidente non può considerarsi perfetto”.
Non ci è dato sapere se dall’inizio di questa campagna
elettorale siano state disposte delle sanzioni contro le emittenti
televisive. Per ragioni di riservatezza e di opportunità
l’Autorità non rivela durante la campagna elettorale
i procedimenti in corso. Ma fonti interne dichiarano: “Se
una parte vuole vedere tutelati i propri diritti un’efficace
alternativa è il ricorso a un tribunale ordinario”.
Prima ancora che sanzionare, il compito dell’Autorità
è quello di monitorare il pluralismo dell’informazione
televisiva. Per questo si avvale di centri specializzati che prendono
visione 24 ore su 24 di tutte le trasmissioni delle emittenti nazionali
e elaborano i dati sulla presenza in video di tutti i soggetti politici.
In questo modo l’Autorità dispone di dati oggettivi
per misurare quanto sia assicurata a tutti gli schieramenti la parità
di accesso all’informazione televisiva durante la campagna
elettorale.
Queste tabelle sono rese note con cadenza periodica. Nell’ultima
settimana di marzo, a dieci giorni dalla consultazione elettorale,
sul sito dell’Autorità sono pubblicate le tabelle sul
monitoraggio televisivo della prima metà di febbraio, quando
ancora la campagna elettorale non era formalmente cominciata.
Il centro studi che fornisce all’Autorità i dati sulla
mappatura televisiva dell’informazione politica è il
Centro d’ascolto dell’informazione radiotelevisiva.
Nato nell’1981 come gruppo di ricerca del partito radicale,
da una decina di anni è diventato una società privata.
Da tre anni ha un contratto con l’Autorità.
“Durante la campagna elettorale ogni 15 giorni noi forniamo
all’Autorità un report dettagliato con i dati sul monitoraggio
delle emittenti nazionali – afferma il presidente del Centro,
Gianni Betto – ma la stessa Autorità può accedere
quotidianamente al nostro database che aggiorniamo in tempo reale”.
Perché non rendete noti questi dati? “Noi abbiamo un
contratto con l’Autorità – replica Betto –
sono dati molto costosi e di fatto appartengono ad essa”.
Una volta ottenuti i dati l’Autorità li valuta e spetta
al consiglio decidere quando e come pubblicarli.
Considerata la situazione anomala in cui l’Autorità
si trova oggi e la particolarità del momento, sarebbe auspicabile
che questi dati fossero resi di pubblico dominio con tempestività.
In modo da permettere all’opinione pubblica di controllare
autonomamente lo svolgimento della campagna elettorale. Dati alla
mano.
Gli altri articoli
Chi
non smette mai di guardare la tv
Guida alla rete
Autorità
per le garanzie nelle comunicazioni
Legge
28/2000 (par condicio)
Legge
313/2003 (par condicio per radio e tv locali)
Decreto
ministeriale 8 aprile 2004:
Codice di autoregolamentazione in materia pluralismo
delle emittenti radiofoniche e televisive locali
(23 marzo 2005)
|