Chiudere
un sito è facile, bloccare tutta la rete impossibile. È
la logica alla base di Adopt
a blog, l’iniziativa di John Pasden per aggirare la censura
cinese su Internet. John ha 26 anni, è nato in Florida ma
vive e studia a Shanghai. Su Sinosplice ha lanciato un’idea:
offrire ospitalità ai blog repressi dal governo cinese.

Tutto
parte dalla voglia di difendere la libertà di espressione,
che nel paese asiatico è molto limitata. Chi mette in piedi
un blog in Cina normalmente si rivolge a server gratuiti, che possono
essere filtrati facilmente dal governo. Se un sito è considerato
“dannoso per il popolo" viene subito bloccato: rimane
accessibile da tutto il mondo ma non dalla Cina. Così i blogger
perdono la possibilità di continuare il loro lavoro e, se
non hanno salvato i materiali pubblicati, anche tutta la loro produzione.
La proposta di John è rivolta a tutti gli utenti della rete:
per aderire basta ospitare, in una parte del proprio spazio web,
i blog "sgraditi". Con “Adotta un blog” il
sito censurato può essere subito spostato su un nuovo server,
nello spazio che chiunque può mettere a disposizione. Se
il governo deciderà di oscurarlo di nuovo, il blogger cinese
si potrà rivolgere ad un altro affiliato, e così all’infinito,
in modo che il suo lavoro sia sempre accessibile.
John Pasden è soddisfatto: da tutto il mondo hanno risposto
entusiasti al suo invito. Ma le “richieste di aiuto”
sono ancora poche: forse perché sinosplice è in inglese.
Per questo John sta cercando uno sponsor che possa sostenere l’iniziativa.
vai alla pagina di Adopt a blog
La situazione. La Cina è il
secondo paese al mondo per numero di utenti della rete: 94 milioni
a gennaio 2005 (secondo il rapporto del CNNIC, China Internet Network
Information Center), con un aumento del 18,2% rispetto allo scorso
anno. Ma è anche uno degli stati con la più forte
censura nei confronti dell'informazione su Internet. Dal 1995 il
governo di Pechino ha introdotto oltre 60 norme e regolamenti al
riguardo.
Il controllo sulla rete avviene in due modi: bloccando l'accesso
a Internet agli utenti cinesi e incaricando la polizia politica
di "scovare" i siti che contengono idee "dannose"
per il paese, sintetizzate da parole - chiave come libertà,
cristiano, sesso, tienanmen, verità. Sono più di trentamila
le persone che il governo incarica di navigare a questo scopo.
Nel 2002 la Cina ha bloccato, anche se per un breve periodo, l’accesso
a motori di ricerca come Google e Altavista.
Negli ultimi anni i bersagli principali della censura sono diventati
gli Internet cafè, il mezzo più diffuso per accedere
alla rete, ma anche il più controllato. I locali devono seguire
normative rigidissime e sono sempre sotto controllo, con strumenti
come software di filtro o microcamere. Secondo i dati forniti dalle
stesse autorità cinesi, nel 2004 ne sono stati chiusi circa
50.000 e solo 21.000 hanno potuto riprendere la loro attività.
Amnesty International ha recentemente denunciato che il Ministero
per la sicurezza dello Stato controlla anche le caselle di posta
elettronica individuale.
vai all'intervista a Francesco Visioli, coordinatore per la Cina
della
Sezione Italiana di Amnesty International
Guida alla rete
Empirical
Analysis of Internet Filtering in China
di Jonathan Zittrain e Benjamin Edelman della Harvard Law School
China
Internet Network Information Center
Amnesty
International
Articolo del Corriere della Sera
(8 aprile 2005)
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