Da Teheran a New York, passando per Pechino:
una lingua, tanti mondi da raccontare. È il caso,
ad esempio, di “Radio Italia dell’Irib” che trasmette
dall’Iran: all’interno dei programmi, notizie e interventi
sulle crisi politiche internazionali, approfondimenti sulla cultura
islamica, lettere di esperti e di normali ascoltatori (come quelle
di solidarietà e partecipazione mandate dopo il terremoto
di Bam del 26 dicembre 2003).
Anche “China Radio International” trasmette ogni giorno
da Pechino programmi in lingua straniera. C’è n’è
per tutti: musica tradizionale cinese, programmi di economia, scorci
e racconti sull’estremo oriente raccontato da chi lo vede
per la prima volta (“La Cina ai miei occhi”). La redazione
è “italiana” per modo di dire, visto che i giornalisti,
gli speaker e i traduttori sono tutti cinesi.
Spostandosi un po’ più a est c’è “Radio
Giappone”, che, accanto ai notiziari multilingue sull’Asia,
propone anche un corso di “Giapponese per tutti”, disponibile
in 20 lingue diverse, italiano compreso.
Passando sul continente americano, si trovano tante altre emittenti
che parlano italiano (in Argentina sono quasi 40), questa volta
però nate e pensate per la comunità dei nostri connazionali:
molte a sfondo religioso (come “Family Radio”), altre
di intrattenimento. Per farsi un’idea basta guardare i sorrisi
a 32 denti dei conduttori che dominano le home page dei siti: Joe
Capogreco di “Carosello Italiano” da New York, ad esempio,
o John Richetta di “Tempo Italiano”, con le sue news
sui tornei di bocce. Anche le foto, un po’ stile anni ’80,
dei conduttori di “Radio Montreal” dal Canada sono tutto
un programma, così come i nomi di alcune trasmissioni: “Svegliati
e canta” o “Domani sposi”.
“La radio che vi fa sentire a casa vostra”:
uno slogan che non
vale più. Gli immigrati italiani in Germania e la loro Radio.
In Europa ci sono circa 2 milioni di cittadini di origine italiana.
La Germania è il paese che ne conta di più: dal dopo
guerra a oggi sono diventati quasi 700 mila. Racconta Lilia Bevilacqua,
caporedattrice di Radio Colonia: “Quando nel ’55 arrivarono
i primi italiani per lavorare nella ricostruzione della Germania,
nessuno pensava che sarebbe rimasti per più due anni, i tedeschi
perché credevano che non ne avrebbero più avuto bisogno,
gli italiani perché erano certi di tornare a casa dopo poco
tempo. E invece – spiega la giornalista - il paese ricostruito
aveva bisogno di forza lavoro, anche più di prima. Peccato
che nessuno si era preoccupato di insegnare loro il tedesco”.
I missionari allora si sono dati da fare e hanno ottenuto dalla
radio pubblica uno spazio di un’ora al giorno. Il programma
in lingua italiana fu il primo a trasmettere sulle frequenze della
radio federale tedesca. Era il 1961, il suo nome era “Trasmissione
italiana in Germania”, ma la gente lo chiamava Radio Colonia.
“All’inizio è nato come un service”, continua
Lilia Bevilacqua. “Dava le notizie della Germania e soprattutto
informazioni utili su uffici, lavoro, cassa malattia ecc.”.
A 40 anni di distanza “Radio Colonia” esiste ancora,
e trasmette sulle frequenze di Funkhaus Europa.
Ogni giorno alle sette di sera, per mezz’ora e la domenica
a pranzo per due ora con la trasmissione “Al Dente”.
Tutto pensato per un target doppio: “Non ci ascoltano solo
gli italiani, anzi. Delle telefonate che riceviamo di solito 4 su
10 sono di tedeschi”. Quanto agli italiani, Lilia Bevilacqua
ci tiene a precisare: no allo slogan ‘La radio che vi fa sentire
a casa vostra’. “Casa loro è la Germania, non
l’Italia” spiega. “Noi vogliamo rispecchiare quello
che loro rappresentano qui, con le particolarità che li distinguono
dagli immigrati di altre provenienze. Farli sentire protagonisti
della trasmissione, raccontare dei loro circoli, delle loro pasticcerie,
delle loro storie. Dare loro informazioni sulla Germania che altrove
non troverebbero, neanche sulle radio italiane in Internet”.
Le radio italiane su Internet: fine delle
trasmissioni in onde corte?
Internet, appunto. Da quando la radio si ascolta sulla rete, in
pratica ogni radio italiana è diventata radio che trasmette
nel mondo. Anche sul satellite. Che fine fanno allora le emittenti
nate per trasmettere in italiano in paesi dove in italiano non si
parla? “Le tecnologie cambiano e la radio deve tenerne conto”,
commenta Paolo Morandotti, coordinatore scientifico del sito Italradio.
“Però Internet non può sostituire così
semplicemente il vecchio sistema radiofonico. Radio Svizzera Internazionale
l’anno scorso ha abbandonato del tutto le onde corte per aprire
un servizio informativo, Swissinfo.org, che sarebbe dovuto diventare
l’unico contatto tra la svizzera i suoi concittadini all’estero.
Qualche settimana fa però è arrivata la notizia che
il sito è in crisi, sta per chiudere i servizi in lingua
e lascerà alle radio nazionali il compito di informare i
propri cittadini all’estero”. Che, se conoscono bene
la lingua, se la cavano. Altrimenti, sapranno tutto sulla Svizzera
ma poco del posto in cui vivono. Resta poi l’elemento affettivo:
“Non si può rimpiazzare dall’oggi al domani,
con una tecnologia nuova, una fatta propria dagli utenti e sentita
familiare. In fondo: cosa c’è di più naturale
che accendere la radio?”.
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