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Una scelta
rischiosa che però, oggi più che in passato, è
valorizzata dalla nascita di nuove figure professionali e ben si
adatta alla flessibilità del mercato del lavoro.

Un’opportunità che anche gli studenti delle scuole
di giornalismo non sembrano trascurare, come dimostra la nascita
di Tapioca, un’associazione di free-lance di cui fanno parte
Emanuele Bellano, Stefano Benfenati e Beppe Marchetti, tre giornalisti
professionisti appena usciti dall’Ifg di Urbino.
Tapioca è un associazione senza fine di lucro nata da alcuni
mesi che si occupa di promuovere e distribuire i servizi realizzati
dai giornalisti che ne fanno parte: testi e foto su temi di attualità
nazionale e internazionale. “Lavoriamo di più con le
agenzie e con i quotidiani che non hanno corrispondenti per coprire
alcuni eventi - spiega Beppe Marchetti - mentre le riviste sono
meno legate a un particolare evento di attualità e spesso
hanno una rete fissa di collaboratori. Diverso è il discorso
se si passa attraverso associazioni più conosciute come Lettera
22”.
Testi, foto e credibilità
I nuovi free-lance possono sfruttare la flessibilità del
mercato del lavoro: un giornale preferisce pagare un pezzo piuttosto
che un inviato, ma i free-lance devono essere riconoscibili e offrire
credibilità. Due caratteristiche più facili da ottenere
dopo aver fatto la scuola: fondamentale l’esperienza degli
stage per farsi apprezzare nelle redazioni e “per chi non
ti conosce - continua Marchetti - il fatto di venire da Urbino può
essere una garanzia iniziale”.
Ma per fare bene il libero professionista è altrettanto importante
conoscere il funzionamento di una redazione, come spiega Alessandro
Gandolfi, un altro ex-allievo della scuola di Urbino diventato un
fotoreporter indipendente: “È difficile che i giornali
comprino un servizio senza foto: prima di diventare free-lance è
fondamentale aver fatto esperienza nel mondo del lavoro dipendente
o subordinato, per capire ciò di cui un giornale ha bisogno”.
Molti incentivi, poche certezze
Ma quali vantaggi ci sono a far parte del “popolo delle partite
Iva”? Per i giovani professionisti, innanzitutto c’è
la possibilità di ottenere un regime fiscale agevolato: meno
tasse per i primi tre anni, assistenza gratuita e un credito d’imposta.
E per chi vuole andare oltre ci sono gli incentivi statali e comunitari
per l’imprenditoria giovanile e femminile e per la microimpresa.
Agenzie come Sviluppo Italia offrono suggerimenti e contributi per
chi vuole mettersi in proprio. Qualche rischio in più, ma
le stesse scarse certezze: un’indagine sulle pensioni pubblicata
dal quotidiano Italia Oggi, spiega che tra i giovani lavoratori,
dipendenti e para-subordinati, “quelli che stanno peggio sono
i giornalisti free-lance” che rischiano di non accedere alla
pensione prima dei 65 anni.
Dunque: più competenze, meno garanzie. Il libero professionista
non è un lavoro da dilettanti.
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22
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Sviluppo
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giovanile
Agenzia
delle Entrate
(4 maggio 2005)
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