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Molte competenze richieste, poche garanzie: il lavoro autonomo del giornalista

Professione free-lance


di Fulvio Totaro [e-mail]

Un fascino oscuro ha avvolto, nella storia del giornalismo, la figura del free-lance. Il mito dell’indipendenza e la passione per il viaggio hanno spesso nascosto la precarietà economica dei liberi professionisti del giornalismo. Eppure, per molti giovani giornalisti, diventare free-lance rimane un’opportunità affascinante per accedere alla professione.

Una scelta rischiosa che però, oggi più che in passato, è valorizzata dalla nascita di nuove figure professionali e ben si adatta alla flessibilità del mercato del lavoro.


Un’opportunità che anche gli studenti delle scuole di giornalismo non sembrano trascurare, come dimostra la nascita di Tapioca, un’associazione di free-lance di cui fanno parte Emanuele Bellano, Stefano Benfenati e Beppe Marchetti, tre giornalisti professionisti appena usciti dall’Ifg di Urbino.
Tapioca è un associazione senza fine di lucro nata da alcuni mesi che si occupa di promuovere e distribuire i servizi realizzati dai giornalisti che ne fanno parte: testi e foto su temi di attualità nazionale e internazionale. “Lavoriamo di più con le agenzie e con i quotidiani che non hanno corrispondenti per coprire alcuni eventi - spiega Beppe Marchetti - mentre le riviste sono meno legate a un particolare evento di attualità e spesso hanno una rete fissa di collaboratori. Diverso è il discorso se si passa attraverso associazioni più conosciute come Lettera 22”.

Testi, foto e credibilità
I nuovi free-lance possono sfruttare la flessibilità del mercato del lavoro: un giornale preferisce pagare un pezzo piuttosto che un inviato, ma i free-lance devono essere riconoscibili e offrire credibilità. Due caratteristiche più facili da ottenere dopo aver fatto la scuola: fondamentale l’esperienza degli stage per farsi apprezzare nelle redazioni e “per chi non ti conosce - continua Marchetti - il fatto di venire da Urbino può essere una garanzia iniziale”.
Ma per fare bene il libero professionista è altrettanto importante conoscere il funzionamento di una redazione, come spiega Alessandro Gandolfi, un altro ex-allievo della scuola di Urbino diventato un fotoreporter indipendente: “È difficile che i giornali comprino un servizio senza foto: prima di diventare free-lance è fondamentale aver fatto esperienza nel mondo del lavoro dipendente o subordinato, per capire ciò di cui un giornale ha bisogno”.

Molti incentivi, poche certezze
Ma quali vantaggi ci sono a far parte del “popolo delle partite Iva”? Per i giovani professionisti, innanzitutto c’è la possibilità di ottenere un regime fiscale agevolato: meno tasse per i primi tre anni, assistenza gratuita e un credito d’imposta. E per chi vuole andare oltre ci sono gli incentivi statali e comunitari per l’imprenditoria giovanile e femminile e per la microimpresa. Agenzie come Sviluppo Italia offrono suggerimenti e contributi per chi vuole mettersi in proprio. Qualche rischio in più, ma le stesse scarse certezze: un’indagine sulle pensioni pubblicata dal quotidiano Italia Oggi, spiega che tra i giovani lavoratori, dipendenti e para-subordinati, “quelli che stanno peggio sono i giornalisti free-lance” che rischiano di non accedere alla pensione prima dei 65 anni.
Dunque: più competenze, meno garanzie. Il libero professionista non è un lavoro da dilettanti.

L'esperienza di Tapioca

 

Alessandro Gandolfi

Lettera 22

Free Lance International Press

Sviluppo Italia

Osservatorio per l'imprensitoria femminile

Imprenditoria giovanile

Agenzia delle Entrate