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Rapporto su nord Africa e Medio Oriente. E a Tunisi si apre il summit mondiale su internet

Dalla Tunisia all'Iran, il web spaventa
il Potere

Carcere per i dissidenti online e polizie ad hoc per la rete: questa la nuova frontiera della censura

Il Potere si guarda le spalle dal web. La rete è infatti il nuovo campo di battaglia della censura, come documentato dal rapporto di Human Rights Watch (Hrw) dal titolo “False freedom – Online censorship in middle East and north Africa”. La pubblicazione del rapporto coincide con l’inizio del summit mondiale sulla società dell’informazione, aperto stamattina a Tunisi. Al centro del rapporto c'è il mondo internet in Africa del nord e in Medio Oriente. Nessuno di questi paesi garantisce la libertà di informazione, tantomeno su internet.

Ecco alcuni esempi emblematici sulla censura su internet. Il rapporto completo è disponibile sul sito internet di Hrw.


Arrestati, bloccati, zittiti. Una foto del presidente tunisino Zine al-Abidine Ben Ali campeggia all’interno di ogni internet point di Tunisi. Sotto, un cartello spiega le condizioni per accedere alla rete: “E’ severamente vietato utilizzare dischetti. Non toccare i parametri di configurazione. E’ vietato accedere a siti proibiti”. Poi, quasi si fosse chiesto agli utenti un favore, il cartello si conclude con un conciliante “Grazie”.

Su 106 siti monitorati dal rapporto (quelli che potrebbero essere considerati pericolosi per il regime), 37 sono bloccati. Tra questi, i siti di alcuni movimenti e giornali d’opposizione, nonché il sito di Reporter senza frontiere. Ironicamente, sotto la scure della censura è caduto anche il sito www.richard-gay.com, dedicato a uno sciatore francese: probabilmente è stato bloccato per un equivoco dovuto al nome.

Non mancano le condanne per aver espresso in rete opinioni difformi dalle posizioni ufficiali. Caso emblematico quello di Mohamed Abou, che sta scontando una condanna in carcere per aver scritto un articolo comparativo fra il premier israeliano Ariel Sharon e il presidente Ben Ali. L’articolo è stato pubblicato la notte precedente all’arresto sul sito internet (vietato) www.tunisnews.com.


Una polizia ad hoc. In Egitto, esistono due strutture che controllano la rete: la Gaid (General administration for information and documentation) e il Dccic (Department for confrontino computer and internet crime). Queste strutture monitorano l’utilizzo della rete in tempo reale, grazie al fatto che l’accesso a internet passa attraverso l’azienda statale Egypt Telecom. Secondo il presidente del Gaid, a essere monitorati sono soprattutto gli accessi ai siti pornografici anche se in Egitto, fa notare Hrw, “non esiste alcuna legislazione che vieti l’accesso a questi siti”.

Ma il controllo non è solo sull’accesso alla pornografia. Nel giugno 2002, riporta Hrw, Shohdy Naguib Sorour è stato condannato a un anno di prigione per aver pubblicato sul sito www.wanada.net una satira politica scritta dal padre nei primi anni ’70. Secondo la corte del Cairo, la satira “offendeva la pubblica morale”.

Meno di un anno dopo, nel marzo 2003, Ashraf Ibrahim ha inviato alle organizzazioni internazionali per i diritti umani testimonianze e foto delle violenze compiute dalla polizia nel disperdere manifestanti contro la guerra in Iraq. Due settimane dopo, la polizia ha fatto irruzione nella sua casa confiscando computer, videocamera e altro materiale. Condannato da un tribunale per organizzazione illegale e danneggiamento alla reputazione dello stato egiziano, Ibrahim sta scontando una condanna a tre anni di reclusione.

Fuori dal web donne e minoranze. La censura non manca in Iran, e la repubblica islamica non si preoccupa di difendere una parvenza di libertà. La normativa di riferimento, stabilita dal Consiglio Supremo per la Rivoluzione Culturale, definisce come compito dei provider che forniscono l’accesso a internet “il filtraggio dell’accesso ai siti proibiti, immorali e politici” e “la prevenzione dell’accesso indiretto tramite server proxy”.

Nell’elenco dei siti bloccati, riportato per esteso nel rapporto, ci sono numerosi siti internet in difesa dei diritti delle donne. Presenti nella lista (e quindi oscurati) anche i siti delle minoranze politiche e religiose. La normativa iraniana è molto precisa e non lascia spazio a interpretazioni: i divieti sono descritti minuziosamente.

 

Gli altri articoli

A Tunisi per decidere chi comanda su internet

 

DOCUMENTI

Rapporto Hrw - "False freedom - Online censorship in middle east and north Africa"
(in inglese)

Rapporto Rsf - "You have no rights here, but welcome to Tunisia!"
(in inglese)

GUIDA ALLA RETE

Human Right Watch

Reporter senza frontiere (Rsf)

Freedom House

World Summit on the information society