E’
un vero e proprio mercato, il Porta Portese dell’informazione.
Le trattative non sono gridate in piazza, corrono lungo la rete
telefonica: da una parte i freelance, gli artigiani dell’informazione,
e dall’altra gli editori, e per loro i direttori e i capiredattori
delle testate giornalistiche. Un mercato dove i venditori sono sempre
di più, generalmente guadagnano poco e chiedono più
tutela per la loro arte. Noi, in quel mercato, ci siamo entrati.
I freelance chiedono più tutela. In Italia
sotto la parola “freelance” corre tutto il mondo dei
giornalisti autonomi, dai co.co.co (collaboratori coordinati e continuativi)
ai liberi professionisti veri e propri. 12.793, tanti erano gli
artigiani del giornalismo nel 2004 (la cifra si deduce dal totale
degli iscritti alla gestione separata dell’Istituto nazionale
di previdenza dei giornalisti, “Inpgi 2”). Un fenomeno
in crescita costante. Negli ultimi anni le difficoltà del
mercato giornalistico e l’uso di strumenti più flessibili
per regolamentare i rapporti di lavoro hanno fatto sì che
sempre più persone scegliessero l’attività di
freelance. Quasi 13 mila a tutto il 2004, appunto. Ma a questo dato
bisogna aggiungere tutti quelli, molti, che pur svolgendo attività
giornalistica decidono di non iscriversi all’Inpgi 2 e per
questo non compaiono in nessuna statistica.
La richiesta di una maggiore tutela di questa fetta importante
dei giornalisti italiani è al centro della trattativa del
contratto nazionale di lavoro in corso. Se da un lato la Federazione
italiana editori giornali (Fieg) ritiene impraticabile equiparare
i lavoratori autonomi a quelli subordinati, dall’altro il
sindacato unitario dei giornalisti italiani (Fsni) ritiene improrogabili
quattro questioni. “Innanzitutto serve un tariffario dei compensi
minimi per le singole prestazioni dei freelance – spiega Simona
Fossati, giornalista freelance e dirigente dell’Fsni -, che
freni la corsa all’abbassamento delle retribuzioni portata
avanti da alcuni gruppi editoriali negli ultimi anni. Bisogna inoltre
evitare ritardi nei pagamenti. La 321/2002, la legge dello stato
che prevede pagamenti delle prestazioni di lavoro autonomo entro
30 giorni dalla prestazione stessa, viene spesso elusa”.
“Sono necessari – continua la Fossati - un sistema di
coperture assicurative-previdenziali per il periodo in cui si esercita
un incarico per un determinato editore e la lettera d’incarico
che, in caso di mancata pubblicazione del prodotto, permetta al
giornalista di dimostrare che ha lavorato e deve essere pagato”.
L'inchiesta. Abbiamo sentito cinque freelance,
un direttore di un quotidiano, un caporedattore di un settimanale
e un caporedattore di una rubrica televisiva. L’obiettivo:
cercare di capire le dinamiche dello scambio giornalistico, i trucchi
di chi vende e deve piazzare il suo prodotto e le accortezze e le
ragioni di chi lo acquista. Siamo entrati nella quotidianità
del freelance, per capire come organizza il suo lavoro e di che
strumenti si è dovuto dotare per confezionare i suoi prodotti.
E proprio noi, giornalisti praticanti di una scuola, che in un futuro
non troppo lontano si potrebbero trovare a scegliere questa attività,
abbiamo preso il coraggio a due mani e ci siamo posti, e abbiamo
posto, la domanda più importante: si riesce a campare facendo
il freelance?
Nel 2003, il 27,92% degli iscritti all’Inpgi 2 aveva dichiarato
un reddito tra i 2.500 e i 10.000 euro l’anno. Il 20,57% si
era piazzato nella fascia 10.000-25.000 euro. Il 12,73% aveva reddito
zero.
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(28 novembre 2005)
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