I giornalisti
embedded, il Cia-gate, il fosforo bianco, gli attacchi all’Hotel
Palestine: la guerra in Iraq non avrà forse stabilizzato
l’area mediorientale ma ha di sicuro prodotto gli spunti più
interessanti degli ultimi anni per le riflessioni sulla professione
giornalistica. Ma forse mai così tanti temi (libertà
di stampa, segreto di stato, rapporti con le fonti) erano stati
abbracciati come nella vicenda del presunto piano di Bush per bombardare
la rete satellitare Al Jazeera.
Lo
scoop. La settimana scorsa il quotidiano britannico Daily
Mirror pubblica un pezzo dal titolo “Bush progettava di bombardare
i suoi alleati”. L'articolo fa riferimento a un memorandum
segreto di Downing Street del 16 aprile 2004, trascritto in occasione
di un incontro tra il presidente americano Gorge Bush e il primo
ministro britannico Tony Blair. In quel periodo le forze Usa avevano
lanciato una prima, deludente offensiva contro la roccaforte sunnita
di Falluja e la rete satellitare araba aveva mostrato a tutto il
mondo islamico le immagini scioccanti di quella battaglia, costata
la vita a molti soldati americani. Secondo l’estratto pubblicato
dal quotidiano, Bush avrebbe manifestato nell’incontro con
il premier inglese l’intenzione di bombardare la sede della
tv araba a Doha, nel Qatar. Blair, preoccupato delle conseguenze
devastanti dell’attacco, sarebbe alla fine riuscito a dissuadere
l'alleato dal progetto.

Sempre nello stesso articolo due fonti anonime interne al governo
Blair commentano la notizia: secondo una fonte Bush parlava sul
serio, mentre per l’altra il presidente americano stava scherzando.
Il mistero. Ma come avrebbe fatto il Daily Mirror
ad entrare in possesso del memorandum governativo? Su questo punto
rimane il mistero, anche se la magistratura britannica ha incriminato
per violazione delle norme sulla segretezza David Keogh, un pubblico
ufficiale sospettato di aver passato il documento nel maggio 2004
ad un aiutante del parlamentare laburista Tony Clarke, Leo O’Connor.
Il deputato avrebbe restituito il memorandum al governo britannico,
che però sarebbe ugualmente finito in qualche modo al Daily
Mirror, ma anche ai quotidiani inglesi Times e Guardian.
La notizia rimbalza in tutto il mondo: Downing street si trincera
inizialmente dietro un prudente “no comment”, la Casa
Bianca definisce “strampalata” l’idea dell’attacco
contro Al Jazeera, il personale della rete protesta e chiede la
riapertura delle inchieste sui bombardamenti contro le sedi di Al
Jazeera in Iraq e Afghanistan. Reporter senza frontiere dichiara
di trovare difficile da credere che il presidente americano abbia
realmente discusso questa possibilità.
Lo
stop del procuratore
Il 23 novembre, il colpo di scena: il procuratore generale Peter
Goldsmith (nella foto), avverte gli editori dei tre giornali che
la pubblicazione di ogni ulteriore dettaglio del documento avrebbe
portato all’immediata ingiunzione presso l’alta corte
per violazione del quinto paragrafo del Secret Act, la legge che
disciplina il segreto d’ufficio in Gran Bretagna. Secondo
la normativa inglese è infatti reato entrare in possesso
di informazioni governative o di un documento di un pubblico ufficiale,
se questa persona lo consegna senza un'autorizzazione.
Il giorno seguente Daily Mirror, Guardian e Times pubblicano degli
editoriali, dove dichiarano, pur tra proteste contro la censura
governativa, di accettare la consegna del silenzio sul memorandum
Bush-Balir. Inevitabilmente fioccano proteste e interrogazioni dei
parlamentari contrari alla guerra, ma a distanza di una settimana
la sostanza delle cose non è cambiata: del documento Bush-Blair
nessuno ha scritto più una riga, né in Gran Bretagna
né altrove.
Di questa intricata vicenda con molti punti interrogativi rimangono
perciò, alla fine, solo due fatti certi : esiste un'indagine
della magistratura britannica per "violazione delle norme sulla
segretezza" (che fa quindi presupporre che qualcosa di segreto
sia stato effettivamente violato) e il ricorso al Secret Act da
parte l procuratore Goldsmith , una misura senza precedenti nella
storia della stampa d'oltremanica.
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pubblicarli costa cinque anni"
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Reazione
ufficiale di Downig street
(30 novembre 2005)
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