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Il Daily Mirror: "Bush voleva colpire la rete araba". Ma arriva lo stop della magistratura britannica
Bombe su Al Jazeera, la strana censura di Mr Blair

Il paragrafo 5 del Secret Act blocca ogni ulteriore diffusione del colloquio con il presidente USA


Bush voleva davvero bombardare Al Jazeera?

Dopo lo scoop del Daily Mirror arriva lo stop del procuratore Peter Goldsmitht.

di Gianluigi Torchiani [e-mail]

I giornalisti embedded, il Cia-gate, il fosforo bianco, gli attacchi all’Hotel Palestine: la guerra in Iraq non avrà forse stabilizzato l’area mediorientale ma ha di sicuro prodotto gli spunti più interessanti degli ultimi anni per le riflessioni sulla professione giornalistica. Ma forse mai così tanti temi (libertà di stampa, segreto di stato, rapporti con le fonti) erano stati abbracciati come nella vicenda del presunto piano di Bush per bombardare la rete satellitare Al Jazeera.

Lo scoop. La settimana scorsa il quotidiano britannico Daily Mirror pubblica un pezzo dal titolo “Bush progettava di bombardare i suoi alleati”. L'articolo fa riferimento a un memorandum segreto di Downing Street del 16 aprile 2004, trascritto in occasione di un incontro tra il presidente americano Gorge Bush e il primo ministro britannico Tony Blair. In quel periodo le forze Usa avevano lanciato una prima, deludente offensiva contro la roccaforte sunnita di Falluja e la rete satellitare araba aveva mostrato a tutto il mondo islamico le immagini scioccanti di quella battaglia, costata la vita a molti soldati americani. Secondo l’estratto pubblicato dal quotidiano, Bush avrebbe manifestato nell’incontro con il premier inglese l’intenzione di bombardare la sede della tv araba a Doha, nel Qatar. Blair, preoccupato delle conseguenze devastanti dell’attacco, sarebbe alla fine riuscito a dissuadere l'alleato dal progetto.

Sempre nello stesso articolo due fonti anonime interne al governo Blair commentano la notizia: secondo una fonte Bush parlava sul serio, mentre per l’altra il presidente americano stava scherzando.

Il mistero. Ma come avrebbe fatto il Daily Mirror ad entrare in possesso del memorandum governativo? Su questo punto rimane il mistero, anche se la magistratura britannica ha incriminato per violazione delle norme sulla segretezza David Keogh, un pubblico ufficiale sospettato di aver passato il documento nel maggio 2004 ad un aiutante del parlamentare laburista Tony Clarke, Leo O’Connor. Il deputato avrebbe restituito il memorandum al governo britannico, che però sarebbe ugualmente finito in qualche modo al Daily Mirror, ma anche ai quotidiani inglesi Times e Guardian.

La notizia rimbalza in tutto il mondo: Downing street si trincera inizialmente dietro un prudente “no comment”, la Casa Bianca definisce “strampalata” l’idea dell’attacco contro Al Jazeera, il personale della rete protesta e chiede la riapertura delle inchieste sui bombardamenti contro le sedi di Al Jazeera in Iraq e Afghanistan. Reporter senza frontiere dichiara di trovare difficile da credere che il presidente americano abbia realmente discusso questa possibilità.

Lo stop del procuratore

Il 23 novembre, il colpo di scena: il procuratore generale Peter Goldsmith (nella foto), avverte gli editori dei tre giornali che la pubblicazione di ogni ulteriore dettaglio del documento avrebbe portato all’immediata ingiunzione presso l’alta corte per violazione del quinto paragrafo del Secret Act, la legge che disciplina il segreto d’ufficio in Gran Bretagna. Secondo la normativa inglese è infatti reato entrare in possesso di informazioni governative o di un documento di un pubblico ufficiale, se questa persona lo consegna senza un'autorizzazione.

Il giorno seguente Daily Mirror, Guardian e Times pubblicano degli editoriali, dove dichiarano, pur tra proteste contro la censura governativa, di accettare la consegna del silenzio sul memorandum Bush-Balir. Inevitabilmente fioccano proteste e interrogazioni dei parlamentari contrari alla guerra, ma a distanza di una settimana la sostanza delle cose non è cambiata: del documento Bush-Blair nessuno ha scritto più una riga, né in Gran Bretagna né altrove.

Di questa intricata vicenda con molti punti interrogativi rimangono perciò, alla fine, solo due fatti certi : esiste un'indagine della magistratura britannica per "violazione delle norme sulla segretezza" (che fa quindi presupporre che qualcosa di segreto sia stato effettivamente violato) e il ricorso al Secret Act da parte l procuratore Goldsmith , una misura senza precedenti nella storia della stampa d'oltremanica.

 

 

 

 

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