Ambasciatore
a Washington dal 1997 al 2003, sir Christopher si è scagliato
contro il governo Blair nel suo libro D.C. Confidential.
Inoltre Meyer, con l’avvicinarsi della pubblicazione del libro,
ha rilasciato alcune interviste ai quotidiani inglesi (“La
guerra in Iraq – dice - ci ha esposto al terrorismo”)
e questo ha scatenato le critiche di governo e parlamentari: “E’
conflitto d’interessi - sostengono i critici - chi ha un ruolo
di garanzia dovrebbe evitare di mettersi nei panni di chi dovrebbe
poi controllare”.
La domanda è sempre la stessa: chi controlla i controllori?
E poi: quella del governo Blair è una battaglia giusta o
solo voglia di vendetta?
La “seduzione” del potere. Le critiche
di sir Christopher sono durissime. Secondo l’ex ambasciatore,
il governo Blair è stato “sedotto dal potere degli
Stati Uniti” e non ha neanche tentato di esercitare la propria
influenza su George W. Bush, non tanto per convincerlo a non attaccare
l’Iraq, ma almeno per negoziare le condizioni dell’appoggio
britannico.

Un'incontro tra George W. Bush
e Tony Blair alla Casa Bianca
Meyer, che pure era favorevole alla guerra in Iraq e ancora difende
questa sua scelta, accusa il Primo Ministro di scarsa fermezza:
“Tony Blair – scrive Meyer in D.C. Confidential
– ha scelto di prendere posizione contro Saddam e al fianco
del presidente Bush sulla base di un’idea morale. Ma il supporto
incondizionato a un’alleato ha alcuni svantaggi: mette il
proprio destino nelle sue mani e scoraggia l’analisi dei noiosi
dettagli alla base di una forte e necessaria contrattazione, trascurando
così gli aggrovigliati destini di sunniti, sciiti e kurdi”.
“Le conseguenze della guerra sono sotto gli occhi di tutti
- continua Meyer - il terrorismo in casa nostra si è radicalizzato
e rinforzato, a causa di quello che sta succedendo in Iraq. Non
mi raccontate che stare in Iraq non ha niente a che vedere con questo.
Certo che c’entra”.
I ministri di Blair? “Pigmei politici”.
Le parole più dure l’ex ambasciatore le riserva ad
alcuni collaboratori di Tony Blair: “C’era una minoranza
di buoni ministri, che facevano la figura di guerrieri Masai in
una folla di pigmei”.
Tra le vittime della penna di sir Christopher ci sono anche nomi
importanti dell’entourage di Tony Blair, tutti coinvolti ai
massimi livelli nella partecipazione britannica alla guerra in Iraq.
“Un problema che venne subito alla luce - racconta Meyer -
era la loro mancanza di esperienza di governo”.
Fra i “pigmei” della politica, sir Christopher annovera
l’attuale ministro degli esteri Jack Straw, l’ex ministro
della difesa Geoff Hoon e soprattutto il vice primo ministro, John
Prescott: “Prescott voleva discutere – scrive Meyer
– di tutti i principali temi di politica estera con il vicepresidente
americano. Ma non sembrava mai all’altezza e sembrava sempre
nervoso”.
  
Da destra a sinistra: Jack
Straw, Geoff Hoon, John Prescott
Il controllore chi lo controlla? Sotto accusa, formalmente,
non sono le dichiarazioni di Meyer, bensì il suo ruolo istituzionale
di presidente della Press Complaints Commission. La Pcc è
un’autorità indipendente di garanzia sull’applicazione
del Code of Practice (Cop), il codice di autoregolamentazione che
presiede all’attività della stampa nel Regno Unito.
La posizione di Meyer è resa ancora più difficile
perché sembra che un terzo del compenso per la pubblicazione
degli estratti del libro sia finito alla fondazione Pact, un istituto
a scopi caritativi diretto da sua moglie. sir Christopher nega però
questa accusa.
Ma gli attacchi si muovono soprattutto sul piano morale e deontologico:
“Cosa dovrebbe fare la gente? Meyer - attacca Jack Straw,
ministro degli esteri e vittima delle accuse dell’ex ambasciatore
- va sui giornali a esporre opinioni controverse; se i lettori volessero
protestare per quello che ha detto, a chi potrebbero rivolgersi?”.
Anche dai banchi del parlamento si sono alzate le proteste: “Lo
spettacolo – dice Lord Wilson, deputato indipendente - di
un funzionario statale che pubblica un libro per denaro è
disgustoso”.
L’attacco più forte e personale a Meyer è però
arrivato dal vice primo ministro John Prescott, che ha definito
l’ex ambasciatore ‘il damerino dai calzini rossi’:
“Come potremmo io o altri criticati nel libro, andare a esporre
al Pcc le nostre lamentele e aspettarci un trattamento imparziale?
Inoltre, come potrà Meyer dare garanzie contro le intrusioni
nella vita privata quando lui stesso pubblica pettegolezzi sugli
indumenti intimi di John Major?”.
“Non ho preso denaro”. Sir Christopher
Meyer non ha alcuna intenzione di dimettersi e si difende a tutto
campo: “Né io né il mio agente – fa sapere
il presidente della Pcc – siamo stati coinvolti nelle discussioni
sui diritti per la pubblicazione, proprio per evitare ogni possibile
conflitto d’interessi. Io ho preso la decisione di non ricevere
denaro”.

Sir Christopher Meyer
L’ex ambasciatore sostiene inoltre di non aver infranto nessuna
regola morale o legale: “Il mio libro – spiega Meyer
- è stato sottoposto all’attenzione del Cabinet Office
prima della pubblicazione, come richiesto dalla legge, e il governo
non ha avuto alcuna lamentela da fare”. E poi: “Non
ho alcuna intenzione – continua Meyer – di scrivere
del mio lavoro alla Pcc o di raccontare fatti confidenziali in relazione
alle lamentele ricevute dalla Commissione”.
Sull’accusa di pettegolezzi, Meyer rispedisce al mittente
tutte le accuse: “Gli indumenti intimi di John Major non compaiono
in nessun punto del mio libro. Anzi, questo particolare è
apparso per la prima volta lo scorso anno in ‘The Goldfish
Bowl’, di Cherie Booth e Cate Haste”. Cherie Booth è
il nome da nubile di Cherie Blair, la moglie del Primo Ministro.
L’ex ambasciatore ha poi accusato i politici di adottare
“due pesi e due misure”. Molti ex ministri hanno infatti
pubblicato libri sulla propria attività politica poco dopo
il termine della propria carica. “Quello che abbiamo visto
dal 1997 è un successione di ministri che pubblicano ampie
memorie subito dopo aver lasciato il proprio posto. In questo modo
i dipendenti pubblici sono svantaggiati”.
Verso una riforma. Il prossimo passo, come chiesto
anche da Meyer, sarà quindi la revisione delle regole sulla
pubblicazione delle memorie, la prima dal 1976. Subito dopo il vespaio
suscitato da D.C. Confidential, la
Public Administration Select Committee (Pasc), la commissione
parlamentare che stabilisce regole per la pubblicazione delle memorie
dei dipendenti pubblici, ha annunciato due sedute di discussione
(la prima si è tenuta lo scorso 17 novembre) per ascoltare
Meyer e altri ex ministri che hanno pubblicato le proprie memorie
poco dopo aver lasciato il servizio.
[leggi
il documento della Pasc sulle questioni da analizzare
e
il
verbale delle prime due audizioni]
In questa sede si decideranno nuove regole, valide sia per i politici
che per i dipendenti pubblici. La questione sarà capire se
le regole saranno improntate a una maggiore libertà di pubblicazione
o a una restrizione dei diritti di pubblicazione. L’audizione
di sir Christopher è prevista per il 15 dicembre.
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Regno Unito, dove la stampa si regola da sola
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La
lettera di risposta di sir Christopher al vice primo ministro John
Prescott
"Guarding
the Guardians": l’inchiesta della Pasc sulle autorità
di garanzia
Nuove
regole sulle memorie: le questioni aperte dalla Pasc (24 novembre)
L’audizione
al Pasc di lord Wilson e di Peter Hennessy (17 novembre)
GUIDA ALLA RETE
Press
Complaints Commission (Pcc)
Downing
Street
Public
administration select committee (Pasc)
House
of Commons (la camera bassa inglese)
(1 dicembre 2005)
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