GIORNALI E GIORNALISTI
 
TESTATE
 
LAVORI DI FINE CORSO
 
COMMUNITY
 
 
"Si deve dimettere", attaccano i laburisti. Ma Meyer si difende e rilancia: "Due pesi e due misure"

Libertà d'espressione
o conflitto d'interessi?

Regno Unito, il Garante per la stampa contro il governo: in corso anche un'inchiesta parlamentare

di Alessio Sgherza [e-mail]

 

Il conflitto d'interessi sbarca nel Regno Unito. Al centro delle polemiche non c’è però il capo del governo, come in Italia, bensì sir Christopher Meyer, presidente della Press Complaints Commission (Pcc, la commissione per le lamentele sulla stampa).

Ambasciatore a Washington dal 1997 al 2003, sir Christopher si è scagliato contro il governo Blair nel suo libro D.C. Confidential. Inoltre Meyer, con l’avvicinarsi della pubblicazione del libro, ha rilasciato alcune interviste ai quotidiani inglesi (“La guerra in Iraq – dice - ci ha esposto al terrorismo”) e questo ha scatenato le critiche di governo e parlamentari: “E’ conflitto d’interessi - sostengono i critici - chi ha un ruolo di garanzia dovrebbe evitare di mettersi nei panni di chi dovrebbe poi controllare”.

La domanda è sempre la stessa: chi controlla i controllori? E poi: quella del governo Blair è una battaglia giusta o solo voglia di vendetta?

La “seduzione” del potere. Le critiche di sir Christopher sono durissime. Secondo l’ex ambasciatore, il governo Blair è stato “sedotto dal potere degli Stati Uniti” e non ha neanche tentato di esercitare la propria influenza su George W. Bush, non tanto per convincerlo a non attaccare l’Iraq, ma almeno per negoziare le condizioni dell’appoggio britannico.


Un'incontro tra George W. Bush e Tony Blair alla Casa Bianca

Meyer, che pure era favorevole alla guerra in Iraq e ancora difende questa sua scelta, accusa il Primo Ministro di scarsa fermezza: “Tony Blair – scrive Meyer in D.C. Confidential – ha scelto di prendere posizione contro Saddam e al fianco del presidente Bush sulla base di un’idea morale. Ma il supporto incondizionato a un’alleato ha alcuni svantaggi: mette il proprio destino nelle sue mani e scoraggia l’analisi dei noiosi dettagli alla base di una forte e necessaria contrattazione, trascurando così gli aggrovigliati destini di sunniti, sciiti e kurdi”.

“Le conseguenze della guerra sono sotto gli occhi di tutti - continua Meyer - il terrorismo in casa nostra si è radicalizzato e rinforzato, a causa di quello che sta succedendo in Iraq. Non mi raccontate che stare in Iraq non ha niente a che vedere con questo. Certo che c’entra”.

I ministri di Blair? “Pigmei politici”. Le parole più dure l’ex ambasciatore le riserva ad alcuni collaboratori di Tony Blair: “C’era una minoranza di buoni ministri, che facevano la figura di guerrieri Masai in una folla di pigmei”.

Tra le vittime della penna di sir Christopher ci sono anche nomi importanti dell’entourage di Tony Blair, tutti coinvolti ai massimi livelli nella partecipazione britannica alla guerra in Iraq. “Un problema che venne subito alla luce - racconta Meyer - era la loro mancanza di esperienza di governo”.

Fra i “pigmei” della politica, sir Christopher annovera l’attuale ministro degli esteri Jack Straw, l’ex ministro della difesa Geoff Hoon e soprattutto il vice primo ministro, John Prescott: “Prescott voleva discutere – scrive Meyer – di tutti i principali temi di politica estera con il vicepresidente americano. Ma non sembrava mai all’altezza e sembrava sempre nervoso”.


Da destra a sinistra: Jack Straw, Geoff Hoon, John Prescott


Il controllore chi lo controlla?
Sotto accusa, formalmente, non sono le dichiarazioni di Meyer, bensì il suo ruolo istituzionale di presidente della Press Complaints Commission. La Pcc è un’autorità indipendente di garanzia sull’applicazione del Code of Practice (Cop), il codice di autoregolamentazione che presiede all’attività della stampa nel Regno Unito.

La posizione di Meyer è resa ancora più difficile perché sembra che un terzo del compenso per la pubblicazione degli estratti del libro sia finito alla fondazione Pact, un istituto a scopi caritativi diretto da sua moglie. sir Christopher nega però questa accusa.

Ma gli attacchi si muovono soprattutto sul piano morale e deontologico: “Cosa dovrebbe fare la gente? Meyer - attacca Jack Straw, ministro degli esteri e vittima delle accuse dell’ex ambasciatore - va sui giornali a esporre opinioni controverse; se i lettori volessero protestare per quello che ha detto, a chi potrebbero rivolgersi?”.

Anche dai banchi del parlamento si sono alzate le proteste: “Lo spettacolo – dice Lord Wilson, deputato indipendente - di un funzionario statale che pubblica un libro per denaro è disgustoso”.

L’attacco più forte e personale a Meyer è però arrivato dal vice primo ministro John Prescott, che ha definito l’ex ambasciatore ‘il damerino dai calzini rossi’: “Come potremmo io o altri criticati nel libro, andare a esporre al Pcc le nostre lamentele e aspettarci un trattamento imparziale? Inoltre, come potrà Meyer dare garanzie contro le intrusioni nella vita privata quando lui stesso pubblica pettegolezzi sugli indumenti intimi di John Major?”.

“Non ho preso denaro”. Sir Christopher Meyer non ha alcuna intenzione di dimettersi e si difende a tutto campo: “Né io né il mio agente – fa sapere il presidente della Pcc – siamo stati coinvolti nelle discussioni sui diritti per la pubblicazione, proprio per evitare ogni possibile conflitto d’interessi. Io ho preso la decisione di non ricevere denaro”.


Sir Christopher Meyer


L’ex ambasciatore sostiene inoltre di non aver infranto nessuna regola morale o legale: “Il mio libro – spiega Meyer - è stato sottoposto all’attenzione del Cabinet Office prima della pubblicazione, come richiesto dalla legge, e il governo non ha avuto alcuna lamentela da fare”. E poi: “Non ho alcuna intenzione – continua Meyer – di scrivere del mio lavoro alla Pcc o di raccontare fatti confidenziali in relazione alle lamentele ricevute dalla Commissione”.

Sull’accusa di pettegolezzi, Meyer rispedisce al mittente tutte le accuse: “Gli indumenti intimi di John Major non compaiono in nessun punto del mio libro. Anzi, questo particolare è apparso per la prima volta lo scorso anno in ‘The Goldfish Bowl’, di Cherie Booth e Cate Haste”. Cherie Booth è il nome da nubile di Cherie Blair, la moglie del Primo Ministro.

L’ex ambasciatore ha poi accusato i politici di adottare “due pesi e due misure”. Molti ex ministri hanno infatti pubblicato libri sulla propria attività politica poco dopo il termine della propria carica. “Quello che abbiamo visto dal 1997 è un successione di ministri che pubblicano ampie memorie subito dopo aver lasciato il proprio posto. In questo modo i dipendenti pubblici sono svantaggiati”.

Verso una riforma. Il prossimo passo, come chiesto anche da Meyer, sarà quindi la revisione delle regole sulla pubblicazione delle memorie, la prima dal 1976. Subito dopo il vespaio suscitato da D.C. Confidential, la Public Administration Select Committee (Pasc), la commissione parlamentare che stabilisce regole per la pubblicazione delle memorie dei dipendenti pubblici, ha annunciato due sedute di discussione (la prima si è tenuta lo scorso 17 novembre) per ascoltare Meyer e altri ex ministri che hanno pubblicato le proprie memorie poco dopo aver lasciato il servizio.

[leggi il documento della Pasc sulle questioni da analizzare
e
il verbale delle prime due audizioni]

In questa sede si decideranno nuove regole, valide sia per i politici che per i dipendenti pubblici. La questione sarà capire se le regole saranno improntate a una maggiore libertà di pubblicazione o a una restrizione dei diritti di pubblicazione. L’audizione di sir Christopher è prevista per il 15 dicembre.

 

Gli altri articoli

Regno Unito, dove la stampa si regola da sola

 

DOCUMENTI

La lettera di risposta di sir Christopher al vice primo ministro John Prescott

"Guarding the Guardians": l’inchiesta della Pasc sulle autorità di garanzia

Nuove regole sulle memorie: le questioni aperte dalla Pasc (24 novembre)

L’audizione al Pasc di lord Wilson e di Peter Hennessy (17 novembre)

 

GUIDA ALLA RETE

Press Complaints Commission (Pcc)

Downing Street

Public administration select committee (Pasc)

House of Commons (la camera bassa inglese)