GIORNALI E GIORNALISTI
 
TESTATE
 
LAVORI DI FINE CORSO
 
COMMUNITY
 
Per Vacca e Capovilla manca in Italia un'adeguata cultura visiva
I fotoreporter: "Qui perdiamo tempo"

Seicento fotografie dei principali avvenimenti del 2005, presentate senza didascalie. Sono le immagini del nuovo libro dell'Ansa, riservato ai clienti dell'agenzia. Molti fotogiornalisti italiani
non condividono la scelta di farle "parlare da sole" e ricordano
la stampa anglosassone,
ricca di didascalie esaustive


di Monica Nardini
[e-mail]

“La cultura fotogiornalistica non sta nel Dna dei giornali italiani” afferma Marco Vacca, fotoreporter romano, classe ’56, premiato nel ’99 al World Press Photo e presidente dell’associazione milanese "Fotografia&Informazione", nata nel ‘95 per promuovere lo sviluppo della cultura fotogiornalistica in Italia. Concorda il vicepresidente Marco Capovilla, fotogiornalista milanese, classe ’54, docente al master di giornalismo dello Iulm.

Marco Vacca
Ascolta l'intervista

Marco Capovilla
Ascolta l'intervista

A sostegno del loro giudizio portano, tra i vari esempi, lo scorretto uso delle didascalie, spesso trascurate da molti giornalisti. “E’ vero che le immagini parlano da sole - spiega Vacca - ma chi guarda quelle foto ha diritto alla completezza delle informazioni”. Il che significa attenersi alla regola delle 5 w: informare sul come, dove quando, perché, cosa e su chi ha scattato la fotografia, proprio come avviene nelle redazioni anglosassoni, scrupolosissime su questo fronte.“Nelle grandi agenzie internazionali, come l’Associated Press o la Reuters - continua infatti il fotogiornalista - i corrispondenti devono sempre indicare con precisione la data, il luogo, cosa è successo, possibilmente il nome della persona ritratta. Quante più informazioni infili nella foto tanto più metti il lettore nelle condizioni di capire cosa sta succedendo”. Importante è poi specificare chi ha scattato le fotografie e l’agenzia per cui lavora. “Il nome del fotografo - spiega a sua volta Capovilla - dovrebbe sempre essere presente se non altro per una assunzione delle responsabilità da parte del testimone oculare. E’ anche giusto riportare il nome dell’agenzia perché può essere una garanzia dell’attendibilità dell’informazione visiva”.

“Spesso nei nostri giornali - continua Capovilla - le didascalie vengono fatte con un criterio che non rispecchia il testo originario, soprattutto se viene fornita dalle agenzie internazionali. Ricordo una fotografia in cui c’era un uomo che trasportava il corpo di una bambina, accompagnata da una didascalia che drammatizzava i toni del testo originario, distaccato e obiettivo, per suscitare emozioni. In generale si travisa quest’ultimo. La didascalia nel suo complesso viene trascurata perché viene considerata un’inutile perdita di tempo, mentre all’estero esistono numerosi manuali di stile ad essa dedicati”.

Per migliorare la sorte del fotogiornalismo italiano ci sarebbe bisogno di facce nuove e di buona volontà. Di nuove figure professionali e maggiori risorse economiche.”I settori fotogiornalistici delle redazioni italiane non sono assolutamente organizzati” afferma Vacca. In molti quotidiani è sconosciuta la figura del "photoeditor", introdotta invece in alcuni periodici a partire dagli anni Novanta. Il redattore iconografico, spiega Capovilla, teoricamente dovrebbe non solo fare da interfaccia tra la redazione e i fornitori di immagini ma anche essere in grado di sapere qual è il fotografo o l’agenzia che potrebbe meglio ricoprire un incarico assegnato, oltre a selezionare le immagini prodotte. Dovrebbe contribuire in maniera determinante alla linea visiva del giornale, ma nella pratica le cose sono ben diverse in Italia . “Spesso viene inteso nelle gerarchie redazionali come un 'smista figurine', una persona che ha a che fare con agenzie, riceve immagini, le protocolla, in parte le seleziona e infine le archivia. Poco ha a che fare - precisa Capovilla - con la scelta della linea visiva del giornale”.

In una redazione fotogiornalistica ideale troverebbero inoltre posto i ricercatori iconografici – incaricati di cercare le foto necessarie alla pubblicazione – e il direttore della fotografia. “In alcuni periodici italiani questa figura viene al momento ricoperta dall’ 'art director' - spiega Capovilla - ma le competenze andrebbero invece separate perché quest’ultimo non ha necessariamente una formazione fotografica”.

“Se i grafici di uno dei principali quotidiani italiani - aggiunge Vacca - pubblicano un reportage con un titolo dedicato a Gaza , che si affaccia sul mare, e l’ 80 per cento delle foto ritraggono la West Bank, collinosa, dove pensate possiamo andare? Ci sono giornali che tengono a freno chi potrebbe fare degli splendidi lavori, fior fiori di fotoreporter vanno a lavorare all’estero. La qualità del reportage è altissima ma questa è una ricchezza che il giornalismo italiano non apprezza”. L’anno scorso quattro fotografi italiani hanno vinto il World Press Photo: tre di questi lavoravano per agenzie straniere.

“Credo che non esista più una redazione con propri fotogiornalisti almeno dagli anni ’70, mentre il principale giornale sloveno ha, per esempio, uno staff di 17 fotografi”. Per Vacca la cultura fotografica “non sta nel Dna dei giornali. Le fotografie - spiega - sono come dei pedalini: le prendi, le misuri, te li metti, se ti va bene le sistemi così, altrimenti le accorci. Francamente sui quotidiani italiani non ho nessun tipo di speranza di cambiamento”.

Più ottimista si dimostra invece Marco Capovilla. Per lui uno spiraglio è stato aperto dalle scuole di giornalismo riconosciute negli ultimi anni dall’Ordine perché, per essere tali, devono prevedere, tra i vari insegnamenti, lezioni di semiotica e composizione non solo del testo scritto, ma anche di quello visivo. “Un po’ alla volta - spiega il fotogiornalista - ai giovani giornalisti si insegnerà ad apprezzare anche l’importanza dell’informazione visiva. Per vedere qualche risultato pratico dovremo, quindi, aspettare almeno un ricambio generazionale.”

 

Le fotografie possono parlare da sole?
(16/01/2006)

Magnaschi: "Il fotogiornalismo sta emergendo"
(16/01/2006)

 

Associazione "Fotografia&Informazione"

Il sito di Marco Vacca

Il sito di Marco Capovilla