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L'anno scorso ne sono morti 89 in tutto il mondo per il loro lavoro. L'iraq il Paese più pericolo

Ucciso un giornalista ogni quattro giorni

Presentato il rapporto della Federazione internazionale dei giornalisti sul 2005

La Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) snocciola numeri. E accusa. Secondo il rapporto annuale presentato oggi, 150 operatori dell’informazione sono stati vittima di morte violenta nel 2005 “e la situazione peggiorerà ancora se i leader politici non intraprenderanno azioni per assicurare gli assassini alla giustizia” (nel 2004 il conteggio dell’Ifj si fermava a 129).

In cifre. Secondo l’organizzazione, che rappresenta circa 500mila professionisti di 110 Paesi, 89 giornalisti e operatori del mondo dell’informazione sono stati uccisi mentre erano al lavoro, mentre altri 61 sono morti per incidenti. Tra questi ultimi, 48 hanno perso la vita in una tragedia aerea a Theran, in Iran, mentre viaggiavano a bordo di un velivolo militare.

Le zone a rischio. Il Paese dove è più pericoloso avventurarsi per un giornalista è l’iraq, dove nel 2005 sono stati uccisi 35 professionisti. Seguono le Filippine, con dieci morti, e il così detto “triangolo della morte”, formato da Colombia, Messico e Haiti (vedi l’elenco completo). Secondo la Federazione molti omicidi sono stati compiuti “da spietati assassini ingaggiati da bande politiche e criminali”. Il rapporto cita anche cinque casi di “omicidi di giornalisti e operatori dei media non chiariti da parte di soldati statunitensi in iraq”, che porta a diciotto il numero delle vittime delle “forze di occupazione” dal 2003.

Le responsabilità. La Federazione condanna una “cultura di negligenza e indifferenza verso gli omicidi di giornalisti, che stanno rendendo la professione più pericolosa che mai”. E ha un’idea ben precisa del motivo per cui il numero di vittime continua a crescere di anno in anno. “In oltre il 90% dei casi – sostiene il segretario generale dell’organizzazione, Aidan White – ci sono poche indagini serie da parte delle autorità e solo una manciata di assassini sono processati”. “Una combinazione di polizia corrotta – insiste – incompetenza giudiziaria e indifferenza politica ha creato una cultura di negligenza e indifferenza che sembra dichiarare ogni giorno caccia aperta agli operatori”. In conclusione, secondo White “la verità è che persino i governi democratici chiudono un occhio davanti alla violenza contro i media”.

L’evento. Per protestare contro questa situazione, la Federazione ha in programma una manifestazione in tutto il mondo per l’8 aprile, quando sarà chiesta un’azione più incisiva per combattere contro l’impunità cui sembra essere destinato chi commette questi reati. La data è stata scelta, spiega l’organizzazione, perché coincide con l’anniversario dell’attacco americano sull’hotel Palestine di Baghdad, quando morirono due giornalisti, e con il bombardamento Usa sugli uffici della televisione Al Jazeera nella stessa città (in questa occasione perse la vita un reporter).

 

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