In cifre.
Secondo l’organizzazione, che rappresenta circa 500mila professionisti
di 110 Paesi, 89 giornalisti e operatori del mondo dell’informazione
sono stati uccisi mentre erano al lavoro, mentre altri 61 sono morti
per incidenti. Tra questi ultimi, 48 hanno perso la vita in una
tragedia aerea a Theran, in Iran, mentre viaggiavano a bordo di
un velivolo militare.
Le zone a rischio. Il Paese dove è più
pericoloso avventurarsi per un giornalista è l’iraq,
dove nel 2005 sono stati uccisi 35 professionisti. Seguono le Filippine,
con dieci morti, e il così detto “triangolo della morte”,
formato da Colombia, Messico e Haiti (vedi
l’elenco completo). Secondo la Federazione molti omicidi
sono stati compiuti “da spietati assassini ingaggiati da bande
politiche e criminali”. Il rapporto cita anche cinque casi
di “omicidi di giornalisti e operatori dei media non chiariti
da parte di soldati statunitensi in iraq”, che porta a diciotto
il numero delle vittime delle “forze di occupazione”
dal 2003.
Le responsabilità. La Federazione condanna
una “cultura di negligenza e indifferenza verso gli omicidi
di giornalisti, che stanno rendendo la professione più pericolosa
che mai”. E ha un’idea ben precisa del motivo per cui
il numero di vittime continua a crescere di anno in anno. “In
oltre il 90% dei casi – sostiene il segretario generale dell’organizzazione,
Aidan White – ci sono poche indagini serie da parte delle
autorità e solo una manciata di assassini sono processati”.
“Una combinazione di polizia corrotta – insiste –
incompetenza giudiziaria e indifferenza politica ha creato una cultura
di negligenza e indifferenza che sembra dichiarare ogni giorno caccia
aperta agli operatori”. In conclusione, secondo White “la
verità è che persino i governi democratici chiudono
un occhio davanti alla violenza contro i media”.
L’evento. Per protestare contro questa situazione,
la Federazione ha in programma una manifestazione in tutto il mondo
per l’8 aprile, quando sarà chiesta un’azione
più incisiva per combattere contro l’impunità
cui sembra essere destinato chi commette questi reati. La data è
stata scelta, spiega l’organizzazione, perché coincide
con l’anniversario dell’attacco americano sull’hotel
Palestine di Baghdad, quando morirono due giornalisti, e con il
bombardamento Usa sugli uffici della televisione Al Jazeera nella
stessa città (in questa occasione perse la vita un reporter).
Gli altri articoli
"Il
vero problema è l'impunità"
(23/01/2006)
Paese
per Paese, le zone più pericolose
(23/01/2006)
Iraq,
novanta lapidi per l'informazione di guerra
(06/05/2005)
GUIDA ALLA RETE
International
Federation of Journalists
(23 gennaio 2006)
|