“Continuerò
lo sciopero della fame sino alla morte”. Al telefono la voce
di Guillermo Fariñas Hernández è chiara e forte
come il suo proposito, anche se non mangia dalla mattina del 31
gennaio. Lo scopo dello sciopero, il ventesimo dal 1995, è
ottenere il libero accesso a Internet per sé e tutti i giornalisti
del suo paese. Per farlo Fariñas, direttore dell’agenzia
Cubanacán press, ha scritto una lettera a Fidel Castro (vai
alla lettera) comunicandogli la sua scelta. Benché il
governo cubano al World Summit on information society di Tunisi
si sia impegnato a garantire l’accesso a tutti i cittadini
“questo non sta succedendo”, denuncia il giornalista
cubano. “Chiedo una connessione diretta come quella che hanno
i giornalisti ufficiali, i ricercatori scientifici e i privilegiati
in genere. Lo sciopero della fame è l’unica cosa che
posso fare per aiutare le persone che stanno in prigione per questo.
Il governo può non accontentarmi, ma deve pagare il prezzo
politico di quello che sta facendo”. Per questo Guillermo
Fariñas ha dato il via alla sua protesta. Questa è
solo l’ultima battaglia di una guerra che combatte da tempo
e che gli è costata tre volte il carcere: la prima volta
condannato a undici mesi, la seconda a un anno e mezzo, la terza
e ultima a sette anni. E proprio mentre stava in prigione, nel 2002,
ha cominciato uno sciopero della fame durato 14 mesi (può
sembrare un periodo molto lungo, ma lui ribadisce più volte
la durata), che lo ha portato in terapia intensiva. “Anche
il telefono con cui sto parlando è frutto di uno sciopero:
non ho smesso finché non me l’hanno dato” dice
con determinazione.
Per Reporters sans frontières Cuba è la seconda prigione
al mondo a cielo aperto per giornalisti. Oggi nell'isolain carcere
ce ne sono ventiquattro , quasi tutti vittime della stretta del
regime di Castro, iniziata nel 2003. L’articolo 53 della Costituzione
della Repubblica cubana riconosce ai cittadini la libertà
di parola e di stampa, ma sancisce che i mezzi di comunicazione
sono tutti di proprietà statale e devono essere utilizzati
a beneficio esclusivo del popolo lavoratore e nell’interesse
della società. I reati di opinione come l’attacco alla
Costituzione e la sovversione, percepiti come aggressione al sistema
cubano, sono puniti con il carcere anche oltre i 20 anni. Tutti
i giornalisti condannati devono scontare pene tra i 14 e i 27 anni.
“Lo sciopero della fame è uno strumento comune”
dice Domenico Affinito, vicepresidente della sezione italiana di
Reporters sans frontières. “Lo usano soprattutto per
denunciare la lontananza dai familiari. Le carceri sono fuori mano
e difficilmente i parenti possono andare a trovarli “. A perseguire
materialmente i reati è la polizia di sicurezza di Stato,
la Des, controllata direttamente dal Dipartimento della guida rivoluzionaria,
organo del comitato centrale del partito comunista.
Per l’accesso a Internet la situazione cubana è simile
a quella cinese. Ci sono due livelli di azione, due modi per limitare
l’accesso a Internet. In primo luogo si può bloccare
l’accesso ai siti dal nodo principale, ancora prima che arrivino
in rete. Così se si digita il percorso appare una pagina
bianca. “ Questi blocchi sono favoriti dagli stessi gestori
della rete, società multinazionali che hanno interesse a
fare affari con i governi, creando siti ad hoc” dice Affinito.
Così può capitare che, come succede in Cina, digitando
le parole “proibite” non si arrivi a nessun risultato.
Ma a Cuba c’è un altro modo per impedire il libero
accesso alla rete. “Dato che tutto è statalizzato,
anche chi deve aprire un Internet point o un cyber café deve
essere autorizzato. Così è molto più semplice
controllare l’accesso”. Un decreto del 1999 in proposito
dice che Internet non può essere usato “in violazione
dei principi morali della società cubana e delle sue leggi”,
mentre i messaggi trasmessi “non devono mettere in pericolo
la sicurezza nazionale”. I cubani che volessero connettersi
o usare un punto di accesso pubblico devono avere un permesso ufficiale
e fornire un valido motivo per volerlo fare, oltre a firmare un
contratto che elenca le restrizioni.
Come dice Guillermo Fariñas l’accesso alla rete è
garantito in modo prioritario alle istituzioni statali, alle ambasciate
e compagnie straniere, ai professori e ricercatori universitari,
agli ufficiali di alto grado e ai giornalisti che lavorano per il
governo. Il ministero per i computer e le comunicazioni, creato
il 13 gennaio del 2000, monitora il tutto. Solo chi ha un passaporto
straniero può andare negli Internet point dell’Avana.
Il caso del giornalista ha fatto parlare la stampa americana e poi
quella europea, ma Fariñas non sa se i paesi democratici
lo aiuteranno nella sua protesta. “Questo dipende dalla coscienza
di ciascuno” dice. “Però nessun giornalista straniero
accreditato all’Avana mi ha chiamato né è venuto
a trovarmi a casa”.
Ieri Fidel Castro ha inaugurato un monumento per ricordare gli oltre
3.400 cubani uccisi dalla violenza degli Stati uniti dopo la rivoluzione
del 1959. Le 138 bandiere nere con una stella bianca al centro,
piazzate proprio davanti alla missione americana all’Avana,
nascondono il flusso di notizie proiettate sulla facciata, con citazioni
sui diritti umani. I messaggi luminosi, definiti dallo stesso Castro
una grande provocazione, erano comparsi in gennaio: dal 1961 Cuba
e Stati Uniti hanno interrotto le relazioni diplomatiche.
Intanto Guillermo Fariñas continua la sua protesta, nonostante
la pressione bassa e la tachicardia. “Riesco ancora a camminare
con l’aiuto di un bastone, anche se mi stanco molto”
racconta ancora. La stanchezza non è abbastanza per gettare
la spugna. “Possono bloccare la stampa indipendente in questa
regione, ma per farlo devono passare sul mio cadavere”.
Gli altri articoli
vai
alla lettera a Fidel Castro
Guida alla rete
Reporters
sans frontières
Cubanácan
press
(8 febbraio 2006)
|