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Un fax tra l'Egitto e Londra intercettato dalla Svizzera fa esplodere il caso delle prigioni Cia in Europa

Dovere di informare o segreto di Stato?


L’8 gennaio scorso il settimanale svizzero SonntagsBlick ha pubblicato un documento segreto che denuncia l’esistenza di prigioni Cia in Europa. Si tratta del resoconto di un fax inviato dal ministro degli esteri egiziano alla sua ambasciata a Londra, e quindi captato dal sistema satellitare dei servizi segreti svizzeri. Secondo le informazioni riportate nel documento, 23 persone di nazionalità irachena e afgana sarebbero state interrogate dai servizi segreti statunitensi in una base rumena.

 

L’esistenza di queste basi segrete nell’Europa orientale era già stata denunciata in un articolo pubblicato il 2 novembre 2004 dal Washington Post. Ma la rivelazione del giornale svizzero ha suscitato clamore in Europa perché il documento indica anche i nomi degli stati europei dove si troverebbero le basi: oltre alla Romania, anche Ucraina, Kosovo, Macedonia e Bulgaria. Per questa rivelazione, il governo e le autorità militari svizzere hanno aperto due inchieste.

Sandro Brotz e Beat Jost, autori dell’articolo, e Christoph Grenacher, caporedattore, rischiano una multa e fino a cinque anni di detenzione per aver violato l’articolo 293 (“pubblicazione di deliberazioni ufficiali segrete”) e l’articolo 320 (violazione del segreto d’ufficio”) del codice penale svizzero. La pubblicazione del documento segreto è stata condannata anche dal Consiglio federale elvetico perché “chi agisce in questo modo pregiudica la reputazione e la credibilità del nostro Paese e si rende perseguibile penalmente”. Christopher Grenacher ci spiega perché hanno preso questa decisione: “io sapevo che era vietato pubblicare il fax ma considero l’interesse pubblico riguardo alla discussione sulle prigioni Cia più importante dell’interesse dello Stato nel mantenere un segreto”.

C’è chi invece difende il lavoro dei tre giornalisti. In una lettera indirizzata al capo del Dipartimento di giustizia e polizia, Christoph Blocher, e al capo del dipartimento federale della difesa, Samuel Schmid, "Reporter senza frontiere" ha chiesto di ritirare le denunce contro i tre giornalisti, perché questi hanno “solo rispettato il loro dovere di informare l’opinione pubblica”. Anche il responsabile per la libertà dei media dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), Mikols Haraszti, ha chiesto ai due ministri di “adattare il diritto penale elvetico affinché vi sia maggior equilibrio tra la protezione dello Stato e il diritto all’informazione”.
L’eurodeputato Claudio Fava, relatore della Commissione d’inchiesta promossa dal Parlamento europeo sulla presenza di carceri della Cia in Europa e su eventuali violazioni dei diritti umani in suolo europeo da parte dell’intelligence statunitense, ha espresso solidarietà nei confronti dei tre giornalisti e ha detto, in un’intervista al Ducato online, che per raggiungere la verità “spesso si parte da un’intuizione, da un approfondimento che un giornalista più disponibile e più coraggioso di altri ha voglia di portare fino in fondo”.

 

Gli altri articoli

leggi l’intervista a Christoph Grenacher

ascolta l’intervista a Claudio Fava

 

 

 

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SonntagsBlick

Washington Post

Reporter senza frontiere

Commissione d’inchiesta del Parlamento europeo