L’esistenza di queste basi segrete nell’Europa
orientale era già stata denunciata in un articolo pubblicato
il 2 novembre 2004 dal Washington
Post. Ma la rivelazione del giornale svizzero ha suscitato clamore
in Europa perché il documento indica anche i nomi degli stati
europei dove si troverebbero le basi: oltre alla Romania, anche
Ucraina, Kosovo, Macedonia e Bulgaria. Per questa rivelazione, il
governo e le autorità militari svizzere hanno aperto due
inchieste.
Sandro Brotz e Beat Jost, autori dell’articolo, e Christoph
Grenacher, caporedattore, rischiano una multa e fino a cinque anni
di detenzione per aver violato l’articolo
293 (“pubblicazione di deliberazioni ufficiali segrete”)
e l’articolo
320 (violazione del segreto d’ufficio”) del codice
penale svizzero. La pubblicazione del documento segreto è
stata condannata anche dal Consiglio federale elvetico perché
“chi agisce in questo modo pregiudica la reputazione e la
credibilità del nostro Paese e si rende perseguibile penalmente”.
Christopher
Grenacher ci spiega perché hanno preso questa decisione:
“io sapevo che era vietato pubblicare il fax ma considero
l’interesse pubblico riguardo alla discussione sulle prigioni
Cia più importante dell’interesse dello Stato nel mantenere
un segreto”.
C’è chi invece difende il lavoro dei tre giornalisti.
In una lettera indirizzata al capo del Dipartimento di giustizia
e polizia, Christoph Blocher, e al capo del dipartimento federale
della difesa, Samuel Schmid,
"Reporter senza frontiere" ha chiesto di ritirare
le denunce contro i tre giornalisti, perché questi hanno
“solo rispettato il loro dovere di informare l’opinione
pubblica”. Anche il responsabile per la libertà dei
media dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione
in Europa (Osce), Mikols Haraszti, ha chiesto ai due ministri di
“adattare il diritto penale elvetico affinché vi sia
maggior equilibrio tra la protezione dello Stato e il diritto all’informazione”.
L’eurodeputato Claudio
Fava, relatore della Commissione
d’inchiesta promossa dal Parlamento europeo sulla presenza
di carceri della Cia in Europa e su eventuali violazioni dei diritti
umani in suolo europeo da parte dell’intelligence statunitense,
ha espresso solidarietà nei confronti dei tre giornalisti
e ha detto, in un’intervista al Ducato online, che per raggiungere
la verità “spesso si parte da un’intuizione,
da un approfondimento che un giornalista più disponibile
e più coraggioso di altri ha voglia di portare fino in fondo”.
Gli altri articoli
leggi
l’intervista a Christoph Grenacher
ascolta
l’intervista a Claudio Fava
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SonntagsBlick
Washington
Post
Reporter
senza frontiere
Commissione
d’inchiesta del Parlamento europeo
(17 febbraio 2006)
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