Per un’ora alla settimana la voce che entra dentro le tende
dei Saharawi, il popolo senza terra del Sahara occidentale arriva
direttamente da Bologna. Dal capoluogo emiliano corre attraverso
l’etere come segnale satellitare, oltrepassa il Mediterraneo
e il deserto e arriva fino a Tindouf, dove da trent’anni vivono
oltre 200mila rifugiati in quattro enormi tendopoli.
Una voce che, mezz’ora in arabo e mezz’ora in spagnolo
racconta ai Saharawi in esilio gli avvenimenti nel Sahara Occidentale,
l’attualità internazionale ma che fornisce anche informazioni
di utilità sociale per la buona amministrazione delle tendopoli.
Perché una radio, nel deserto dove non esistono né
pali del telegrafo, né copertura telefonica, né tanto
meno rete fissa, è il solo strumento di comunicazione diretto
ed efficace.
È l’unica voce che può arrivare fin dentro le
tende.
Dov'è
il Sahara occidentale?
Radio for Peace. “L’obiettivo
del nostro progetto – spiega la responsabile Gabriella Podobnich
– è di creare un network satellitare in tutto il bacino
del Mediterraneo che consenta a tutte le ong impegnate nella cooperazione
decentrata di far conoscere le proprie attività. E nelle
aree dove abbiamo già stretto contatti, come nel Sahara Occidentale,
produciamo anche un notiziario pensato e prodotto da e per le popolazioni
locali”. Con questa formula la cooperazione entra nella produzione
giornalistica.
Infatti Gabriella dirige da Bologna una redazione mista composta
da due cronisti italiani, due traduttori e due giornalisti saharawi.
“Il montaggio lo realizziamo noi a Bologna – spiega
ancora Gabriella – raccogliamo via telefono i contributi audio
dei nostri corrispondenti e registriamo la trasmissione”.
Tutti i venerdì dalle 10 alle 11 il programma è diffuso
sulle frequenze satellitari, ed è raccolto dall’emittente
partner del progetto, Radio Nationàl, che lo trasforma in
segnale in analogico, sia in modulazione di frequenza, grazie a
ponti radio con le piccole emittenti nate nei campi profughi, sia
in onde corte.

Il bacino di diffusione satellitare
di Radio for Peace
In principio fu l’onda corta. Fu una radio
libera bolognese, Radio K Centrale, che nel 2004 ancora trasmetteva
in modulazione di frequenza, a lanciare due anni fa il progetto
di un notiziario per i Saharawi. L’esperimento nasceva nel
solco di una serie di iniziative di cooperazione decentrata finanziate
dalla Regione Emilia Romagna in favore delle popolazioni del Sahara
Occidentale e ricevette il sostegno di una importante ong, la Cospe,
(Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti).
Dalla primavera del 2004, ogni venerdì un segnale in onda
corta partiva da Bologna e percorrendo il Mediterraneo arrivava
dritta nelle tende dei Saharawi. Paradossalmente era più
facile per un Saharawi che per un bolognese ascoltare il notiziario
trasmesso da Bologna: in Africa infatti tutti gli apparecchi radio
captano le SW, mentre i più moderni dispositivi italiani
non sono più tarati per le onde corte.
Poi nel 2005 Radio K ha cessato le trasmissioni via etere, è
divenuta una web radio e Radio for Peace ha dovuto trovare un nuovo
canale. Si è scelto il satellite. “Non siamo passati
al satellite – dice Gabriella Podobnich – semplicemente
per trasferire il nostro vecchio palinsesto. La scelta del satellite
è stata dettata da un preciso progetto: fornire a tutti i
soggetti impegnati nella cooperazione nell’area del Mediterraneo
uno strumento di comunicazione”.
Il prossimo 1 marzo, Radio for peace compierà il suo primo
anno di vita sul satellite.
Le
trasmissioni. In un’ora di programma, metà
in spagnolo e metà in arabo classico, trovano spazio non
soltanto le notizie di attualità. La trasmissione nasce con
l’obiettivo di essere una voce di utilità sociale.
“Assieme al Cisp (Comitato internazionale per lo sviluppo
dei popoli, ndr) – racconta Gabriella – abbiamo recentemente
avviato un progetto sulla gestione dei rifiuti nei campi. Da Bologna
abbiamo quindi dovuto registrare le regole igieniche per evitare
che una gestione disordinata dei rifiuti degeneri in un’emergenza
sanitaria. Prima di questo progetto abbiamo dato spazio radiofonico
al Cospe per il suo progetto contro la celiachia (la cronica intolleranza
alimentare al glutine, ndr)e adesso siamo impegnati nella raccolta
di fondi per la disastroso alluvione che due settimane fa si è
abbattuta nei campi di Tindouf”.
Il patrimonio di notizie e informazioni che la redazione di Radio
for Peace riceve e produce per i Saharawi ha un canale di diffusione
anche per il pubblico italiano. La vecchia redazione di Radio K
Centrale ha infatti avviato progetti di collaborazione con altre
radio libere per condividere il proprio materiale giornalistico,
oggi consultabile solo sul web, e ottenere in cambio di ritornare
per qualche ora sull’etere.
Giovedì 24 febbraio uno speciale realizzato da Radio for
Peace e dalla fiorentina Nova Radio sui muri di separazione in Palestina,
in Saharawi e in Messico sarà ritrasmesso via etere in numerose
città italiane: a Pescara da Radio Città Pescara,
nel Nord Est da Radio Sherwood, a Torino da Radio Beckwith, a Roma
da Radio Onda Rossa e a Udine da Radio Onde Friulane.
E lunedì 27, in occasione del trentesimo anniversario della
Repubblica araba saharawi democratica, si terrà in diretta
una tavola rotonda radiofonica che entrerà nel palinsesto
in modulazione di frequenza della bolognese Radio Città del
Capo.
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(Associazione dei familiari dei prigionieri e desaparecidos saharawi)
Cahiers
du Sahara
(22 febbraio 2006)
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