| Sorteggio
per la prima domanda, tempi cronometrati e inquadrature fisse. Come
da tradizione anglosassone anche in Italia si è svolto con
queste regole, concordate dalle parti, il confronto tra i due candidati
premier alle prossime elezioni politiche, Silvio Berlusconi per
il centro-destra e Romano Prodi per il centro-sinistra.
Alcuni sostengono che abbia vinto Prodi, altri parlano di un pareggio.
Secondo i primi sondaggi è stato Prodi a vincere il confronto.
Vittoria assegnata al leader dell’Unione pure dalla stampa
estera, anche se di misura.
Negli altri paesi i confronti politici di questo tipo si svolgono
con criteri simili: si evita però di rendere troppo rigidi
i faccia a faccia tra i contendenti. E spesso le domande rivolte
ai politici sono scomode. I giornalisti italiani sono invece accusati
dai colleghi stranieri di non fare altrettanto. L’accusa è
anche quella di poca autonomia. In Italia esiste la legge sulla
“par condicio” che impone alle emittenti radio-televisive
di assicurare a tutti i soggetti politici uguale accesso all’informazione
e alla comunicazione.
Leggi simili ci sono anche negli altri paesi, dove però non
si misurano in maniera così tassativa i tempi da attribuire
a ciascun partito: si tende a privilegiare le notizie, non solo
in campagna elattorale, ma in ogni stagione politica. In Italia
invece il sistema obbliga ad attribuire gli stessi spazi a tutti,
senza pesare le notizie, sostengono i colleghi stranieri.
Proprio la legge italiana sulla “par condicio” invece
sarebbe stata violata, secondo il consiglio di amministrazione della
Rai, da Lucia Annunziata nell’intervista al presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi, a poco meno di un mese dalle elezioni
politiche. Durante la trasmissione non sarebbe stato rispettato
“il divieto per registi e conduttori di manifestare, anche
in forma indiretta, proprie preferenze politiche”.
C’è chi si è schierato dalla parte dell’intervistatore,
chi da quella dell’intervistato e chi sostiene, come alcuni
giornalisti stranieri che lavorano nel nostro paese, che abbiano
sbagliato entrambi.
Abbiamo parlato di questi temi con cinque corrispondenti
esteri in Italia e riportiamo di seguito la sintesi delle risposte
e l’audio delle interviste.
Redmondt: “Negli Stati Uniti i dibattiti
politici sono organizzati in modo diverso: il conduttore è
uno solo, non tre come è successo in Italia, e in alcuni
casi c’è anche il pubblico che può fare domande.
Nell’intervista di Lucia Annunziata al presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi hanno perso entrambi perché non hanno
tenuto i nervi saldi. Ma il grande perdente è stato il
pubblico perché ha assistito a uno spettacolo teatrale
piuttosto che a una vera discussione.
In Italia il criterio utilizzato per applicare la legge sulla
“par condicio” è quello di riportare le opinioni
di tutti. Nei paesi anglosassoni non esiste una legge simile:
si applica il “diritto di risposta” e si riportano
solo le notizie”.
Bozonnet: “Il tipo di formula usato in Italia
nei confronti politici è troppo rigido. In Francia è
utilizzato un sistema che garantisce complessivamente la parità
di tempo a disposizione dei contendenti ma durante il dibattito
la durata delle risposte non è tassativa.
Leggi simili a quelle della “par condicio” in Italia
ci sono anche in altri paesi: in Francia esiste da tempo una regola
che non ha un nome preciso ma ha lo scopo di garantire la parità
dei partiti durante la campagna elettorale in televisione. In più
esiste un’autority di vigilanza indipendente che ha l’incarico
di tutelare la legge.
Nell’intervista a Silvio Berlusconi Lucia Annunziata ha avuto
un atteggiamento molto discutibile per un giornalista ma abbandonare
la trasmissione è stato un errore anche per il presidente
del Consiglio: quindi hanno sbagliato entrambi”.
Gümpel: “Nei confronti che avvengono
in Germania le domande dei giornalisti ai politici sono molto più
dure e non così soft come è avvenuto in Italia. Il
motivo è che non esiste negli altri paesi un contendente
che sia proprietario di così tanti reti televisive e che
sia al centro di un problema di conflitto di interessi.
Il caso Silvio Berlusconi – Lucia Annunziata è un finto
caso perché la giornalista ha cercato la provocazione e il
presidente del Consiglio era mal predisposto.
I giornalisti italiani sono condizionati dal potere personale, politico
e mediatico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la
legge sulla “par condicio” garantisce una minima indipendenza,
anche se di fatto è una parità fittizia perché
nessuno fa domande scomode.
In Germania non esiste una legge come quella italiana ma un’autoregolamentazione
dei giornalisti per garantire gli stessi tempi ai contendenti: i
giornalisti godono però di maggiore indipendenza”.
Gonzales: “In Spagna i confronti
politici in campagna elettorale sono simili a quello avvenuto in
Italia, con tempi e regole per tutelare i diritti di ogni candidato:
a volte il moderatore fa anche le domande, a volte si mette insieme
un gruppo di giornalisti. In Italia è la prima volta che
si assiste a una parità in un dibattito politico.
La legge sulla “par condicio” in Spagna non esiste.
C’è una legge sugli spazi elettorali in televisione
ma non si contano i tempi di ciascuno e sono i giornalisti a decidere
dov’è la notizia del giorno e di chi si parla e di
chi no.
L’intervista di Lucia Annunziata a Silvio Berlusconi forse
aveva un finale già scritto, cioè forse il presidente
del Consiglio aveva già previsto di andarsene se le domande
fossero state troppo dure e difficili”.
Lane: “I dibattiti politici in Gran Bretagna
sono diversi da quello che è avvenuto in Italia perché
si fanno programmi con i leader separati.
La legge che esiste in Italia sulla “par condicio” fa
un po’ ridere perché dovrebbe coprire tutta la legislatura
e non solo la campagna elettorale e per questo negli ultimi cinque
anni gli italiani hanno ricevuto un’informazione di parte.
In Gran Bretagna c’è invece una regolamentazione di
accesso ai mezzi di comunicazione da parte dei partiti politici
durante tutta la legislatura.
Tra Silvio Berlusconi e Lucia Annunziata lo sconfitto è stato
il presidente del Consiglio perché il giornalista ha il dovere
di fare domande dure e imbarazzanti e l’intervistato ha il
dovere di rispondere”.
GUIDA ALLA RETE
Associazione
stampa estera
Associated
Press
Le
Monde
N-Tv
El
Pais
The
Economist
(16 marzo 2006)
|