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L'accordo entro 75 giorni o partiranno le lettere di licenziamento

Telecolor, a rischio 9 redattori su 13

Anche sette tecnici potrebbero perdere il posto

L'editore motiva l'avvio della procedura di ristrutturazione parlando di una "gravissima crisi economica". Ma il fiduciario sindacale, Nicola Savoca, non ci crede e accusa: "Ciancio comprò Telecolor per fare terra bruciata sulla concorrenza"

Il conto alla rovescia per i giornalisti di Telecolor è cominciato a inizio marzo. Hanno 75 giorni di tempo per arrivare a un accordo con l’azienda. Se non ce la faranno, nove giornalisti su tredici e sette tecnici su una trentina si ritroveranno disoccupati. Ad aver avviato la procedura di licenziamento, “in conseguenza della gravissima crisi economica in cui versa”, è l’azienda siciliana di Angela Ciancio, la figlia di uno dei più potenti editori della regione, Mario Ciancio.

La tv della Sicilia. La televisione catanese compie quest’anno il suo trentesimo compleanno. Si vede in tutta l’isola e in passato è stata la prima emittente siciliana. Oggi occupa la 17esima posizione tra le 129 tv locali italiane, con ascolti nel giorno medio pari a 488.530 contatti (dati Auditel, elaborazione Italia Oggi del 22 marzo). Attualmente lavorano con Telecolor i corrispondenti delle maggiori testate nazionali, come il Corriere della Sera, la Repubblica e la Stampa. Nel 2000 la famiglia Ciancio ha acquistato l’emittente insieme a Video3, rivenduta un paio di anni fa. Il fatturato annuo è di circa 6 milioni di euro (bilancio 2004). L’organico della redazione è composto da 13 giornalisti e dal direttore, Nino Milazzo.

Sedici posti a rischio. Dei tredici giornalisti, sette sono assunti con contratti Fnsi e sei con contratto Frt, economicamente più svantaggioso e con meno tutele quanto ad assistenza sanitaria e pensione. La “procedura di ristrutturazione” interessa tutti e sette i giornalisti Fnsi, due Frt e sette tecnici. Il fiduciario sindacale, Nicola Savoca – nelle piccole redazioni locali non c’è il comitato di redazione - sostiene che in questo modo l’editore “vuole smantellare e snaturare la televisione, che ha sempre avuto l’informazione come punto centralissimo del suo palinsesto”. E usa parole dure anche contro la decisione di lasciare a casa tutti gli assunti con il contratto Fnsi: “La comunicazione ci ha fatto saltare sulla sedia. Questa è pulizia etnica perché significa cancellare la figura contrattuale Fnsi. In questo modo si spazza via il nucleo storico che lavora qui da almeno vent’anni”.

Proposte e controproposte cadute nel vuoto. Savoca ricostruisce così gli eventi che hanno portato all’avvio della procedura: “A dicembre l’azienda ci ha detto che c’erano problemi economici e ci ha chiesto di pensare a un piano di risparmio per il 2006 pari a 420mila euro”. L’emittente, infatti, è in perdita dal ’92: lo dice l’azienda e lo conferma Savoca. Ma la redazione non è stata a guardare. “Abbiamo proposto rinunce agli straordinari della domenica – dice il fiduciario sindacale – e altri tagli, per un totale di 250mila euro e abbiamo chiesto un aiuto per la parte mancante. La dottoressa Ciancio ci ha risposto che non bastava e che si sarebbe impegnata ad assorbire un redattore nel quotidiano la Sicilia se ci fossimo avvicinati ai 420mila euro richiesti. Abbiamo potuto solo allargare le braccia e la procedura è partita”.

Del tutto diverse, naturalmente, le dichiarazioni dell’editore, che bolla come una “fantasiosa ricostruzione dei fatti aziendali” quella fatta dalla redazione. Nel comunicato, sostiene che “dopo ben quattro mesi di trattative informali tese a trovare soluzioni alternative ai paventati licenziamenti e nonostante la manifesta disponibilità dell’azienda ad accettare eventuali proposte di riduzione di orario”, l’azienda “è stata costretta ad avviare una procedura che fissa i termini entro i quali si può ancora arrivare a proprio avviso a una pacifica soluzione della controversia”.

Eppure i soldi c’erano. Savoca sostiene che “non c’è un’emergenza finanziaria tale da giustificare un intervento di questo genere”. E spiega: “Nel 2000, insieme a Telecolor, fu acquistata anche Video3, quando non si parlava ancora dell’affare legato alle frequenze del digitale terrestre. In seguito, proprio sfruttando questa nuova occasione, la proprietà ha venduto le frequenze di Video3 per alcuni milioni di euro. Vista la situazione, si poteva ragionare con più calma”.

Sospetti di monopolio. Secondo il fiduciario “l’operazione non è stata fatta nella logica di rilanciare la televisione, dove l’informazione è un prodotto centrale da tempo”. Savoca lancia accuse molto precise e dice cosa pensa senza giri di parole: “Ciancio comprò Telecolor per fare terra bruciata sulla concorrenza. Ora può fare il bello e il cattivo tempo dal punto di vista pubblicitario. La libera concorrenza non c’è più, visto che è tutta interna al gruppo”. In Sicilia – dice Savoca - sono riconducibili a Ciancio Telecolor, la Sicilia, Antenna Sicilia, Radio Telecolor, Radio Sis, Simeto Dock (gestisce i cartelloni della pubblicità) e le frequenze di tv più piccole, come Rete Sicilia, Tele Catania e Teletna.

Il futuro dei lavoratori... Per trovare una soluzione alternativa c’è tempo fino a metà maggio. La redazione è “pronta anche a fare sacrifici economici”, ma a due condizioni. La prima: che sia “garantita la sopravvivenza economica” dei giornalisti. In altre parole, che gli stipendi non vengano ridotti drammaticamente, come previsto da una proposta dell’azienda (Salvo dice che “è stato proposto di passare tutti al part-time”, con conseguente dimezzamento degli stipendi). La seconda condizione: “Che venga mantenuto un livello minimo di tenuta della redazione”, con un numero di giornalisti “sicuramente non inferiore a sette o otto”.

...e quello della tv. Secondo Savoca ad essere “a rischio” è la libertà di informazione. “Molti telespettatori – spiega – non potrebbero più vedere un tg di buona qualità al quale sono abituati. Se Telecolor non fosse più la stessa ci perderebbero tutti i siciliani. E con quattro giornalisti si potrebbe fare solo un prodotto all’acqua di rose”.

 

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