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Il conto alla rovescia per i giornalisti di Telecolor è cominciato
a inizio marzo. Hanno 75 giorni di tempo per arrivare a un accordo
con l’azienda. Se non ce la faranno, nove giornalisti su tredici
e sette tecnici su una trentina si ritroveranno disoccupati. Ad
aver avviato la procedura di licenziamento, “in conseguenza
della gravissima crisi economica in cui versa”, è l’azienda
siciliana di Angela Ciancio, la figlia di uno dei più potenti
editori della regione, Mario Ciancio.
La tv della Sicilia. La televisione catanese compie
quest’anno il suo trentesimo compleanno. Si vede in tutta
l’isola e in passato è stata la prima emittente siciliana.
Oggi occupa la 17esima posizione tra le 129 tv locali italiane,
con ascolti nel giorno medio pari a 488.530 contatti (dati Auditel,
elaborazione Italia Oggi del 22 marzo). Attualmente lavorano con
Telecolor i corrispondenti delle maggiori testate nazionali, come
il Corriere della Sera, la Repubblica e la Stampa. Nel 2000 la famiglia
Ciancio ha acquistato l’emittente insieme a Video3, rivenduta
un paio di anni fa. Il fatturato annuo è di circa 6 milioni
di euro (bilancio 2004). L’organico della redazione è
composto da 13 giornalisti e dal direttore, Nino Milazzo.
Sedici posti a rischio. Dei tredici giornalisti,
sette sono assunti con contratti Fnsi e sei con contratto Frt, economicamente
più svantaggioso e con meno tutele quanto ad assistenza sanitaria
e pensione. La “procedura di ristrutturazione” interessa
tutti e sette i giornalisti Fnsi, due Frt e sette tecnici. Il fiduciario
sindacale, Nicola Savoca – nelle piccole redazioni locali
non c’è il comitato di redazione - sostiene che in
questo modo l’editore “vuole smantellare e snaturare
la televisione, che ha sempre avuto l’informazione come punto
centralissimo del suo palinsesto”. E usa parole dure anche
contro la decisione di lasciare a casa tutti gli assunti con il
contratto Fnsi: “La comunicazione ci ha fatto saltare sulla
sedia. Questa è pulizia etnica perché significa cancellare
la figura contrattuale Fnsi. In questo modo si spazza via il nucleo
storico che lavora qui da almeno vent’anni”.
Proposte e controproposte cadute nel vuoto. Savoca
ricostruisce così gli eventi che hanno portato all’avvio
della procedura: “A dicembre l’azienda ci ha detto che
c’erano problemi economici e ci ha chiesto di pensare a un
piano di risparmio per il 2006 pari a 420mila euro”. L’emittente,
infatti, è in perdita dal ’92: lo dice l’azienda
e lo conferma Savoca. Ma la redazione non è stata a guardare.
“Abbiamo proposto rinunce agli straordinari della domenica
– dice il fiduciario sindacale – e altri tagli, per
un totale di 250mila euro e abbiamo chiesto un aiuto per la parte
mancante. La dottoressa Ciancio ci ha risposto che non bastava e
che si sarebbe impegnata ad assorbire un redattore nel quotidiano
la Sicilia se ci fossimo avvicinati ai 420mila euro richiesti. Abbiamo
potuto solo allargare le braccia e la procedura è partita”.
Del tutto diverse, naturalmente, le dichiarazioni dell’editore,
che bolla come una “fantasiosa ricostruzione dei fatti aziendali”
quella fatta dalla redazione. Nel comunicato, sostiene che “dopo
ben quattro mesi di trattative informali tese a trovare soluzioni
alternative ai paventati licenziamenti e nonostante la manifesta
disponibilità dell’azienda ad accettare eventuali proposte
di riduzione di orario”, l’azienda “è stata
costretta ad avviare una procedura che fissa i termini entro i quali
si può ancora arrivare a proprio avviso a una pacifica soluzione
della controversia”.
Eppure i soldi c’erano. Savoca sostiene
che “non c’è un’emergenza finanziaria tale
da giustificare un intervento di questo genere”. E spiega:
“Nel 2000, insieme a Telecolor, fu acquistata anche Video3,
quando non si parlava ancora dell’affare legato alle frequenze
del digitale terrestre. In seguito, proprio sfruttando questa nuova
occasione, la proprietà ha venduto le frequenze di Video3
per alcuni milioni di euro. Vista la situazione, si poteva ragionare
con più calma”.
Sospetti di monopolio. Secondo il fiduciario “l’operazione
non è stata fatta nella logica di rilanciare la televisione,
dove l’informazione è un prodotto centrale da tempo”.
Savoca lancia accuse molto precise e dice cosa pensa senza giri
di parole: “Ciancio comprò Telecolor per fare terra
bruciata sulla concorrenza. Ora può fare il bello e il cattivo
tempo dal punto di vista pubblicitario. La libera concorrenza non
c’è più, visto che è tutta interna al
gruppo”. In Sicilia – dice Savoca - sono riconducibili
a Ciancio Telecolor, la Sicilia, Antenna Sicilia, Radio Telecolor,
Radio Sis, Simeto Dock (gestisce i cartelloni della pubblicità)
e le frequenze di tv più piccole, come Rete Sicilia, Tele
Catania e Teletna.
Il futuro dei lavoratori... Per trovare una soluzione
alternativa c’è tempo fino a metà maggio. La
redazione è “pronta anche a fare sacrifici economici”,
ma a due condizioni. La prima: che sia “garantita la sopravvivenza
economica” dei giornalisti. In altre parole, che gli stipendi
non vengano ridotti drammaticamente, come previsto da una proposta
dell’azienda (Salvo dice che “è stato proposto
di passare tutti al part-time”, con conseguente dimezzamento
degli stipendi). La seconda condizione: “Che venga mantenuto
un livello minimo di tenuta della redazione”, con un numero
di giornalisti “sicuramente non inferiore a sette o otto”.
...e quello della tv. Secondo Savoca ad essere
“a rischio” è la libertà di informazione.
“Molti telespettatori – spiega – non potrebbero
più vedere un tg di buona qualità al quale sono abituati.
Se Telecolor non fosse più la stessa ci perderebbero tutti
i siciliani. E con quattro giornalisti si potrebbe fare solo un
prodotto all’acqua di rose”.
GUIDA ALLA RETE
Telecolor
(24 marzo 2006)
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