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Vietnam, cyberdissidenti contro la corruzione
Dem******, Rev****ion, Fr***om. È in questo modo che un
vietnamita è stato costretto a scrivere in una pagina web
le parole democrazia, rivoluzione, libertà: una misura di
sicurezza elementare per evitare di essere scoperto dalla polizia
telematica di Hanoi. Parole utilizzate nel racconto della crescente
insofferenza per la corruzione e l’assenza di libertà
d’informazione in una lettera indirizzata da un dissidente
vietnamita a un connazionale residente negli Stati Uniti: è
stato quest’ultimo a pubblicare la lettera sul suo blog, Vietpundit.
L’autore del diario online, anonimo, ha una storia esemplare:
nasce nel sud del paese nel 1965, assiste alla sconfitta degli Stati
Uniti, alla conquista dei comunisti guidati dal generale Giap e
alla deportazione di suo padre nei campi di rieducazione. Il blogger
prova più volte a fuggire dalla dittatura di Hanoi: ci riesce
nel 1979 ed emigra negli Stati Uniti.
“Scrivo sotto uno pseudonimo: E’ in parte per questo
motivo che le autorità locali non mi fanno problemi”:
così l’autore del sito Down and out in
Saigon spiega al Ducato online l’esigenza dell’anonimato
e l’assenza di riferimenti personali sul suo blog. “L’informazione
in lingua inglese generalmente non è censurata. Ad esempio,
posso accedere al sito della Bbc News”, aggiunge.
Il controllo della polizia è capillare. Il mese scorso è
stato arrestato il quarto cyberdissidente colto in flagrante in
un internetcafè: stava partecipando a un forum online sulla
democrazia in Vietnam. In tutta la nazione le persone che dispongono
di un collegamento internet sono 3,5 milioni: rappresentano il 4,2%
della popolazione.
Sono trascorsi ormai vent’anni dall’inaugurazione della
“doi moi”: la politica di “rinnovamento”
che si è tradotta in riforme economiche, ma non in sostanziali
riforme politiche. Eppure, il blogger di "Down and out in Saigon”
dice sulla sua nazione: “Ritengo che le cose stiano cambiando
qui in Vietnam, lasciamo che gli eventi facciano il loro corso”.
L’autore di questo diario online è l’unico blogger
ad avere risposto alle domande del Ducato online.
Corea del Nord, l’informazione in rete è americana
Non si tratta soltanto di un blog d’informazione: Korea
liberator, da poco online, ha lo scopo di “aiutare
i nord coreani a costruire un’opposizione clandestina nella
loro nazione”. Gli autori sono tre cittadini americani: James
J. Na, ricercatore universitario, Joshua, pseudonimo di un avvocato
di Washington, e Richardson, di cui è noto solo il cognome.
Sul loro diario online pubblicano informazioni raccolte dalla stampa
internazionale e da fonti private, spesso ignorate dall’agenzia
ufficiale North Korea News, una delle
rarissime fonti in inglese sugli eventi di Pyongyang.
L’accesso
alle informazioni (anche ufficiali) in Corea del Nord è controllatissimo:
non è ancora noto il numero di vittime della carestia che
negli anni novanta ha colpito il paese e che, secondo stime del
dipartimento di stato americano, ha causato la morte di due milioni
di persone. Si pensa che nei campi di concentramento gestiti dal
partito comunista siano detenute 200mila persone.
Eppure sul sito internet del governo nordcaoreano è possibile
leggere: “Pyongyang e l'odierna Corea del Nord sono un paradiso
socialista dove tutte le persone hanno una vita dignitosa, senza
povertà e più che mai ciò dimostra l'invincibilità
e l'unione delle masse attorno al leader”. Il leader della
nazione è Kim Jung Il, figlio del dittatore che ha governato
il paese dopo la seconda guerra mondiale, Kim Song Il.
Sempre dagli Stati Uniti viene North Korea Zone,
un sito dell’università di Harvard che ha lo scopo
di raccogliere tutte le informazioni reperibili in rete sulla Corea
del Nord.
La nazione guidata da Kim Jung Il riveste un particolare interesse
nella politica estera degli Stati Uniti: più volte paragonata
all’Iran, si è ritirata dal Trattato di non proliferazione
nucleare nel gennaio 2003. Secondo un recente rapporto statunitense,
i missili nordcoreani sono in grado di raggiungere la costa orientale
Usa “con un piccolo carico biologico, chimico o di esplosivo
ad alto potenziale, ma probabilmente non con una testata nucleare”.
Cuba, proteste in rete contro il leader Maximo
È Fidel Castro il bersaglio principale di quei blogger cubani
che si oppongono alla dittatura comunista cubana. Blog
for Cuba mette sotto accusa anche il famoso sistema
sanitario cubano, accreditato come uno dei migliori dei paesi in
via di sviluppo. Oppure
Cubanet, un network d’informazione
con sede negli Stati Uniti, denuncia alcuni soprusi del governo
contro gli agricoltori. Secondo dati resi noti dalla Cia, ai cittadini
cubani non è consentito l’acquisto di personal computer
né le connessioni a internet senza autorizzazioni. I navigatori
sono 120mila, su una popolazione di 11 milioni di persone. Sono
23 i giornalisti attualmente in prigione sotto il regime di Fidel
Castro: il giornalista Guillermo Farinas prosegue il suo sciopero
della fame per la libertà d’informazione.
GUIDA ALLA RETE
Vietnam, Corea del Nord e Cuba nel "living
Web":
Vietnam
Corea del Nord
Cuba
(4 aprile 2006)
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