GIORNALI E GIORNALISTI
 
TESTATE
 
LAVORI DI FINE CORSO
 
COMMUNITY
 
 
Il caso del "Gazzettino" che ha pubblicato la fotografia del bimbo

Hevan, foto di un bambino mai nato

Il direttore: "È il miglior inno alla vita", ma scoppiano le polemiche


La storia di uno scoop, uno scoop infelice. Sullo sfondo un omicidio: quello della mamma Jennifer e del suo bambino, Hevan, mai nato. E il Gazzettino che decide di pubblicare la foto del bimbo morto. Scoppiano subito le polemiche sull'etica: è giusto o sbagliato? La dignità del bambino andava tutelata? L'Ordine dei giornalisti della Lombardia, dove è iscritto il direttore, è il giudice di questa vicenda. Qui abbiamo deciso di raccontarvi prima l'orribile storia dell'omicidio e poi di riportare le opinioni, integrali, di giornalisti e addetti ai lavori nei link sottostanti.


La storia

È passato alla cronaca come uno degli omicidi più efferati, eppure ciò che rimane impresso adesso è solo l’immagine di quel bambino, Hevan, piccolo, piccolo, con addosso il completino bianco che la mamma aveva scelto per lui al momento della nascita. Sembra stia dormendo, ma la realtà è un’altra: Hevan non dorme, è morto, è morto prima ancora di nascere, soffocato nel grembo della madre, Jennifer Zacconi (nella foto).

Di questa orribile storia, nella mente di tutti è rimasta solo quella foto che il Gazzettino ha pubblicato in prima pagina, il 12 maggio scorso, sollevando accese polemiche intorno a questioni etiche e deontologiche del giornalismo. La storia però rimane quella di un omicidio, che nasconde, in realtà, un duplice omicidio.


La sera di sabato 29 aprile Jennifer, 20 anni e incinta di nove mesi, esce dalla sua casa di Olmo di Martellago (Venezia) per incontrarsi col suo ex e padre del bambino: Lucio Niero, 34 anni, sposato con due figli.
Scopo dell’incontro è cercare di far riconoscere la paternità di Hevan. Ma lui non ci sta: non vuole prendersi la responsabilità di quel bambino, anche perché la moglie non sa niente di quella relazione extraconiugale finita un paio di mesi prima.
La fa salire in auto. Iniziano le discussioni e le litigate. Parcheggia, con la scusa di far benzina, sul piazzale di un distributore a Maerne (Venezia). Nell’auto la lite si fa più accesa ed è qui, che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, la ragazza avrebbe ricevuti i primi colpi, forse pugni all’addome, senza pietà. A questo punto Jennifer esce dalla macchina e cerca di fuggire. Lui la raggiunge e ancora pugni, calci massacranti. Poi tenta di strangolarla, la colpisce alla testa, cerca anche di soffocarla, comprimendole la faccia a terra, così a lungo da spezzarle il setto nasale. È qui che la giovane perde i sensi. E Lucio Niero ne approfitta, la solleva e la getta a faccia in giù in una fossa a una cinquantina di metri dal piazzale del distributore. Una fossa già scavata in un campo lì vicino, rimasta lì dopo l’espianto di alcuni alberi. Non contento, l’assassino le salta sulla schiena, come avrebbe dimostrato l’autopsia. Poi la copre con terra e foglie.


Il resto è l’orrore: un’agonia durata probabilmente una ventina di minuti e la morte arrivata per soffocamento. Poco dopo muore anche il piccolo Hevan, per mancanza di ossigeno. Tutti e due seppelliti vivi. A questo punto l’omicida prova un’ultima strada: manda un sms dal cellulare della ragazza alla madre di lei. “Non vi preoccupate – dice il messaggio – sto andando con un’amica e suo fratello al casinò di Nova Gorica”. Ma la mamma, Anna Maria Giannone, non ci crede: non è possibile che la figlia incinta di nove mesi si sia allontanata così, senza preavviso, con il bambino che dovrebbe nascere di lì a poco. Così domenica pomeriggio va a denunciare la scomparsa della figlia. Iniziano le lunghe ricerche, anche nei tre laghetti di Maerne, la zona da dove è partito l’sms. Intanto gli investigatori interrogano tutti i conoscenti e gli amici di Jennifer, compreso Lucio Niero. L’assassino resiste al primo colloquio, ma poi scappa, prende un treno per Milano. E qui gli inquirenti si insospettiscono: lo aspettano alla stazione del capoluogo lombardo, lo portano in caserma e lo interrogano per dieci ore. Solo alle 5 della mattina del 7 maggio, Niero confessa e rivela il luogo dove ha sepolto Jennifer e il suo bambino, ancora in grembo. L’accusa è di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Il 12 maggio si sono svolti i funerali, nella parrocchia di Olmo di Martellago.
Un doppio funerale, in realtà, ma un’unica bara bianca per quella mamma e per quel bambino, che ora ha un volto, stampato lì, su una foto pubblicata in prima pagina dal Gazzettino. “È il miglior inno alla vita rispetto a chi esercita la cultura della morte” ha detto il direttore del Gazzettino, Luigi Bacialli.




Luigi Bacialli, direttore del Gazzettino

Vittorio Pierobon, vicedirettore del Gazzettino

Cdr Gazzettino

Vittorio Roidi, segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti

Paolo Serventi Longhi, segretario della Federazione nazionale della stampa italiana

Mauro Paissan, componente del Garante per la privacy

Cardinal Ersilio Tonini

L’Avvenire

 

Anna Maria Giannone e Tullio Zacconi

 

Guida alla rete

la Carta di Treviso: www.odg.it

i commenti dei lettori del Gazzettino: www.gazzettino.quinordest.it