|
L’Indipendent Media Center (Imc), rete di mezzi di comunicazione
online indipendenti meglio nota come Indymedia, nacque nel novembre
1999 negli Stati Uniti in occasione delle proteste del movimento
no-global contro la riunione della World Trade Organization (Wto)
di Seattle. Lì le pubblicazioni di Indymedia (articoli, documentari
e testimonianze audio) garantirono copertura alle manifestazioni,
integrando quello che sui media convenzionali non veniva pubblicato.
Nei giorni della protesta il sito ebbe oltre un milione e mezzo
di contatti.
Una rete mondiale
Dopo il successo di Seattle, si moltiplicarono le richieste di apertura
di reti locali. Una storia ancora in fieri: tra problemi e discussioni,
negli anni gli Imc sono aumentati progressivamente di numero. Oggi
nel mondo esistono più di 170 Indy locali, di cui oltre 60
nel Nord America. In ognuno di questi si trova una lista aggiornata
della rete mondiale: basta visitare la colonna in basso a sinistra
della pagina di apertura di ogni sito web.
Una
pagina di Indymedia
Le pagine di Indymedia sono suddivise in tre sezioni:
• la colonna centrale: qui si pubblicano le feature,
gli articoli di approfondimento. Chiunque può proporre argomenti,
basta iscriversi alla mailing list del collettivo editoriale dove,
attraverso una discussione, si decide se accettare la proposta e
come pubblicarla;
• la colonna di sinistra: riporta le traduzioni e la lista
aggiornata delle Imc locali di tutto il mondo;
• il newswire: occupa la colonna di destra ed è
considerato il cuore di Indymedia. Si accede direttamente dalla
home page: si inseriscono i dati e i materiali e si pubblica, direttamente
e liberamente. Il testo compare subito sul sito; ogni eventuale
oscuramento viene deciso solo dopo la pubblicazione.
La nascita di Indymedia Italia
Il nodo italiano di Indymedia nacque a Bologna nel 2000. Il boom
di contatti si ebbe l’anno successivo quando, durante gli
scontri del G8 di Genova, si fece portavoce di un’informazione
alternativa a quella dei media italiani tradizionali; linkato dai
principali motori di ricerca e dai siti di informazione, l’Imc
italiano ne è uscito, nel bene e nel male, da protagonista.
La rete italiana si è ordinata nel tempo in sottogruppi
locali (regionali e provinciali); le liste di gestione si sono in
breve moltiplicate. I membri di Indymedia Italia hanno organizzato
assemblee di coordinamento in diverse città: da Perugia a
Firenze, Bologna, Milano, Roma e Genova, tra sostenitori e semplici
interessati, vi hanno partecipato centinaia di persone. Si è
discusso del funzionamento del progetto, delle modifiche da apportare
e delle prospettive future.
La struttura
Indymedia si autodefinisce “network di media gestiti collettivamente
per una narrazione radicale, obiettiva e appassionata della verità”.
Non ha sedi fisiche né una redazione: si muove e si crea
attraverso le mailing list, le chat e il newswire.
Periodicamente si svolgono riunioni faccia a faccia, aperte a tutti
e se ne parla sul sito, in modo che chiunque possa parteciparvi.
“Se vogliamo parlare di redazione di Indymedia, diciamo che
è formata dalle persone iscritte alle mailing list e che
partecipano agli Irc-meeting (chat). Questi sono i luoghi della
nostra redazione”, spiegano i partecipanti.
Servizio collegato
Indymedia:
più controlli o è finita
Guida alla rete
Il
sito di Indymedia Italia
Forum
di discussione
Conclusioni
e proposte per Indymedia 2.0
Il nuovo sito
di Indymedia Roma
Testo
anonimo della convocazione di Milano (11 marzo 2006)
La
filosofia della pubblicazione aperta (in inglese)
(15 febbraio 2007) |