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Tante le anticipazioni del quotidiano online in quattro anni di vita. Le ultime quelle sul sequestro di Mastrogiacomo

Peacereporter, anteprime
dal sud del mondo

di Matteo Marini e Enzo Miglino

Giannelli su Vittorio Emanuele
Giornale online, ma anche agenzia stampa e testata che vende servizi editoriali: è questo il lavoro dei “reporter di pace”. Per raccontare la guerra dal punto di vista dei civili, di chi la subisce. E diffondere la cultura della pace.

“Sono l’unico giornalista straniero nel sud dell’Afghanistan: io ho la fortuna di poter sfruttare come appoggio l’ospedale di Emergency, ma tutta la zona è off limits”. Enrico Piovesana, inviato di Peacereporter a Laskar-gah, ogni giorno racconta la guerra tra talebani e forze Nato. “Ora non riesco a muovermi dall’ospedale perché la situazione fuori è molto critica. Pochi giorni fa una bomba kamikaze è caduta a pochi metri dall’edificio e sono stato colpito da calcinacci”.

Come lui, altri dieci inviati in giro per il mondo, tra Africa, Asia e America. È Peacereporter, quotidiano online, agenzia di stampa e servizi editoriali, nato nel 2003 sulla base dell’esperienza di Emergency e in collaborazione con Misna (agenzia stampa internazionale degli Istituti Missionari), per raccontare la guerra e la pace nel mondo. È presente in tutti i paesi tuttora teatro di conflitti, dalla Somalia alla Colombia, dall’Iraq al Sudan.

“L’idea di Peacereporter - dice il direttore Maso Notarianni – nasce dall’esigenza di avere più informazione sulle guerre in corso nel mondo e anche sugli esteri in generale. Le pagine di Esteri dei giornali italiani trattano solo Europa o Usa”.

Sempre in prima linea. Il lavoro di Peacereporter, soprattutto nello scenario mediorientale, è balzato all’attenzione del grande pubblico negli ultimi mesi. È stata la prima testata a diramare la notizia e i particolari dei sequestri dei giornalisti italiani Gabriele Torsello e Daniele Mastrogiacomo, ostaggio dei talebani nel sud dell’Afghanistan.

Ma già prima era in Iraq, per dare le notizie dei bodyguard sequestrati: Quattrocchi, Cupertino, Agliana e Stefio. Il rapimento e la morte di Enzo Baldoni, il cui cadavere non è stato mai ritrovato.
Nel carcere di Sheberghan, in Afghanistan, Enrico Piovesana è entrato, primo giornalista a riuscirvi, per testimoniare le condizioni in cui i prigionieri talebani venivano tenuti. Immersi nella sporcizia, denutriti, malmenati e torturati. Molti dei reclusi erano morti, praticamente decimati dalla violenza e dall’assenza di cure mediche.

“Sono l’unico giornalista straniero nel sud dell’Afghanistan - dice ancora Enrico Piovesana - io ho la fortuna di poter sfruttare come appoggio l’ospedale di Emergency, ma tutta la zona è off limits. Solo la Reuters è presente in qualche modo, grazie alla protezione delle truppe inglesi. Ma si appoggia a giornalisti afgani”.

“C’è stato un anno rodaggio –spiega Notarianni – in cui abbiamo costruito la rete dei collaboratori. Ci siamo rivolti a cooperanti, missionari e contatti che avevamo in giro per il mondo con associazioni umanitarie. Poi abbiamo stretto legami con giornali locali, free-lance e altri, più di 100 in totale”.

Alessandro Grandi è inviato per Peacereporter in America centrale: Venezuela, Bolivia, Haiti e Messico. “Abbiamo seguito l’Inter in Chiapas – racconta – per la sfida contro la selezione degli zapatisti. In quell’occasione abbiamo contattato emissari del subcomandante Marcos, che ci hanno anche consegnato una lettera di ringraziamento da parte sua”.

E ancora, nelle zone più pericolose: “Ad Haiti – continua Grandi – abbiamo visitato le bidonville. A pochi metri si sentivano colpi di mitra, mi ricordo che ero al telefono con l’Italia. Io ero tranquillo perché i capi dei ribelli mi avevano assicurato l’incolumità. All’altro capo del telefono non tanto invece”.

Maso Notarianni

Chiunque può collaborare con Peacereporter, scrivendo articoli e raccontando storie. Il direttore conferma che “ogni nuova fonte va verificata per bene prima di diventare un collaboratore fidato. E cerchiamo sempre di avere più voci dallo stesso posto”.

Peacereporter è una cooperativa editoriale, formata dai giornalisti e da soci sovventori, e vende i suoi articoli e servizi a varie testate, grandi e non (tra cui l'Espresso, Diario, il Venerdì di Repubblica e Rainews24). Marco Formigoni dell’area stampa spiega che “gli inviati prima di partire compilano un progetto di viaggio e di lavoro. Noi in base a queste indicazioni contattiamo le varie testate per la vendita dei servizi. Spesso la vendita avviene dopo il ritorno dell’inviato, e riguarda comunque pezzi e foto inediti”.

Il sito del quotidiano online, www.peacereporter.net, intende seguire gli avvenimenti nell'ottica della popolazione civile, cioè di chi la guerra la subisce, non di quella dei governi. Le sezioni sono diverse e articolate, divise per argomenti generali (conflitti, reportage, storie, interviste, dossier…) con all’interno nuove pagine per settori specifici (soprattutto temi sociali come donne, bambini, ambiente, armi, popoli, religione, sport…). Dall’ archivio delle guerre in corso, si può accedere alle schede relative ai singoli conflitti.