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è solo La Gazzetta dello Sport a puntare molto sul Web 2.0.
Tutti i portali dei maggiori quotidiani europei sono ormai infarciti
di contenuti generati dai lettori. Campo libero alla partecipazione
dal basso. Ma, come per tutte le innovazioni,
c’è sempre chi
rischia di restare indietro, tagliato fuori: è il caso dei
disabili.
Un fenomeno che dovrebbe essere includente rischia di escludere
o emarginare una fetta consistente di lettori e navigatori: le persone
affette da disabilità motorie o sensoriali
per i quali i grandi portali risultano poco fruibili. Abbiamo
fatto un giro sui siti dei maggiori quotidiani italiani ed europei
per valutare lo stato dell’arte sia per quanto riguarda il
web 2.0 che per i problemi di accessibilità accentuati dal
suo sempre maggiore utilizzo.
Viva l’interattività
Alcune caratteristiche risultano comuni a tutti i siti analizzati:
in particolare la possibilità di sottoscrivere feed rss che
permette, a chi sceglie questo servizio, di essere costantemente
aggiornati sulle notizie pubblicate online. In secondo luogo la
possibilità di navigare i portali in mobilità, utilizzando
palmari o cellulari di ultima generazione. Infine molto spazio alle
opinioni dei lettori, ai quali viene chiesto di esprimersi attraverso
sondaggi e forum.
Le difficoltà dei disabili
Sul versante accessibilità, quel che colpisce immediatamente
è l’enorme quantità di link
contenuti nelle homepage di tutti i portali: si supera costantemente
il centinaio e si arriva a punte di oltre trecento. In questo mare
di collegamenti ipertestuali un non vedente, ad esempio, rischia
di navigare alla deriva, sebbene la voce del suo screen reader cerchi
di fargli da bussola. Per orientarsi un minimo, deve armarsi di
una buona dose di pazienza e avere a disposizione un discreto lasso
di tempo. Oltretutto diversi link e immagini non sono “parlanti”,
cioè non hanno etichette che indichino alle tecnologie assistive,
utilizzate dai disabili, cosa succederà nel cliccarli e così,
per tornare all’esempio del cieco, egli andrà completamente
alla cieca. Inoltre, un altro problema è dato dall’utilizzo
di java script che portano le pagine ad aggiornarsi
costantemente. Mancano infine, su tutti i portali dei quotidiani,
combinazioni di tasti rapidi che guidino nella navigazione quei
disabili che, per diversi motivi, non possono utilizzare il mouse,
e nessun portale prevede strumenti per adattare il font e le dimensioni
dei caratteri o il contrasto dei colori a vantaggio degli ipovedenti.
Il Web 2.0 nel Belpaese
In Italia, La Repubblica e La Stampa
battono il Corriere della Sera nell’utilizzo del Web 2.0.
Il quotidiano fondato da Scalfari, oltre alle caratteristiche più
comuni, garantisce agli utenti la possibilità di chattare in videoforum
con personaggi famosi (questa settimana è la volta del ministro
per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini)
e permette a chiunque lo desideri, attraverso Kataweb, l’apertura
gratuita di un blog.
Anche La Stampa offre ai suoi lettori diverse modalità di
interazione e partecipazione: discussioni con i giornalisti, forum,
sondaggi, blog dei lettori con tre tipologie di prezzo (dalla basic
alla pro), possibilità di inviare foto, audio e video. Il
quotidiano torinese, inoltre, è l’unico in Italia a
fornire gratuitamente, ai non vedenti, una versione accessibile
in solo testo che contiene, in digitale, gran parte degli articoli
del giornale venduto in edicola.
Sul portale del Corriere della Sera, invece, non c’è
l'opportunità di creare blog. Ci sono però sondaggi
e forum, anche in video, in cui discutere su argomenti di attualità
con i giornalisti della redazione.
E all’estero?
In Spagna El Pais utilizza ampiamente il Web 2.0,
con una sezione denominata “participa”, in cui i lettori
non solo possono dare opinioni sugli articoli del giornale ma persino
suggerire correzioni alla redazione. Nella sezione “yo, periodista”
possono anche cimentarsi col giornalismo, raccontando storie e proponendo
foto.
In Inghilterra a distinguersi per originalità è The
Sun che, nella sezione “got a story?”, chiede
ai lettori di vendere al giornale le loro notizie, spiegando chiaramente
come muoversi per proporle alla redazione e quanto una storia verrà
pagati.
Più sobri e meno interattivi i siti di The Guardian
e The Times, anche se il primo offre un servizio
di blog e una sezione dedicata a chat e discussioni dei lettori,
mentre il secondo ha recentemente fatto il restyling al sito - con
la possibilità per i navigatori di commentare gli articoli.
I portali inglesi, comunque, risultano in generale di discreta
accessibilità, poco pesanti da caricare e con un buon uso
dei livelli di intestazione, delle etichette per link e immagini
e di didascalie nella pagina che permettono ai disabili visivi di
capire immediatamente dove si trovano.
Poco da aggiungere a quanto già detto, se si naviga nei
siti francesi di Le Monde e Le Figaro e
in quelli tedeschi della Frankfurt Allgemeine e
della Sueddeutsche Zeitung. Degna di nota solo
la discreta accessibilità del sito di Le Figaro, che attraverso
la nidificazione delle tabelle e l’utilizzo di menù
ben progettati permette ai disabili di muoversi con relativa efficienza
e rapidità nel portale. La Sueddeutsche Zeitung, invece,
si contraddistingue per la sezione Suedcafé, una comunità
in cui i lettori possono conoscersi meglio scambiarsi opinioni e
aprire un loro libro degli ospiti.
Portali più accessibili, che fare?
Infine torniamo al futuro dell’accessibilità col Web
2.0. Steven Sintini, del Cnipa
(Centro Nazionale per Informatica nella Pubblica Amministrazione)
è convinto che “per costruire siti accessibili, anche
utilizzando il web 2.0, sia necessario innanzitutto usare dei buoni
content management system (i programmi che si usano per la pubblicazione
online di contenuti, N.d.r.). Poi – aggiunge – va fatto
un discorso di cultura dell’accessibilità. Molti web
manager non si pongono nemmeno il problema, ma non perché
non siano interessati. E’ che spesso ne ignorano l’esistenza
e la portata. Anche il realizzare doppie versioni dei siti, una
solo testo e una grafica, crea diversi problemi, fra cui il più
ostico è quello di tenerle entrambe aggiornate. In Italia
– conclude – c’è la legge Stanca che obbliga
sia la pubblica amministrazione che le aziende private a rendere
accessibili i loro siti ma, con il privato, l’obbligo resta
puramente teorico perché non sono previste sanzioni né
organi di controllo”.
Servizio collegato:
La Gazzetta si apre al web 2.0. Nasce
la community "Gazzaspace"
Guida alla rete:
GazzaSpace
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(18 aprile 2007) |