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Parlano Massimo Malpica e Anna Maria Liguori, cronisti de Il Giornale e la Repubblica, che si sono occupati dei fatti di Rignano Flaminio

"Caso clamoroso: cautela obbligatoria"
"Gli atti sono chiari, giusto pubblicare"

di Emiliano Pozzoni


Un confronto tra le diverse linee editoriali dalle parole di due giornalisti che hanno seguito il caso da vicino. Prudenza e pochi dettagli alla base della scelta del Giornale. Molto più decisa la linea de la Repubblica: pubblicati i racconti dei bambini e i particolari dei giochi erotici presenti nell'ordinanza.

 

 

“Abusi sui bimbi della materna: sei in manette”. E’ il titolo apparso a pagina 15 del Giornale il 25 aprile, giorno in cui lo scandalo di Rignano Flaminia è venuto a galla su tutti i quotidiani nazionali. Del caso si è occupato Massimo Malpica, cronista di Roma.

Il Giornale si è mostrato cauto: pochi dettagli, nessun virgolettato con le dichiarazioni dei bambini, nessuna allusione ai video nel titolo. E neanche un richiamo in prima pagina.

La linea del nostro giornale è orientata verso una decisa prudenza, anche se poi molto dipende dalla coscienza del cronista che scrive. Ci sono troppi elementi che suggeriscono cautela e il caso è troppo clamoroso. Se non ci sono certezze di innocenza o colpevolezza la prudenza deve essere d’obbligo. Sulla questione dei video destinati al mercato pedopornografico gli inquirenti non si sono sbottonati: ci sono delle ipotesi, ma nessuna prova.

Sul trattamento dei dati sensibili come vi siete comportati?

I nomi degli indagati sono stati resi pubblici dalle agenzie, per cui la questione della tutela della privacy era già saltata in partenza. E si tratta comunque di maggiorenni. La normativa per la tutela dei minori è invece molto chiara, ci si basa su quanto riportato nella Carta di Treviso. Su questo credo non ci siano dubbi e nessun giornale ha pubblicato i nomi dei bambini, che erano noti dagli atti giudiziari.

Altri giornali hanno riportato più dettagli, citando quanto riportato nell’ordinanza di custodia cautelare. Come ha trovato queste decisioni?

Trovo che molti quotidiani abbiano esagerato con i dettagli dei giochi erotici: è il classico danno collaterale generato da vicende di questo tipo. Quando ci sono scandali così grandi, e per di più ci sono di mezzo dei bambini, ci si lascia prendere dalla morbosità. Personalmente mi sembrava superfluo sottolineare il tipo di “gioco”, una volta che si era fatto capire l’entità delle molestie. C’è un limite naturale da non varcare: inutile entrare nei dettagli, si finisce per sottolineare cose superflue.

 

Anna Maria Liguori ha seguito la vicenda per la Repubblica. “Droga e stupri sui bimbi a scuola. Sei arresti, fra loro tre maestre”, il titolo comparso a pagina 18 il 25 aprile. L’articolo principale è accompagnato da un pezzo in cui ci sono i racconti dei bambini (“Quel giorno mia figlia mi disse: mamma, ho visto l’uomo nero”, il titolo).

La Repubblica è stato uno dei giornali più prodighi di dettagli. Chi ha deciso la linea da seguire? C’è stata una riunione di redazione?

No, non c’è stata nessuna discussione. Il caso era passato dalla magistratura, c’erano degli atti e i fatti erano ormai molto avanti, visto erano emersi già a ottobre dello scorso anno. C’era poco da discutere: gli atti giudiziari sono emblematici.

Non avete avuto alcun dubbio a pubblicare quanto riportato nell’Ordinanza?

La linea del giornale è stata chiara: il direttore ha dato l’ok per la pubblicazione di tutto quanto fosse presente negli atti giudiziari. Tra le altre cose c’erano le testimonianze dei bambini e le abbiamo riportate.

Sul trattamento dei dati sensibili come vi siete comportati?

Gli arrestati sono tutti maggiorenni, quindi non c’era nessun tipo di problema. Tra l’altro i loro nomi erano presenti nelle agenzie. Il taglio degli articoli era focalizzato sulla questione dell’arresto, i bambini invece non erano più in causa.

Nell’occhiello in prima pagina si legge: “la banda filmava i piccoli e vendeva i video”. Non è un’affermazione imprudente?

Non c’è nessun riscontro certo sulla questione, ma dalle dichiarazioni dei bambini e da quanto emerso nei loro colloqui con la psicologa è emerso questo.


Guida alla rete:
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