| 
“Coscienza, senso di responsabilità, scrupolo e onestà
sono le qualità richieste al cronista. Un buon giornalista
deve dubitare di tutto, anche di un’ordinanza, anche di quello
che dicono i magistrati: deve sempre andare oltre”. Parole
del segretario nazionale dell’ordine dei giornalisti, Vittorio
Roidi, molto critico verso il modo in cui i giornali hanno trattato
la vicenda dei presunti abusi sui bambini della scuola materna Olga
Rovere di Rignano Flaminio. Una critica che assume tanto più
valore visti gli ultimi sviluppi del caso, ancora pieno di contraddizioni
e ambiguità.
Maestre stimate e conosciute da tutti che avrebbero abusato di
bambini tra i 4 e i 6 anni, forse riti satanici. Il tutto ripreso,
pare, da un benzinaio cingalese: l’ombra della pedopornografia.
Il giorno dopo gli arresti (mercoledì 25 aprile), tutti i
giornali, o quasi, ne parlano come di una vicenda già scritta.
La fonte della notizia, però, è solo una: l’ordinanza
di custodia cautelare emessa dalla magistratura. Oggi i quotidiani
sono più cauti. Gli indagati si dichiarano innocenti, i medici
smentiscono le violenze che i bambini avrebbero subito, gli psichiatri
parlano di “disturbi mentali” per alcuni dei genitori.
La vicenda. Le scelte delle testate nazionali
Poca chiarezza nel distinguere tra informazioni e pettegolezzi,
certezze maturate sulla base di una sola fonte (l’ordinanza
di custodia cautelare), i dettagli delle violenze in primo piano.
I due principali quotidiani nazionali (Repubblica e Corriere della
Sera) scelgono questa strada. Anche gli altri però non sono
da meno. Risultato: una parziale marcia indietro davanti ai dubbi
sempre più gravi opposti dalla difesa e dai medici; un’opinione
pubblica divisa a metà tra innocentisti e colpevolisti quando
ancora non c’è nulla di certo; il rischio di rovinare
per sempre i protagonisti di questa vicenda: i bambini, ma anche
gli indagati, qualora venissero assolti dall’accusa.
Martedì 24 aprile, dopo un’indagine
durata quasi un anno, i carabinieri arrestano sei persone: tre maestre,
un autore di testi televisivi per bambini, una bidella e un benzinaio
di origine cingalese. Le accuse contenute nell’ordinanza di
custodia cautelare sono pesantissime: associazione a delinquere,
sequestro di minore, violenza sessuale di gruppo. Il giorno dopo,
la vicenda è su tutti i giornali. Pochi redattori, però,
dubitano della veridicità delle accuse contenute nel fascicolo:
gli indagati diventano “mostri”, “orchi”,
i bambini e i genitori “vittime” della “follia
di una setta satanica”. Pochissimi condizionali, tanti titoloni,
dettagli sui presunti giochi sadomaso cui sarebbero stati sottoposti
i bambini, testimonianze di genitori, voci raccolte in paese contro
i presunti mostri. Le linee editoriali delle testate nazionali sono
molto simili. Sono tutti più o meno colpevolisti. Quasi tutti
riportano i virgolettati dei bambini, in cui i piccoli descrivono
alla psicologa le violenze che avrebbero subito.
E’ possibile tuttavia distinguere tre linee editoriali: una
più radicale, seguita ad esempio dalla cronista di Repubblica,
Anna Maria Liguori, e da Rinaldo Frignani e Fabrizio Caccia del
Corriere delle Sera; una più attendista, seguita ad esempio
dalla Stampa, dall’Unità e dal Resto del Carlino che
non mettono in prima pagina la notizia e non riportano dettagli
sulle violenze; e una linea di cautela seguita solo dal Giornale.
Il Giornale e Repubblica
Massimo Malpica, Il Giornale: “Ci sono troppi
elementi che suggeriscono cautela e il caso è troppo clamoroso.
Se non ci sono certezze la prudenza deve essere d’obbligo”
Anna Maria Liguori, La Repubblica: “La linea
del giornale è stata chiara: il direttore hadato l’ok
a pubblicare tutto quanto fosse presente negli atti giudiziari”.
Il Giornale: la linea della prudenza. Fermarsi anche davanti ad
atti ufficiali
l quotidiano milanese, autore del pezzo Massimo Malpica, sceglie
la massima cautela, evitando di riportare i virgolettati delle dichiarazioni
rese dalle presunte piccole vittime ad una psicologa, dichiarazioni
contenute nell’ordinanza di custodia cautelare; è il
solo a fare ampio uso di condizionali, di aggettivi come “presunto”,
avverbi come “forse”, locuzioni come “secondo
le accuse dei magistrati”. E’ anche il solo quotidiano
a scegliere una titolazione più cauta. Il titolo (senza richiami
in prima pagina) è “Abusi sui bimbi delle materna:
sei in manette; l’occhiello attenua l’affermazione:
“Scandalo a Rignano Flaminio (Roma). I presunti pedofili avrebbero
portato i piccini in una casa privata durante le ore di lezione:
qui li avrebbero drogati e violentati”.
La Repubblica: la linea radicale. Pubblicare tutto
Il quotidiano di Roma sceglie invece di dare massimo rilievo all’ordinanza
di custodia cautelare dalla quale deduce anche la certezza di filmati
pedopornografici girati da uno degli arrestati, il benzinaio cingalese.
Il titolo è molto significativo: “Pedofilia, orrore
nella scuola materna. Maestre e bidelle seviziavano i bimbi”;
sopra: “Sei arresti vicino a Roma: la banda filmava i piccoli
e vendeva i video. La denuncia dei genitori”. Tutto chiaro.
Anche oggi, Repubblica resta il quotidiano più schierato:
poco rilievo alle possibili prove di non colpevolezza, come le intercettazioni
telefoniche tra la Del Meglio, una delle maestre indagate, e il
marito, Giancarlo Scancarello, anche lui in carcere, e insiste sulle
posizioni dei genitori.
Roidi: “Rignano Flaminio è un caso limite su cui i
giornalisti devono riflettere”
Le conclusioni di queste due diverse scelte al segretario nazionale
dell’ordine Vittorio Roidi.
Non solo il cronista deve concedere a se stesso, ai suoi lettori
e ai protagonisti di vicende del genere, il beneficio del dubbio,
ma deve soprattutto astenersi dal pubblicare le informazioni che
ha raccolto, se possono essere di danno a qualcuno, se non sono
essenziali alla comprensione della notizia. Una tesi che segna il
passaggio tra quella che Roidi chiama la “vecchia maniera
di fare i cronisti” e quella che deve essere la via da seguire
oggi. “Un tempo eri tanto più bravo quanti più
dettagli pubblicavi. Io dico che questo spesso ci ha fatto fare
errori gravissimi. Non tutto è indispensabile”. Leggendo
i giornali di mercoledì 25 aprile, l’impressione è
che i giornalisti abbiano “creduto” all’ordinanza
e che, tutto sommato, si prosegua su questa strada: c’è
chi ha scelto di stare dalla parte dei genitori, c’è
chi ora è più cauto, c’è chi continua
a non credere alle accuse. “La cronaca non dovrebbe mai essere
faziosa – commenta Roidi – invece, ad esempio, da anni
ormai giornalisti e, di conseguenza, opinione pubblica, sono divisi
tra chi crede alla Franzoni e chi no. Mi sembra che si stia correndo
lo stesso rischio”.
Servizio collegato:
Il Giornale e La Repubblica, parlano due cronisti
Guida alla rete:
http://www.corriere.it/
http://www.repubblica.it/
http://www.ilgiornale.it/
http://www.lastampa.it/
http://www.ilmessaggero.it/
http://www.odg.it/
(4 maggio 2007) |