GIORNALI E GIORNALISTI
 
TESTATE
 
LAVORI DI FINE CORSO
 
COMMUNITY
 
 
A una settimana dallo scandalo, toni dimessi e tanta cautela, ma alla notizia dell'arresto pochi redattori hanno scelto l'uso del condizionale

Media: giusto raccontare. Sì, ma come?
Roidi: "Dubitare anche di un'ordinanza"

di Silvia Paterlini


“Coscienza, senso di responsabilità, scrupolo e onestà sono le qualità richieste al cronista. Un buon giornalista deve dubitare di tutto, anche di un’ordinanza, anche di quello che dicono i magistrati: deve sempre andare oltre”. Parole del segretario nazionale dell’ordine dei giornalisti, Vittorio Roidi, molto critico verso il modo in cui i giornali hanno trattato la vicenda dei presunti abusi sui bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. Una critica che assume tanto più valore visti gli ultimi sviluppi del caso, ancora pieno di contraddizioni e ambiguità.

 

Maestre stimate e conosciute da tutti che avrebbero abusato di bambini tra i 4 e i 6 anni, forse riti satanici. Il tutto ripreso, pare, da un benzinaio cingalese: l’ombra della pedopornografia. Il giorno dopo gli arresti (mercoledì 25 aprile), tutti i giornali, o quasi, ne parlano come di una vicenda già scritta. La fonte della notizia, però, è solo una: l’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla magistratura. Oggi i quotidiani sono più cauti. Gli indagati si dichiarano innocenti, i medici smentiscono le violenze che i bambini avrebbero subito, gli psichiatri parlano di “disturbi mentali” per alcuni dei genitori.

La vicenda. Le scelte delle testate nazionali


Poca chiarezza nel distinguere tra informazioni e pettegolezzi, certezze maturate sulla base di una sola fonte (l’ordinanza di custodia cautelare), i dettagli delle violenze in primo piano. I due principali quotidiani nazionali (Repubblica e Corriere della Sera) scelgono questa strada. Anche gli altri però non sono da meno. Risultato: una parziale marcia indietro davanti ai dubbi sempre più gravi opposti dalla difesa e dai medici; un’opinione pubblica divisa a metà tra innocentisti e colpevolisti quando ancora non c’è nulla di certo; il rischio di rovinare per sempre i protagonisti di questa vicenda: i bambini, ma anche gli indagati, qualora venissero assolti dall’accusa.


Martedì 24 aprile, dopo un’indagine durata quasi un anno, i carabinieri arrestano sei persone: tre maestre, un autore di testi televisivi per bambini, una bidella e un benzinaio di origine cingalese. Le accuse contenute nell’ordinanza di custodia cautelare sono pesantissime: associazione a delinquere, sequestro di minore, violenza sessuale di gruppo. Il giorno dopo, la vicenda è su tutti i giornali. Pochi redattori, però, dubitano della veridicità delle accuse contenute nel fascicolo: gli indagati diventano “mostri”, “orchi”, i bambini e i genitori “vittime” della “follia di una setta satanica”. Pochissimi condizionali, tanti titoloni, dettagli sui presunti giochi sadomaso cui sarebbero stati sottoposti i bambini, testimonianze di genitori, voci raccolte in paese contro i presunti mostri. Le linee editoriali delle testate nazionali sono molto simili. Sono tutti più o meno colpevolisti. Quasi tutti riportano i virgolettati dei bambini, in cui i piccoli descrivono alla psicologa le violenze che avrebbero subito.


E’ possibile tuttavia distinguere tre linee editoriali: una più radicale, seguita ad esempio dalla cronista di Repubblica, Anna Maria Liguori, e da Rinaldo Frignani e Fabrizio Caccia del Corriere delle Sera; una più attendista, seguita ad esempio dalla Stampa, dall’Unità e dal Resto del Carlino che non mettono in prima pagina la notizia e non riportano dettagli sulle violenze; e una linea di cautela seguita solo dal Giornale.


Il Giornale e Repubblica

Massimo Malpica, Il Giornale: “Ci sono troppi elementi che suggeriscono cautela e il caso è troppo clamoroso. Se non ci sono certezze la prudenza deve essere d’obbligo”

Anna Maria Liguori, La Repubblica: “La linea del giornale è stata chiara: il direttore hadato l’ok a pubblicare tutto quanto fosse presente negli atti giudiziari”.


Il Giornale: la linea della prudenza. Fermarsi anche davanti ad atti ufficiali

l quotidiano milanese, autore del pezzo Massimo Malpica, sceglie la massima cautela, evitando di riportare i virgolettati delle dichiarazioni rese dalle presunte piccole vittime ad una psicologa, dichiarazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare; è il solo a fare ampio uso di condizionali, di aggettivi come “presunto”, avverbi come “forse”, locuzioni come “secondo le accuse dei magistrati”. E’ anche il solo quotidiano a scegliere una titolazione più cauta. Il titolo (senza richiami in prima pagina) è “Abusi sui bimbi delle materna: sei in manette; l’occhiello attenua l’affermazione: “Scandalo a Rignano Flaminio (Roma). I presunti pedofili avrebbero portato i piccini in una casa privata durante le ore di lezione: qui li avrebbero drogati e violentati”.


La Repubblica: la linea radicale. Pubblicare tutto

Il quotidiano di Roma sceglie invece di dare massimo rilievo all’ordinanza di custodia cautelare dalla quale deduce anche la certezza di filmati pedopornografici girati da uno degli arrestati, il benzinaio cingalese. Il titolo è molto significativo: “Pedofilia, orrore nella scuola materna. Maestre e bidelle seviziavano i bimbi”; sopra: “Sei arresti vicino a Roma: la banda filmava i piccoli e vendeva i video. La denuncia dei genitori”. Tutto chiaro. Anche oggi, Repubblica resta il quotidiano più schierato: poco rilievo alle possibili prove di non colpevolezza, come le intercettazioni telefoniche tra la Del Meglio, una delle maestre indagate, e il marito, Giancarlo Scancarello, anche lui in carcere, e insiste sulle posizioni dei genitori.


Roidi: “Rignano Flaminio è un caso limite su cui i giornalisti devono riflettere”

Le conclusioni di queste due diverse scelte al segretario nazionale dell’ordine Vittorio Roidi.
Non solo il cronista deve concedere a se stesso, ai suoi lettori e ai protagonisti di vicende del genere, il beneficio del dubbio, ma deve soprattutto astenersi dal pubblicare le informazioni che ha raccolto, se possono essere di danno a qualcuno, se non sono essenziali alla comprensione della notizia. Una tesi che segna il passaggio tra quella che Roidi chiama la “vecchia maniera di fare i cronisti” e quella che deve essere la via da seguire oggi. “Un tempo eri tanto più bravo quanti più dettagli pubblicavi. Io dico che questo spesso ci ha fatto fare errori gravissimi. Non tutto è indispensabile”. Leggendo i giornali di mercoledì 25 aprile, l’impressione è che i giornalisti abbiano “creduto” all’ordinanza e che, tutto sommato, si prosegua su questa strada: c’è chi ha scelto di stare dalla parte dei genitori, c’è chi ora è più cauto, c’è chi continua a non credere alle accuse. “La cronaca non dovrebbe mai essere faziosa – commenta Roidi – invece, ad esempio, da anni ormai giornalisti e, di conseguenza, opinione pubblica, sono divisi tra chi crede alla Franzoni e chi no. Mi sembra che si stia correndo lo stesso rischio”.



Servizio collegato:
Il Giornale e La Repubblica, parlano due cronisti