| 
Attenzione al “popolo” delle partite Iva e delle piccole
e medie imprese, meno statalismo e più meritocrazia, una
informazione economica libera dall’influenza dei grandi gruppi
finanziari. Ecco in sintesi la filosofia di LiberoMercato,
allegato a Libero da giovedì 3 maggio.
L’idea di creare un dorso economico è di Vittorio
Feltri che la coltivava fin dal 1996, quando ancora dirigeva
Il Giornale. L’intenzione si è concretizzata
a novembre dell’anno scorso, quando Oscar Giannino,
già vicedirettore di Finanza e Mercati, ha dato
la sua disponibilità a dirigere il nuovo quotidiano.
Siamo andati a vedere come il progetto è stato realizzato.
La struttura
Il giornale si articola in tre sezioni: Italia, Oceani e
Borsa.
Italia è la sezione più corposa,
occupa tredici pagine e ospita due rubriche fisse:
• “La Giornata”, a pagina 3,
dedicata ai dati di chiusura di Piazza Affari e delle principali
borse valori straniere, illustra l’andamento dei tre titoli
che hanno registrato variazioni più significative;
• “Pubblico & Privato”, a
pagina 13, invece, raccoglie in ordine alfabetico tutte le brevi.
Le notizie sono di carattere finanziario, ma riguardano anche gli
enti pubblici, le politiche europee e le statistiche. “Non
vogliamo trattare le brevi come un riempitivo – spiega Giuliano
Zulin, redattore dell’ufficio centrale – come
fanno altrove dove le relegano in tre righe. Noi gli diamo una bella
vetrina e un po’ più di spazio”.
L’attenzione si concentra soprattutto su argomenti di politica
economica: imposte, Tfr, andamento delle aziende pubbliche
e scandali finanziari non ancora conclusi, a cui vengono dedicate
intere pagine o tagli molto ampi. Per contro, le notizie che riguardano
più specificamente l’alta finanza sono poco numerose.
Il pubblico che LiberoMercato vuole raggiungere,
infatti, è composto da lavoratori autonomi, commercianti
e artigiani. “Vogliamo dar voce a quei 4-5 milioni di imprenditori
e liberi professionisti che non trovano spazio sulle pagine del
Sole24Ore” spiega Giuliano Zulin.
Oceani, invece, è la sezione che contiene
le notizie sul resto del mondo e occupa tre pagine (da pagina 14
a pagina 16). Il taglio dei contenuti è strettamente economico
perché la politica estera e gli avvenimenti di altri Paesi
sono trattati già da Libero.
Infine, Borsa (da pagina 18 a pagina 22) ospita
gli indici di Piazza Affari, le quotazioni del mercato azionario,
dei fondi di investimento e dei titoli di Stato.
La prima pagina
La scelta di LiberoMercato è di aprire con due soli
argomenti, che si concludono nell’ultima pagina, “due
sui quali magari le altre testate non aprirebbero mai: è
il punto di vista nostro, ciò che gli altri non hanno. Non
abbastanza almeno”, chiarisce l’editoriale.
Il primo numero apre con il possibile patteggiamento per gli imputati
del caso Parmalat e commenta nel taglio basso la
proposta delle banche di regolamentare l’uso della commissione
di massimo scoperto, che il provvedimento Bersani dovrebbe cancellare.
Una decisione che non trova riscontro sulle prime pagine di Sole24Ore
e MilanoFinanza. Il quotidiano di Ferruccio De
Bortoli, infatti, apre con il seguito della vicenda Telecom
– Telefonica e l’accordo tra banche e consumatori per
la diminuzione delle penali in caso di estinzione anticipata dei
mutui, mentre MilanoFinanza si concentra sull’offerta di Rupert
Murdoch per l’acquisto del gruppo Dow Jones.
Le pagine interne
“Negli altri giornali su certe notizie ormai ‘passate’
danno solo una breve – racconta Zulin - mentre noi ne parliamo
più diffusamente e vogliamo evitare che certi casi
vadano nel dimenticatoio come avviene sugli altri media,
perché i problemi delle persone coinvolte restano”.
Questo è uno dei principi che guida la selezione degli argomenti:
così, dopo l’apertura su Parmalat, a pagina 6 ritorna
il caso Fiorani con Piero Giarda (presidente della Banca Popolare
Italiana) che potrebbe intentare una causa per danni nei confronti
“di consiglieri e sindaci dell’era Fiorani”, notizia
che non trova eco nel resto della stampa economica.
L’opposizione all’intervento pubblico in economia
prende corpo a pagina 3. “Il Tesoro sbugiarda le Fs mangiasoldi”
di Leo Soto, classifica come ingiustificata la richiesta di maggiori
risorse pubbliche, dato che “il gruppo ferroviario ha incassato
molti più fondi dei periodi precedenti”. Mentre MilanoFinanza
non ne fa menzione, il Sole24Ore si occupa di Ferrovie,
in taglio basso a pagina 17, solo per segnalare una polemica politica
relativa alla riconferma del consiglio di amministrazione.
LiberoMercato è favorevole alla realizzazione di
grandi opere infrastrutturali e propone, perciò,
un’intervista ad Alberto Lina (amministratore delegato di
Impregilo) sulla situazione italiana, destinando una breve alla
possibile fusione di Impregilo con Astaldi, mentre il Sole
dedica alla cronaca dell’operazione la prima pagina di “Finanza
& Mercati”.
L’esordio di LiberoMercato è caratterizzato
dall’attacco ai suoi diretti concorrenti, accusati di conflitto
d’interesse per la presenza tra gli editori di banche
d’affari e di enti come Confindustria, protagonisti della
scena economica. “Assetti proprietari centrali nell’editoria
italiana impediscono di credere a un’informazione
economica non diciamo cristallina, ma almeno decente”, scrive
Raffaele Servida a pagina 8, sul supposto appoggio che Corriere
della Sera e Sole24Ore avrebbero dato a Banca Intesa
nel caso Telecom. Atteggiamento che si rifà all’editoriale
di Giannino: “Le banche editano giornali – che si autocensurano
-, decidono chi controlla Telecom, quando l’italianità
è da difendere e quando no”.
Questa tematica viene dunque utilizzata per l’autopromozione
del giornale che così si chiama fuori dal sistema editoriale
esistente, proponendosi come un punto di riferimento alternativo
per i lettori.
Il quotidiano manca di una chiara divisione tra i commenti e la
presentazione dei fatti. La tendenza dei giornalisti è di
titolare e concludere gli articoli proponendo al lettore valutazioni
e opinioni personali, ricalcando lo stile di Libero.
Così accade che parlando della riforma del Tfr (su LiberoMercato
del 3 maggio, pagina 2) l’articolo sia intitolato “Attenti
al Tfr, chi tace non cambia più”, o che il giorno dopo
l’approfondimento sui programmi economici dei candidati alla
presidenza francese si concluda così: “In sintesi,
e a nostro giudizio, sul piano della gestione dell’economia,
il candidato Sarkozy è ovviamente preferibile alla Royal,
ma siamo ancora molto lontani da quella rivoluzione liberista che
attendiamo nel cuore dell’Europa”.
Il risultato di tutto ciò è un dialogo diretto con
i lettori attraverso il racconto di un’economia “cucita”
intorno al proprio pubblico. Del resto, a LiberoMercato
affermano: “Si tratta più di tifosi che di lettori,
un seguito di fedelissimi legati a Feltri”.
Servizio collegato:
"LiberoMercato" in sintesi
Guida alla rete:
Libero
IlSole24Ore
MilanoFinanza
(7 maggio 2007) |