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Vanity Fair e Io Donna sono al quinto e sesto posto della classifica di MSF

Guerre e crisi umanitarie?
Sul femminile del fine settimana

di Serena Saporito


Medici Senza Frontiere scopre che alcuni periodici femminili sono tra le testate più attente alle crisi umanitarie che altri ignorano. Ma se manca la foto giusta, la notizia non esce.

 

Inchieste sulla vita moderna, consigli di moda, viaggi. Non solo di questo si occupano i giornali femminili. Sfogliando le loro pagine capita anche di leggere di notizie che i grandi quotidiani dimenticano di trattare. Anzi, alcuni femminili italiani sono tra i periodici più attenti alle crisi dimenticate. Il dato emerge dal rapporto annuale di Medici senza frontiere. Mentre negli anni passati l’associazione aveva analizzato i tg della tv generalista, per la prima volta quest’anno ha esaminato anche la stampa scritta italiana, con una rassegna di tutti i pezzi dedicati a crisi umanitarie e guerre dimenticate.

Gli articoli di 22 quotidiani, 13 periodici e i pezzi dei telegiornali dedicati nel 2006 alle notizie-crisi sono stati contati uno per uno, in modo da ottenere tre classifiche del grado di “attenzione” delle testate giornalistiche. In entrambe le classifiche di quotidiani e periodici, le testate cattoliche, Avvenire e Famiglia cristiana, occupano la prima posizione. Nella classifica dei periodici, dopo i due grandi news magazine Panorama e Espresso e Il Venerdì di Repubblica, sorprendentemente, vengono due periodici femminili: Vanity Fair e Io Donna, rispettivamente al quinto e sesto posto.

C’è però una differenza tra i due. Se Vanity Fair ha dedicato un numero maggiore di articoli alle notizie-crisi, Io-Donna però ha scritto di più sulle crisi più dimenticate a livello internazionale, inserite nella “top ten” che ogni anno individua Medici senza frontiere (Per il 2006: civili in fuga nella Repubblica Centraficana; aumento dei morti per la Tbc; Cecenia, sofferenze dei civili in Sri Lanka, malnutrizione; Congo; Somalia; terrore in Colombia; violenza ad Haiti; scontri nell’India centrale). A questi argomenti il femminile del Corriere della Sera ha dedicato quattro articoli: lo stesso numero, per capirsi, dell’inserto di approfondimento della Stampa, Specchio.

“L’attenzione delle riviste femminili ha stupito positivamente anche noi” dice Andrea Pontiroli, Ufficio Stampa di Msf. “Si tratta di un dato rilevante in un contesto, quello italiano, molto meno attento alle questioni umanitarie degli altri paesi europei, Francia, Svizzera e Spagna per esempio”.

I femminili, però, devono fare i conti con dei limiti quando si occupano di certi argomenti. La forma prediletta, per la natura stessa di quei giornali, è il reportage fotografico: le immagini, dunque, risultano spesso condizionanti.

“A volte ci si imbatte in storie bellissime, ma se il servizio fotografico che le accompagna non è all’altezza, dobbiamo rinunciare a trattarle - spiega Niccolò D’Aquino redattore di Io Donna - Siamo meno condizionati da questo aspetto, invece, col sociale italiano, di cui ci occupiamo in un luogo a parte del giornale, le rubriche. Lì le foto smettono di contare”.

D’Aquino, ad esempio, è stato uno dei pochi ad occuparsi della crisi di Haiti, che da tempo versa nel caos per i conflitti tra gruppi locali e forze dell’ordine delle Nazioni Unite. “Ci occupiamo di quei temi a partire dalla storia, da una persona, senza mai dargli un taglio generico. Della crisi haitiana mi sono occupato parlando della storia dei ragazzi abbandonati delle favelas, mostrando come vivono in un mondo dove vigono leggi non scritte”.

Confrontando i numeri si comprende l’attenzione non da poco dei femminili. Famiglia cristiana nel 2006 ha dedicato alle crisi umanitarie166 articoli; Panorama 124; Il Venerdì 106; l’Espresso 104. Vanity Fair e Io Donna sono rispettivamente a quota 81 e 70.

L’impegno dei femminili sembra in contrasto con la loro presunta “leggerezza”. Spiega Alessandra Baduel, di D, La Repubblica delle Donne: “Non credo ci si debba sorprendere se ci occupiamo di certi argomenti che non compaiono sui quotidiani: il periodico ha un ruolo di approfondimento. In passato – parlo di quando è nato il giornale, circa dieci anni fa – è capitato di ricevere proteste da parte dei lettori per l’accostamento alla pubblicità di temi e immagini scottanti. Oggi questo non avviene più, perché i lettori hanno capito che il giornale vive grazie alla pubblicità”.

Anche per i prossimi numeri ci sono in cantiere storie poco conosciute “Un tema di cui mi sto occupando adesso – spiega Niccolò d’Aquino – è la Birmania, che incontra dei seri problemi con l’acqua. Non un problema di siccità, ma la difficoltà dovuta al pessimo utilizzo delle risorse idriche in allevamento e agricoltura da parte della popolazione”.

 

 

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