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Da Venezia a Catania
l'università è on air

di Elisa Anzolin


Lo sviluppo delle radio universitarie in Italia è un fenomeno recente, ma in continua espansione. Oggi sono ventuno e vi collaborano centinaia di studenti, da nord a sud. Per incentivare la formazione di emittenti radiofoniche d'ateneo, Radio 24 ha promosso “UnyOnAir”.

 

“Salve a tutti, bentornati a Onde Erasmus”. Sono le 11 e, come ogni lunedì, su Radio Luiss va in onda il programma di Oscar e Francesca sugli studenti Erasmus e sulle città meta del programma di scambio europeo. Era settembre 2006 quando questi due studenti della Luiss di Roma si sono presentati alla nascente radio e hanno proposto un magazine su questo tema. Detto fatto. L’idea è stata accolta, Oscar e Francesca hanno seguito un mini corso di formazione e hanno iniziato a trasmettere.

È questo, forse, il tratto distintivo delle radio universitarie. Radio per studenti fatte da studenti, pronte ad accogliere le proposte più diverse. La programmazione è interamente gestita dagli universitari, che si trasformano in giornalisti, tecnici, conduttori e dj. Se la musica è l’ingrediente principale, non mancano i programmi di informazione e intrattenimento. E per gli ascoltatori, in quasi tutti i casi, il vantaggio della assenza di pubblicità.

La prima era stata Facoltà di Frequenza, l’emittente dell’ateneo di Siena. Era il 2000. Da allora, le radio universitarie si sono moltiplicate, e oggi ce ne sono 21 in tutta Italia. Una realtà in continua espansione, anche grazie alla diffusione di internet (la maggior parte sono infatti web-radio), che ormai coinvolge centinaia di studenti, da nord a sud. Roma è la città che conta più emittenti: Radio Sapienza, Radio Luiss, Radio Roma Tre e Radio Tor Vergata. A Milano, invece, c’è una sola emittente, quella della Bicocca, ma altre due sono in arrivo, alla Statale e al Politecnico. Spicca inoltre l’assenza di radio d’ateneo in una grande città universitaria come Bologna.

Sul fenomeno delle emittenti universitarie ha scommesso anche Radio 24, che l’anno scorso ha lanciato il progetto “UnyOnAir – Una radio per ogni ateneo”. “Il media radiofonico – spiega Michela Pelosi, coordinatrice dell’iniziativa – sta vivendo una nuova giovinezza, con una crescita di pubblico che si avvia verso i 40 milioni di ascoltatori giornalieri”. “UnyOnAir – continua – nasce proprio come progetto formativo per gli universitari, per dare spazio alle loro aspirazioni in campo radiofonico mettendoli in grado di sviluppare le prime esperienze in questo settore”. Gli studenti più meritevoli avranno la possibilità di fare uno stage a radio 24 e i format più originali andranno in onda sulle frequenze nazionali.

Al progetto hanno partecipato 37 università. Ogni ateneo ha inviato cinque studenti a seguire un corso di formazione negli studi di Radio 24 a Milano, dove professionisti del settore hanno spiegato e mostrato come si crea e si gestisce una webradio: dagli aspetti tecnici a quelli organizzativi, dalle news alle scelte musicali. Finora, però, solo quattro delle università che hanno preso parte a UnyOnAir (Urbino, Venezia, Salerno, Milano-Bicocca) hanno dato vita a una nuova emittente.

“L’anno scorso cinque di noi hanno partecipato al progetto di Radio 24 - spiega Mattia Fadda, 24 anni, studente di Sociologia della Multimedialità e station manager di Radio Urca di Urbino– e lo scorso 13 ottobre abbiamo iniziato le trasmissioni. In meno di tre mesi abbiamo acquisito l’attrezzatura, allestito lo studio e trovato molti studenti disposti a partecipare”. Il tutto per una spesa abbastanza modesta: diecimila euro, necessari per acquistare la strumentazione, i software, e per pagare i diritti a Siae (1200 euro all'anno) e alla Società Consortile Fonografici (750 euro all'anno).

Molte radio sono finanziate direttamente dall’Ateneo, altre dall’Ente per il diritto allo studio (Ersu), altre ancora nascono dall’iniziativa di alcuni studenti che, riunitisi in associazione, chiedono un finanziamento. Rari sono i casi di emittenti che ricorrono alla pubblicità: l’unica che attualmente gode di alcuni importanti sponsor, come Enel e Telecom, è Radio Luiss di Roma. “La nostra radio – spiega Alessandro Cavalera, 22 anni, studente di Economia e responsabile della sezione Marketing dell’emittente – si è completamente autofinanziata. L’università ci ha concesso gli spazi, ma non ci ha dato nemmeno un euro”. Gli sponsor appaiono sul sito - Radio Luiss è infatti una web radio – e da qualche tempo va in onda anche qualche spot pubblicitario.

Per dare voce alle radio universitarie, che alcuni hanno accostato alle radio libere degli anni Settanta, nel 2006 è nato Raduni, il primo network nazionale che riunisce 14 radio d’ateneo. “Raduni – spiega Romeo Perrotta, presidente dell’associazione e direttore di Facoltà di Frequenza dal 2001 al 2004 – è una piattaforma per lo scambio di informazioni e di risorse, che permette alle radio di fare rete e di partecipare a progetti più ampi e complessi”. Uno di questi è Raduni News, un giornale radio sull’università e tutto ciò che ci ruota attorno creato in collaborazione tra una decina di radio e trasmesso contemporaneamente da tutte le emittenti universitarie che partecipano al progetto ogni mercoledì sera.

Lavorare in una radio universitaria può essere anche l’occasione per crescere professionalmente. Marco Scalas, collaboratore di Facoltà Frequenza dal 2004, ora collabora nella redazione giornalistica di una radio locale di Siena. “E’ stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita. Sono entrato in radio con un tirocinio – spiega Salas – e ora ho capito che è questo lavoro che voglio fare nella vita”. Ancora meglio è andata a Mattia Nocchi che, dopo essere stato station manager a Facoltà di Frequenza per due anni, è ora approdato a Radio 24, nella redazione della "Zanzara". "L'esperienza in una radio universitaria è stata senza dubbio utile - spiega - perchè ti permette di partire con qualche conoscenza in più rispetto agli altri".