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Coraggiosi,
ambiziosi, complici di un potere, molto spesso in pericolo,
quasi sempre idealisti e virtuosi. Chi è andato al
cinema negli ultimi anni ha visto il giornalista rappresentato
così.
(nella foto: il personaggio di Edward
Morrow interpretato da David Strathairn nel film Good night,
and good luck) |
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“Non discendiamo da uomini che hanno avuto paura di scrivere,
di parlare, di associarsi, e di difendere cause che in un primo
momento erano impopolari”. Con queste parole il giornalista
televisivo Edward Murrow introdusse nel 1953 le
trasmissioni di See It Now in cui prese posizione contro
il maccartismo, la caccia alle streghe intrapresa dal senatore McCarthy
contro coloro che erano considerati vicini al “comunismo”.
Magro, severo, elegante, occhi malinconici, gesti bruschi, l’eterna
sigaretta accesa, il personaggio interpretato da David Strathairn
(premiato al Festival di Venezia 2005) saluta gli spettatori
con “Good night, and good luck”, il titolo del più
recente dei “newspaper movies”, diretto da George
Clooney, è uno dei tanti consacrati al mito del
giornalista anni ’50.
Abbiamo passato in rassegna tredici film che prodotti negli ultimi
tre anni hanno come protagonisti dei giornalisti: uno italiano,
uno rumeno e undici americani. Chi è andato al cinema negli
ultimi anni ha avuto davanti agli occhi l’immagine di reporter
coraggiosi che conducono con determinazione indagini complicate
a fianco della polizia, o che mettono a rischio la stessa vita o
la carriera per portare a termine il proprio mestiere. E' questa
anche l'immagine classica che il cinema trasmette del giornalista,
dopotutto.
Il cronista che tutti vorrebbero vedere infatti è Clark
Kent, secondo Roberto Silvestri, critico cinematografico
de Il Manifesto “Superman è il reporter ideale.
L’uomo onesto che “vede” al di là di ogni
barriera, che conosce verità nascoste (la sua stessa identità),
ma che amministra questo vantaggio in modo giusto e inflessibile”.
Kent – la cui saga continua nelle sale cinematografiche con
Superman Returns – è il simbolo della stampa
americana degli anni ’50, che si strappa via il bavaglio,
attacca i poteri forti, che agisce nella convinzione che una buona
inchiesta basti a rovesciare gli ingiusti e a salvaguardare la democrazia.
Ma il kryptoniano non è che una mosca bianca nel panorama
generale.
“Fino a qualche anno fa il reporter del grande schermo era
un virtuoso. Ora è un complice. Nel caso contrario è
in pericolo”. Per il critico del Manifesto l’ascesa
vertiginosa delle violenze ai danni dei giornalisti, e la sfiducia
dell’opinione pubblica nei confronti di quest’ultimi,
si sono riversate direttamente nelle pellicole, un esempio è
il caso della giornalista televisiva interpretata da Meryl
Streep in Leoni per Agnelli di Robert Redford.
Tipica figura del reporter rappresentato nelle pellicole statunitensi
è un liberal progressista alla ricerca della verità.
Nel film intervista in esclusiva il giovane e rampante senatore
repubblicano (interpretato da Tom Cruise) che vuole
indurla a sostenere un piano militare in Afghanistan, occasione
di propaganda sicura. Si ribella al proprio direttore e non scende
a patti con il potere politico: il servizio televisivo va comunque
in onda, ma lei rifiuta di firmarlo; in definitiva “si confronta
con la connivenza del giornalismo e ne rimane schiacciata”,
commenta Silvestri.
Una mancanza di fiducia nel giornalismo sembra uscire fuori anche
dal film italiano La giusta distanza di Carlo Mazzacurati.
Solo trasgredendo la regola che il direttore del suo giornale gli
suggerisce, quella della “giusta distanza” appunto,
né indifferenza né coinvolgimento, seguendo una sua
personale tensione morale il giornalista diciottenne Giovanni riuscirà
a riportare le indagini giudiziarie che stavano accusando un innocente,
nella giusta direzione. “Riesce a provare la verità
e riportare la giustizia nel paese dei giudizi scontati”,
come si legge nella recensione del sito MyMovies. Abbiamo
sentito il regista che ha preferito come architrave della vicenda
un giovane reporter: “Ho scelto un ragazzo perché a
quell’età si conserva una certa purezza - ha detto
Mazzacurati - e la voglia di scoprire. C’è sicuramente
nel mio personaggio una buona dose di eticità tipicamente
giovanile”.
Giovanni segue le indagini come fosse un investigatore. Si inserisce
nel ruolo classico che la figura del giornalista ha nel cinema.
Il reporter è un po’ come il detective, “permette
il dipanarsi della vicenda, della matassa narrativa”, spiega
il critico cinematografico Fabio Melelli . E’
un supplente dell’investigatore.
Ne sono un esempio anche i giornalisti del thriller Zodiac
di David Fincher, che seguono le tracce di un pericoloso
killer, affiancando il lavoro dei poliziotti. Jake Gyllenhaal
è nel film un frustato vignettista e Robert Downey
Jr. (attore anche in Good night and good luck) è
una stella nascente della cronaca nera del San Francisco Chronicle.
Dal thriller alla commedia, anche il personaggio protagonista di
Scoop di Woody Allen, disegnato su Scalett
Johansson, sulle tracce di un serial killer aiutata da
un fantasma e da un mago.
Investigatrice, ma anche idealista e appassionata, è Maddy
Bowen (Jennifer Connelly), del film Blood Diamond
di Edward Zwick, candidato all'Oscar per l'interpretazione
di Leonardo Di Caprio. La reporter americana del
film è a caccia di verità sul traffico di diamanti
e sull'arruolamento di bambini soldato, risveglia la coscienza di
un ex mercenario della Rhodesia (Di Caprio) che finisce per aiutare
un pescatore alla ricerca del figlio rapito.
Se Blood Diamond si basa su una contesto verosimile, di
altro impatto emotivo è A Mighty Heart - Un cuore grande,
diretto da Michael Winterbottom, interpretato da
Angelina Jolie, prodotto da Brad Pitt.
Avversato da molta critica (per Alberto Crespi
dell'Unità “il film è teso, nervoso
e modesto, un instant-movie in ritardo di 5 anni”) è
la storia di Daniel Pearl, il giornalista del Wall
Street Journal rapito e decapitato in Pakistan nel gennaio
2002. Dal film non viene fuori la figura di un eroe ma di un professionista
che con tutte le precauzioni del caso stava facendo il suo lavoro.
Giornalista figura in pericolo, dicevamo, o complice di un potere.
Come è, se vogliamo, anche Andy Sachs (Anne Hathaway),
la cenerentola di Il diavolo veste Prada diretto da David
Frankel, complice del nevrotico mondo della moda. Sogna
il giornalismo d'impegno e si trova a fare la segretaria tuttofare
della direttrice della rivista Runaway (interpretata Meryl
Streep). Ma è prevista una redenzione: la ragazza rimane
per un po' incantata dall'ambiente, riuscirà a inserirsi
con successo dopo qualche tempo lascerà per diventare una
cronista, a sopresa, grazie all'aiuto della sua vecchia datrice
di lavoro.
Fuori dalla categoria giornalisti-investigatori-cercatori di verità,
per le personalità eccentriche che hanno, si collocano il
cinico e razzista reporter kazaco Borat (2006), che usa
il suo ruolo per porre domande imbarazzanti ai suoi interlocutori;
lo scrittore- giornalista Truman Capote (2005), parte da
un fatto di cronaca per raccogliere materiale per il suo romanzo.
Infine l'addetto stampa della Big Tobacco Naylor (Aaron
Eckart) del film Thank you for smoking (2005),
con una loquacità ammirevole cerca di convincere i suoi detrattori
che fumare non è così negativo.
Nell’annuario dei film del 2006 c'è anche un film
rumeno dal titolo A est di Bucarest del regista Corneliu
Porumboiu, che ha vinto la Camera d’Or al Festival
di Cannes 2006. Il giornalismo in questo film è l’ambientazione,
siamo in una trasmissione televisiva dove ci si interroga su cosa
realmente è accaduto in quel giorno di rivoluzione di Ceascescu.
Secondo la critica di Massimo Lastrucci (Ciak,
ottobre 2006): “Commedia, immagini documentarie e impossibilità
di trovare la verità nella storia convivono in questo primo
lungometraggio di Corneliu Porumboiu (due corti in curriculum) che
ha usato intelligentemente povertà di mezzi e di contesto,
per aggiungere acidità e umorismo acre a un quadro di insieme
decisamente amaro”.
Servizio collegato:
Il giornalista al cinema: locandine,
sinossi, trailer
Guida alla rete:
Film.tv
Recensioni, critica, cast e forum su MyMovies.it
The image of the journalist in popular culture, una
rivista accademica on line che analizza la figura del giornalista
nei film
The internet movie database (Imdb)
(18 gennaio 2008) |