|
Slovenia:
i redattori dei giornali indipendenti lamentano continue interferenze
del governo di centro destra nei media. Ma gli sloveni di
Italia mettono in guardia: è un virus che contagia
le giovani democrazie.
(Nella foto: la petizione firmata da 571 giornalisti slovenia
per denunciare le ingerenze dell'esecutivo
al potere dal 2004)
|
|
Antisa Korljan e Grega Retop,
capo redattori delle due testate indipendenti Dnevnik,
secondo quotidiano del paese, e Mladina, settimanale di
approfondimento politico, non hanno dubbi. C’è un solo
modo per esser liberi dal controllo del governo in Slovenia: sperare
che il proprio editore non faccia affari con il premier Janez
Janša. I due non hanno mai sentito un esponente del
governo dire cosa scrivere e quando scriverlo. Ma hanno visto le
compagnie a partecipazione statale recedere progressivamente dai
contratti pubblicitari e giornalisti epurati da altre redazioni
bussare alla loro porta.
L’ingerenza del governo guidato da Janša
, campione della resistenza anti-comunista durante il regime di
Tito, è stata denunciata a ottobre da 571 giornalisti delle
maggiori testate nazionali slovene. I professionisti dell’informazione
del piccolo Paese d’oltralpe hanno firmato una petizione per
far conoscere un situazione secondo loro pericolosa. “Il governo
di centrodestra ha iniziato a manipolare le quote di capitale statale
nelle maggiori imprese slovene comproprietarie dei mezzi d’informazione”
scrivono i giornalisti. E con i nuovi assetti editoriali sono arrivate
anche le
censure : “ modifica dei contenuti degli articoli, limitazione
imposta sui temi politicamente delicati e divieto di pubblicare
commenti di opinion makers invisi al governo”.
Un problema ancor più grave visto che la Slovenia è,
dal gennaio 2008, presidente di turno dell’Unione europea.
I firmatari si chiedono: una nazione dove la stampa è imbavagliata
e dove la longa manus del governo controlla i principali media nazionali,
è pronta a rappresentare la comunità europea? I giornalisti
affermano che in vista del mandato Ue Janša
ha contenuto molto i suoi attacchi diretti. Ma le pressioni indirette
rimangono. E forti.
Retop e Korljan la petizione
l’hanno firmata anche se questi problemi riguardano solo in
parte le loro redazioni. Gli editori di Dnevnik e Mladina
non sono esponenti del governo né sono legati ai manager
con cui Janša fa affari.“ Siamo indipendenti
semplicemente perché non riceviamo soldi dallo Stato –
dice Antisa Korljan, capo redattore del Dnevnik
- né direttamente né indirettamente. Ma anche noi
abbiamo problemi. Il governo ha proibito alle compagnie statali,
molto numerose in Slovenia, di far pubblicità sul nostro
giornale. E’ stato un duro colpo”.
La stessa tecnica è stata usata con Mladina, dove
Janša lavorava negli anni ’80. Ed è
proprio per gli articoli pubblicati sul settimanale che il premier
fu condannato dal regime di Tito a 18 mesi di carcere “ Un
anno e mezzo fa abbiamo dovuto ridimensionare la redazione e tagliare
gli stipendi – dice Retop, capo redattore
di Mladina e presidente dell’associazioni giornalisti
sloveni – perché gli spazi pubblicitari restavano invenduti.
Abbiamo dovuto anche trovare nuovi comproprietari per il settimanale,
che per metà è degli stessi redattori che ci lavorano
e per metà di privati. Due anni fa le pressioni del governo
sugli azionisti si sono fatte particolarmente forti, così
ci siamo rivolti a un’altra persona. E’ un italiano
di Gorizia”.
L’amicizia con i ‘Tajkuni’, gli oligarchi sloveni,
ha dato a Janša un'ampia libertà d’azione.
A dirlo non sono solo i media, ma anche la ex
segretaria di Stato per l’economia , Andrijana Starina Kosem.
In una lettera aperta del settembre 2007, la Kosem
ha spiegato come il premier, grazie ad una sorta di ‘baratto’,
si sia assicurato la fedeltà del primo quotidiano del Paese,
il Delo. La società Lasko, che controlla parte del
giornale, voleva gli assets del Mercator, distributore al dettaglio
di telefonia cellulare. Janša gli ha offerto
una parte della quota di proprietà dello stato in cambio
del controllo sulla linea editoriale. Poco dopo al Delo arrivò
una nuovo editore e 12 giornalisti si dimisero per protesta.
Ma non furono le uniche teste a saltare, altri giornalisti furono
esonerati: Sandi Frelih, conduttore del programma
radiofonico di approfondimento politico Studio ob 17, in
onda su Radio Slovenia; Bla Zgaga
e Matej Šurc, i due che per primi hanno firmato
la petizione dei 500; Mija Repov, Matija
Grah e Rok Kajzer del Delo e
Franco Juri del Primorske novice.
Gli sloveni d’Italia buttano però l’acqua sul
fuoco. Marco Acvar, giornalista della sede
slovena RAI di Trieste, inquadra la situazione rapportandola
alla nostra. “Se parliamo di ingerenze politiche – spiega
il redattore del Tgr del Friuli Venezia Giulia – quella del
governo italiano è molto maggiore rispetto a quella della
Slovenia”. Il problema dei media della giovane repubblica
balcanica è l’assenza di pluralismo e lo strapotere
di poche realtà consolidate. “La mancanza di una pluralità
di voci è la conseguenza del ristretto numero di giornali,
radio e tv che arrivano a un grande pubblico. Le testate che si
consolidarono negli anni della Jugoslavia unita la fanno da padrone,
mentre quelle nate nei primi anni ’90, subito dopo l’indipendenza,
erano deboli allora e lo sono anche oggi a distanza di 10-15 anni”.
Significativo è il caso di Slovenec, quotidiano
nato per opera delle maggiori forze “Demos” sostenitrici
dell’autonomia, che dopo 11 mesi ha dovuto chiudere i battenti.
“E’ vero, in Slovenia la situazione dei media non è
delle migliori. La ristrutturazione dell’assetto proprietario
di molte testate ha portato a casi di ingerenza delle forze politiche
nell’informazione” ci racconta Dusan Udovic,
direttore responsabile di Primorski Devnik, l’unico
quotidiano della minoranza slovena in Friuli Venezia Giulia. Due
redazioni, una a Trieste e una a Gorizia, 11.000 copie di tiratura
giornaliera, 18 giornalisti professionisti che ci lavorano: il giornale
arriva anche nelle zone slovene oltre confine. “La situazione
però non è così drammatica: alcuni colleghi
di Lubjana e Maribor mi hanno parlato di storture, ma esse rappresentano
l’eccezione e non la regola. Nei nostri confronti non c’è
mai stata ostilità: abbiamo delle pagine che riguardano gli
interni e la cronaca slovena, ma non siamo mai stati colpiti da
nessuna forma di censura”.
Guida alla rete:
Per
informazioni sull’intera area dell’ex jugoslavia
La
petizione dei giornalisti
Sito
del quotidiano Dnevnik
Sito
del settimanale Mladina
Sito
del quotidiano per la minoranza slovena in Italia Primorsky
Devnik
(31 gennaio 2008)
|