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Braccio di ferro sulla stampa
nel Paese presidente dell'UE

di Roberta Cifra e Valerio Mingarelli

 

Slovenia: i redattori dei giornali indipendenti lamentano continue interferenze del governo di centro destra nei media. Ma gli sloveni di Italia mettono in guardia: è un virus che contagia le giovani democrazie.

(Nella foto: la petizione firmata da 571 giornalisti slovenia per denunciare le ingerenze dell'esecutivo
al potere dal 2004)

 

Antisa Korljan e Grega Retopž, capo redattori delle due testate indipendenti Dnevnik, secondo quotidiano del paese, e Mladina, settimanale di approfondimento politico, non hanno dubbi. C’è un solo modo per esser liberi dal controllo del governo in Slovenia: sperare che il proprio editore non faccia affari con il premier Janez Janša. I due non hanno mai sentito un esponente del governo dire cosa scrivere e quando scriverlo. Ma hanno visto le compagnie a partecipazione statale recedere progressivamente dai contratti pubblicitari e giornalisti epurati da altre redazioni bussare alla loro porta.

L’ingerenza del governo guidato da Janša , campione della resistenza anti-comunista durante il regime di Tito, è stata denunciata a ottobre da 571 giornalisti delle maggiori testate nazionali slovene. I professionisti dell’informazione del piccolo Paese d’oltralpe hanno firmato una petizione per far conoscere un situazione secondo loro pericolosa. “Il governo di centrodestra ha iniziato a manipolare le quote di capitale statale nelle maggiori imprese slovene comproprietarie dei mezzi d’informazione” scrivono i giornalisti. E con i nuovi assetti editoriali sono arrivate anche le
censure : “ modifica dei contenuti degli articoli, limitazione imposta sui temi politicamente delicati e divieto di pubblicare commenti di opinion makers invisi al governo”.

Un problema ancor più grave visto che la Slovenia è, dal gennaio 2008, presidente di turno dell’Unione europea. I firmatari si chiedono: una nazione dove la stampa è imbavagliata e dove la longa manus del governo controlla i principali media nazionali, è pronta a rappresentare la comunità europea? I giornalisti affermano che in vista del mandato Ue Janša ha contenuto molto i suoi attacchi diretti. Ma le pressioni indirette rimangono. E forti.

Retopž e Korljan la petizione l’hanno firmata anche se questi problemi riguardano solo in parte le loro redazioni. Gli editori di Dnevnik e Mladina non sono esponenti del governo né sono legati ai manager con cui Janša fa affari.“ Siamo indipendenti semplicemente perché non riceviamo soldi dallo Stato – dice Antisa Korljan, capo redattore del Dnevnik - né direttamente né indirettamente. Ma anche noi abbiamo problemi. Il governo ha proibito alle compagnie statali, molto numerose in Slovenia, di far pubblicità sul nostro giornale. E’ stato un duro colpo”.

La stessa tecnica è stata usata con Mladina, dove Janša lavorava negli anni ’80. Ed è proprio per gli articoli pubblicati sul settimanale che il premier fu condannato dal regime di Tito a 18 mesi di carcere “ Un anno e mezzo fa abbiamo dovuto ridimensionare la redazione e tagliare gli stipendi – dice Retopž, capo redattore di Mladina e presidente dell’associazioni giornalisti sloveni – perché gli spazi pubblicitari restavano invenduti. Abbiamo dovuto anche trovare nuovi comproprietari per il settimanale, che per metà è degli stessi redattori che ci lavorano e per metà di privati. Due anni fa le pressioni del governo sugli azionisti si sono fatte particolarmente forti, così ci siamo rivolti a un’altra persona. E’ un italiano di Gorizia”.

L’amicizia con i ‘Tajkuni’, gli oligarchi sloveni, ha dato a Janša un'ampia libertà d’azione. A dirlo non sono solo i media, ma anche la ex segretaria di Stato per l’economia , Andrijana Starina Kosem. In una lettera aperta del settembre 2007, la Kosem ha spiegato come il premier, grazie ad una sorta di ‘baratto’, si sia assicurato la fedeltà del primo quotidiano del Paese, il Delo. La società Lasko, che controlla parte del giornale, voleva gli assets del Mercator, distributore al dettaglio di telefonia cellulare. Janša gli ha offerto una parte della quota di proprietà dello stato in cambio del controllo sulla linea editoriale. Poco dopo al Delo arrivò una nuovo editore e 12 giornalisti si dimisero per protesta.

Ma non furono le uniche teste a saltare, altri giornalisti furono esonerati: Sandi Frelih, conduttore del programma radiofonico di approfondimento politico Studio ob 17, in onda su Radio Slovenia; Blaž Zgaga e Matej Šurc, i due che per primi hanno firmato la petizione dei 500; Mija Repovž, Matija Grah e Rok Kajzer del Delo e Franco Juri del Primorske novice.

Gli sloveni d’Italia buttano però l’acqua sul fuoco. Marco Acvar, giornalista della sede slovena RAI di Trieste, inquadra la situazione rapportandola alla nostra. “Se parliamo di ingerenze politiche – spiega il redattore del Tgr del Friuli Venezia Giulia – quella del governo italiano è molto maggiore rispetto a quella della Slovenia”. Il problema dei media della giovane repubblica balcanica è l’assenza di pluralismo e lo strapotere di poche realtà consolidate. “La mancanza di una pluralità di voci è la conseguenza del ristretto numero di giornali, radio e tv che arrivano a un grande pubblico. Le testate che si consolidarono negli anni della Jugoslavia unita la fanno da padrone, mentre quelle nate nei primi anni ’90, subito dopo l’indipendenza, erano deboli allora e lo sono anche oggi a distanza di 10-15 anni”. Significativo è il caso di Slovenec, quotidiano nato per opera delle maggiori forze “Demos” sostenitrici dell’autonomia, che dopo 11 mesi ha dovuto chiudere i battenti.


“E’ vero, in Slovenia la situazione dei media non è delle migliori. La ristrutturazione dell’assetto proprietario di molte testate ha portato a casi di ingerenza delle forze politiche nell’informazione” ci racconta Dusan Udovic, direttore responsabile di Primorski Devnik, l’unico quotidiano della minoranza slovena in Friuli Venezia Giulia. Due redazioni, una a Trieste e una a Gorizia, 11.000 copie di tiratura giornaliera, 18 giornalisti professionisti che ci lavorano: il giornale arriva anche nelle zone slovene oltre confine. “La situazione però non è così drammatica: alcuni colleghi di Lubjana e Maribor mi hanno parlato di storture, ma esse rappresentano l’eccezione e non la regola. Nei nostri confronti non c’è mai stata ostilità: abbiamo delle pagine che riguardano gli interni e la cronaca slovena, ma non siamo mai stati colpiti da nessuna forma di censura”.